Omicidio Khashoggi, procura Riad chiede 5 condanne a morte/ Usa, sanzioni contro funzionari sauditi

- Dario D'Angelo

Khashoggi, “ucciso con droga e poi fatto a pezzi”. La versione di Riad sulla morte del giornalista ucciso nel consolato saudita ad Istanbul: Usa annuncia sanzioni contro funzionari

Jamal Khashoggi
Jamal Khashoggi ucciso in Turchia (Facebook, 2018)

La procura saudita ha reso noti i risultati della sua inchiesta sul misterioso omicidio del giornalista Khashoggi ed ha indicato anche i presunti colpevoli dell’indicibile assassinio. Si tratta di undici persone incriminate e per cinque di loro è stata chiesta la pena di morte. Tra i responsabili ci sarebbero il vice capo dell’intelligence, Ahmed al Assiri, e il consigliere per i media Saud al Qahtani mentre è stato scagionato il principe Mohammed bin Salman sebbene i due alti funzionari siano sempre stati considerati i principali uomini di fiducia. Le ultimissime notizie relative al caso Khashoggi, vedrebbero però anche l’intervento degli Usa. Secondo quanto riportato da RaiNews, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Steve Mnuchin a proposito dell’omicidio del cronista saudita, ucciso nel consolato del proprio paese a Istanbul ha commentato: “I funzionari sauditi che stiamo sanzionando sono coinvolti nel ripugnante omicidio di Kashoggi e dovranno rispondere delle loro azioni”. Le sanzioni riguardano Saud Al-Qahtani, alto funzionario di Riad, e altri 16 sauditi, che sarebbero coinvolti nella pianificazione del delitto o in altri reati ad esso connesso. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

RIAD VUOLE GIUSTIZIARE GENERALE AHMED AL-ASSIRI

Novità importanti in merito al caso del giornalista Jamal Khashoggi. Il procuratore generale dell’Arabia Saudita nella giornata di oggi ha già ampiamente annunciato l’intenzione di chiedere la pena di morte per cinque delle undici persone sospettate dell’omicidio del cronista. Si tratta degli uomini che farebbero parte del commando che il 2 ottobre scorso attirò il giornalista dissidente in trappola facendolo accedere nel consolato saudita di Istanbul dal quale però non sarebbe mai uscito. Qui, anzi, Khashoggi sarebbe stato ucciso e fatto a pezzi. L’operazione sarebbe stata guidata dal numero 2 dell’Intelligence, il generale Ahmed al-Assiri. Quest’ultimo non è mai stato nominato esplicitamente ma si intuisce che possa rischiare concretamente la pena di morte. Al tempo stesso, Riad ha sempre escluso l’ipotesi che dietro l’omicidio di Khashoggi possano essere coinvolti anche i vertici politici del Regno, a partire dal principe ereditario Mohammed bin Salman. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

TURCHIA “VERSIONE NON SODDISFACENTE”

Proseguono le indagini in merito alla morte del povero Khashoggi, il giornalista del Washington Post ucciso all’interno del consolato saudita di Istanbul. Il procuratore di Riad, Saud al-Mojeb, ha oggi accusato un team di connazionali, anche se non meglio precisati. Difeso a spada a tratta invece il principe ereditario Mohammed Bin Salman, ritenuto totalmente estraneo ai fatti. Una versione che però non convince la Turchia, a cominciare dal ministro degli esteri Mevlut Cavusoglu, che ha parlato di dichiarazioni “non soddisfacenti”, aggiungendo che l’omicidio era premeditato e che il vero obiettivo era di uccidere fin da subito e poi fare a pezzi Khashoggi. Il ministro degli esteri ha chiesto che il processo dei 15 sospettati venga eseguito in Turchia: «Vogliamo sapere dove si trova il corpo del giornalista – ha aggiunto – hanno detto che Khashoggi e’ stato ucciso per aver opposto resistenza a un trasferimento in Arabia Saudita, ma fare un corpo a pezzi richiede mezzi e strumenti che loro avevano e che dimostrano che tutto era stato premeditato». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

OMICIDIO KHASHOGGI: NUOVI SVILUPPI

Arrivano sviluppi importanti rispetto a Jamal Khashoggi, il giornalista ucciso lo scorso 2 ottobre all’interno del consolato saudita ad Istanbul, in Turchia, in circostanze fino ad oggi rimaste poco chiare. Le pressioni internazionali delle ultime settimane sembrano però aver spinto l’Arabia Saudita ad un’accelerazione sul fronte delle indagini interne e in questo senso sono significative le dichiarazioni rilasciate oggi dal procuratore capo di Riad, Saud al Mojeb, secondo il quale – come riportato da TgCom24 – l’omicidio del giornalista dissidente è stato ordinato dal capo del team saudita inviato in Turchia per rimpatriare forzatamente Khashoggi. Secondo la versione della procura di Riad, Khashoggi sarebbe stato ucciso con una dose letale di droga. Una volta morto, l’uomo sarebbe stato smembrato, fatto a pezzi e portato fuori dal consolato saudita di Istanbul prima di essere consegnato ad un agente turco.

KHASHOGGI, RIAD CHIEDE PENA DI MORTE PER 5 PERSONE

Ma chi dovrà pagare per l’uccisione di Jamal Khashoggi nel consolato saudita ad Istanbul? La procura di Riad ha chiesto la pena di morte per 5 persone, ovvero i responsabili materiali della morte del giornalista, gli stessi che avrebbero consegnato il cadavere smembrato ad un complice locale, la cui identità non sarebbe stata ancora scoperta. Come riportato da Rai News, l’Arabia Saudita ha annunciato l’incriminazione per altri 6 sospetti nel caso dell’omicidio di Khashoggi. Ma la notizia più importante dal punto di vista politico, per quanto fosse da ritenere scontato un atteggiamento di questo tipo da parte di Riad, è la difesa del principe ereditario Mohammed Bin Salman, che secondo quanto dichiarato dall’ufficio del procuratore capo e riportato dall’Ansa “non era assolutamente a conoscenza dei piani” per l’uccisione del giornalista.

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