Eruzione vulcanica sottomarina: scoperta la più profonda/ Nell’oceano Pacifico a 4.000 metri sotto il mare

- Davide Giancristofaro Alberti

Eruzione vulcanica sottomarina: scoperta la più profonda. Si trova nell’oceano Pacifico a 4.000 metri sotto il livello del mare

Eruzione vulcanica sottomarina
Eruzione vulcanica

Eruzione vulcanica sottomarina. L’eruzione vulcanica marina più profonda, è stata scoperta negli scorsi giorni. E’ localizzata a oltre 4.000 metri sotto il livello del mare, e si trova nell’oceano Pacifico, nei pressi della Fossa delle Marianne. Come riferito dai colleghi dell’edizione online dell’agenzia Ansa, nel 2015, in quella parte del mondo, si è verificata un’enorme fuoriuscita di magma, che una volta entrato in contatto con l’acqua, ha dato vita ad una distesa di vetro vulcanico che si estende per ore 7 chilometri. Il geologo marino Bill Chadwick, parlando ai microfoni della rivista Journal Frontiers in Earth Science, ha spiegato: «Sappiamo che la maggior parte dell’attività vulcanica del mondo si svolge negli oceani, ma rimane per lo più inosservata e sconosciuta. I terremoti sottomarini associati a questo vulcanismo sono generalmente piccoli, e la maggior parte degli strumenti per la rilevazione si trova lontano, sulla terraferma. Molte di queste aree sono profonde e non lasciano alcun indizio in superficie. Tutto ciò rende le eruzioni sottomarine estremamente elusive».

ERUZIONE VULCANICA SOTTOMARINA

Eruzione vulcanica sottomarina. Ad individuare l’eruzione vulcanica da record presso la Fossa delle Marianne, era stato nel 2015 Sentry, un veicolo sottomarino a guida autonoma dell’organizzazione no-profit Woods Hole Oceanographic Institution. Dalle prime immagini si poteva notare la colata di vetro vulcanico ancora intonsa, come riferisce l’Ansa, e senza alcun sedimento; vicino, una fonte idrotermale che emetteva un liquido biancastro, chiaro indizio in merito alla presenza di lava calda. Nel 2016 il sito è stato quindi ulteriormente esplorato con altri due veicoli sottomarini, il Deep Discoverer del Noaa e il SuBastian dello Schmidt Ocean Institute, che hanno evidenziato segni di colonizzazione da parte di gamberi ed aragoste nell’aprile dello stesso anno, anche se mancavano ancora anemoni e spugne. Grazie all’eruzione si è creato un nuovo ecosistema popolato per diversi mesi dai crostacei, poi si è verificato un rapido declino, chiaro indizio in merito al fatto che l’eruzione era avvenuta prima della scoperta risalente al dicembre 2015.



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