Brexit, May vince mozione di sfiducia: niente voto di ratifica fino al 7 gennaio/ “Ue? No svolta immediata”

Brexit, salva May: mozione di sfiducia non passa, 200 voti a favore su 317, niente voto di ratifica fino al 7 gennaio. Premier Uk: “Ue? No svolta immediata”

12.12.2018, agg. il 13.12.2018 alle 17:41 - Niccolò Magnani
Theresa May
Theresa May (LaPresse)

E’ stato rinviato a gennaio il voto decisivo in Parlamento, con Theresa May che è riuscita ad evitare la sfiducia del suo partito sebbene oltre un terzo dei Tory si opponga all’accordo sulla Brexit. La premier britannica, arrivando al vertice dei capi di Stati e di Governo dell’Ue, ha evidenziato che non si aspetta «una svolta immediata», ma che spera «che si possa iniziare a lavorare il più presto possibile sulle rassicurazioni necessarie». Sul tema è intervenuta anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, ecco le sue parole: «Discuteremo su come andare avanti, ma abbiamo anche noi i nostri principi da rispettare. Non vedo come si possa modificare ancora l’accordo, ma possiamo fornire assicurazioni ulteriori. Saremo uniti e difenderemo i nostri interessi, fermo restando che vogliamo mantenere buone relazioni con il Regno Unito». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

NIENTE VOTO DI RATIFICA FINO AL 7 GENNAIO

La Premier May prende tempo fino al prossimo 7 gennaio: non ci sarà infatti alcun voto di ratifica sull’accordo siglato con l’Ue in merito alla Brexit, presso la Camera dei Comuni prima di gennaio. Lo ha confermato questa mattina l’ordine dei lavori presentato dal Ministro dei Rapporti con il Parlamento, Andrea Leadsom: inevitabile la furia delle opposizioni, Labour in testa, visto che il precedente voto doveva tenersi lo scorso 11 dicembre e ora viene ufficialmente rinviato almeno dopo l’Epifania. Il progetto della Premier Tory è chiaro: una volta aver vinto, non senza sacrifici, la mozione di sfiducia interna, ora vuole rinegoziare alcuni punti con l’Unione Europea per potersi presentate in Parlamento con un peso diverso. Al momento infatti qualsiasi voto di ratifica verrebbe bocciato da tutti i 117 che ieri hanno votato contro di lei nella mozione interna ai Tory: «Il governo ha appena confermato che non ci sarà il voto cruciale (sulla ratifica) prima di Natale e non è stato in grado di annunciare l’agenda dei lavori per la settimana successiva al 7 gennaio», annuncia l’ufficio del capogruppo Labour. Il problema è che da Bruxelles i messaggi non sono propri distensivi: domani nel Consiglio Europeo se ne parlerà eccome, ma le premesse non sono ideali per Londra, «L’Ue è pronta ad esaminare se qualsiasi altra rassicurazione possa essere data a Theresa May, ma tale rassicurazione non cambierà o entrerà in contraddizione con l’Accordo sulla Brexit», fanno sapere dalla Commissione Ue.

I TORY CONTINUANO A VOLER LE SUE DIMISSIONI

Non è ancora salva Theresa May. Nonostante la mozione di sfiducia post-Brexit non sia passata, con 200 deputati dei Tory a favore della Premier, e 117 sfavorevoli, i brexiters più oltrazionisti dello stesso partito conservatore non si considerano sconfitti, tutt’altro. I numeri emersi dalla votazione di ieri sera sono significativi, e di conseguenza il gruppo più “hard” dei Tory ha chiesto a gran voce le dimissioni del primo ministro britannico. Peter Bone, uno dei “falchi” storici, ha parlato così nelle scorse ore, commentando il risultato della mozione: «Se hai un terzo del tuo partito contro di te – si legge sull’edizione online dell’agenzia Ansa – e 150 di coloro che ti hanno dato la fiducia sono a libro paga”del governo come ministri, sottosegretari o altro, come credi di poter andare avanti?». La pensa più o meno allo stesso modo Jeremy Corbyn, il leader dell’opposizione, secondo cui il voto di ieri sera «non fa differenza per la vita delle persone. Il primo ministro ha perso la maggioranza in Parlamento, il suo governo è nel caos e non è in grado di portare a casa una Brexit che funzioni per il Paese e metta al primo posto l’economia». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

