TERZA GUERRA MONDIALE/ Mosca soffia sul fuoco dei separatisti, Kiev risponde con la sua Chiesa

Segnali di pericolosa escalation fra Russia e Ucraina, in cui Mosca sembra soffiare sul fuoco per provocare una guerra civile tra nazionalisti e separatisti di Kiev

01.12.2018 - int. Carlo Jean
Guerra nucleare, Vladimir Putin
Il presidente russo Vladimir Putin (LaPresse)

Divieto di accesso in Ucraina per tutti gli uomini di nazionalità russa di età compresa fra i 16 e i 60 anni. Motivo? Potrebbero (come già successo durante gli scontri armati all’inizio della crisi Ucraina-Russia) essere possibili aderenti alle milizie dei separatisti. Intanto Donald Trump ha annullato il previsto incontro con Putin al G20 con la spiegazione ufficiale che i russi non hanno ancora liberato i marinai ucraini arrestati durante lo scontro navale nel Mar di Azov. Segnali inquietanti, a cui Mosca ribatte dicendo che c’è il rischio di una guerra civile tra separatisti e nazionalisti ucraini. Rischio, è evidente a tutti, fortemente alimentato da Mosca stessa che soffia sul fuoco in vista delle elezioni ucraine del prossimo marzo per creare una situazione appunto di guerra civile. In questo quadro, fa notare Carlo Jean intervistato da ilsussidiario.net, ci sono due particolari di cui nessuno ha ancora tenuto conto: i sondaggi molto bassi che sta raccogliendo l’attuale presidente ucraino Petro Poroshenko  a favore dei partiti più nazionalisti in vista delle elezioni del prossimo marzo e lo scisma tra Chiesa ortodossa ucraina e quella russa: “La prima si è staccata da Mosca, un fatto inedito e molto grave, per legarsi a quella di Costantinopoli. Il perché dello scisma è motivato da una posizione sempre più nazionalista e antirussa da parte della Chiesa ucraina, che in questo modo lancia un segnale politico. Si sta preparando un periodo elettorale di cui è impossibile prevedere che piega prenderà”.

L’Ucraina ha vietato l’ingresso ai russi di età compresa fra i 16 e 60 anni motivandolo col fatto che potrebbero esserci tra di loro soldati russi, è un segno di escalation fra i due paesi?

E’ una logica reazione al fatto che i militari ucraini non siano ancora stati liberati e pure mostrati alla televisione russa. Il presidente ucraino deve dimostrarsi duro, deciso difensore del suo popolo anche in vista delle elezioni.

E’ d’accordo che quanto sta succedendo siano una serie di provocazioni russe per creare un clima interno in Ucraina di alta tensione? Lo stesso portavoce del ministero degli Esteri russo ha detto che c’è il rischio di una guerra civile.

Certamente, la Russia soffia sul fuoco interno, il presidente ucraino è accusato da molti di essere troppo remissivo, ma in fin dei conti sono misure che al momento lasciano il tempo che trovano.

Non c’è rischio di incidenti fra questi infiltrati tra le milizie indipendentiste e l’esercito ucraino? Non sarebbe la prima volta.

Incidenti e scontri ci sono sin da quando iniziò la crisi, e sono sempre continuati. Anche poche settimane fa nella regione separatista del Donbass se ne sono verificati diversi.

Una guerra civile che porterebbe vantaggi solo a Mosca. O no?

Di guerra civile al momento non ci sono segnali, non c’è una opposizione che sta portando in strada gli anti Poroshenko, non ci sono stati scontri almeno per ora. Certo, i prossimi mesi di campagna elettorale saranno a rischio incidenti e importanti per capire dove va l’Ucraina.

Trump ha annullato il previsto incontro con Putin al G20, che significato assume in questo quadro?

Anche qui si tratta di normale politica estera. Trump si rivolge soprattutto all’Europa, che appare disorientata per la sua dipendenza energetica dalla Russia. Ma anche quella di Trump è una mossa propagandistica, forse legata agli avvenimenti interni americani come il Russiagate, per far vedere che non si è collusi con Putin.

Il presidente ucraino che sostegno ha dal suo popolo in vista delle elezioni?

Gli ultimi sondaggi lo danno abbastanza perdente a favore degli elementi più nazionalisti. Un’altra cosa di cui tener conto è l’atteggiamento della Chiesa ucraina, che si è slegata dal patriarcato di Costantinopoli staccandosi da quella di Mosca, un fatto che non ha solo significati religiosi, ma fortemente politici. Se la Chiesa l’ha fatto significa che prende posizione nettamente a favore dell’Ucraina contro la Russia. E’ un segnale forte, le Chiese ortodosse si distinguono da quella cattolica per aver sempre preso posizioni politiche precise in grado di influenzare popolo e governanti allo stesso tempo.

(Paolo Vites)

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