BREXITI: SALVA LA MAY DOPO MOZIONE DI SFIDUCIA

La leadership di Theresa May è salva. Dopo la mozione di sfiducia presentata da 48 “ribelli” la premier britannica è sopravvissuta all’agguato che poteva mettere a rischio non soltanto la guida dei Tories ma anche l’accordo per la Brexit. A votare per la conferma di Theresa May alla guida del Partito Conservatore sono stati 200 deputati su 317: uno in più dei 199 che le assegnarono la guida del partito nel 2016 dopo le dimissioni di David Cameron, seguite al referendum per la Brexit vinto dai “Leave”. Da capire nell’analisi del voto quanto abbia influito l’annuncio della May a ridosso del voto, con il primo ministro che ha confermato ad alcuni deputati Tory che non intende guidare il Tory Party alle prossime elezioni politiche. Almeno per un anno, però, la leadership in seno ai Conservatori di Theresa May non potrà essere messa in discussione. La Brexit, dopo stasera, è un po’ più vicina. (agg. di Dario D’Angelo)

MAY, “NON GUIDERO’ TORIES A ELEZIONI 2022”

Si gioca un’ultima, forse disperata, carta Theresa May: la premier britannica chiamata a fronteggiare la mozione di sfiducia presentata da 48 deputati Tories ha infatti annunciato che non si ricandiderà al ruolo di primo ministro alle prossime elezioni (da calendario previste nel 2022 salvo una caduta del governo) neanche nel caso in cui dovesse uscire indenne dalla votazione in corso. Si tratta con ogni probabilità di una mossa politica con cui la May tenta di assicurarsi in extremis i voti degli incerti e quelli dei tanti che sperano di prendere il suo posto alla guida del Partito conservatore e temono di vedersi chiuso ogni varco dalla May. La leadership, dunque, sarà contendibile, sostengono fonti parlamentari citate dai media britannici: basterà questa assicurazione a garantire alla premier Theresa May almeno un anno di tranquillità alla guida del Tory Party? (agg. di Dario D’Angelo)

COSA RISCHIA LONDRA

Mentre si avvicina sempre più il voto di questa sera a Londra, dall’Unione Europea non giungono sensazioni “positive” in merito a quanto potrebbe scatenarsi tanto sulla Brexit, quanto sui mercati internazionali per la possibile sfiducia alla premier May. «Si profila uno scenario da hard Brexit per la Gran Bretagna», spiegano fonti Ue rilanciate dalle agenzie inglesi. «La probabilità di uno scenario di mancato accordo sull’uscita di Londra dall’Europa cresce e per questo è un obbligo rafforzare la preparazione», rilanciano ancora i “rumors” che in queste ore si rincorrono, sulla stessa scia di quelli che davano come certo il rinvio del voto sulla Brexit due giorni fa in Parlamento a diverse ore ancora dalla ratifica. «Data la gravità della situazione nel Regno Unito, inizio la mia lettera di invito ai leader Ue al vertice di domani e venerdì con la Brexit. L’intenzione è di ascoltare la valutazione del primo ministro britannico, e dopo, di incontrarci a 27 per discutere della questione ed adottare le opportune conclusione», spiega il Presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, che poi conclude «il tempo sta per finire parleremo anche dello stato di preparazione per uno scenario di mancato accordo».

BORIS JOHNSON E RAAB “CANDIDATI” PREMIER

La Brexit rischia di rivelarsi un vero e proprio tornado per Theresa May. Il suo partito, i Tory, hanno chiesto la mozione di sfiducia nei suoi confronti, e questa sera, fra le 19 e le ore 21:00, si voterà per confermare o sfiduciare il primo ministro britannico. Affinché la mozione passi, serve almeno la metà dei voti dei 315 conservatori della Camera, ovvero, 158 voti (157 sarebbe “mezzo” in meno della metà). Nel caso in cui la mozione invece si chiudesse con esito negativo, quindi la May rimanesse in carica, bisognerà aspettare un altro anno affinché venga indetta una nuova “sfiducia”. Qualora il primo ministro venisse sconfitto, a quel punto dovrebbe dimettersi, e inizierà così l’elezione di un nuovo leader, operazione che secondo Graham Brady dovrebbe durare una decina di giorni, quindi forse in tempo per Natale o eventualmente per la fine del mese. A prendere il posto della May, potrebbe esservi uno fra gli ex ministri Boris Johnson e Dominic Raab, nonché i deputati conservatori Sajid Javid e Jacob Rees-Moog. Secondo Paddy Power, noto bookmaker, May ha buone chance di uscirne indenne. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

BREXIT, MOZIONE DI SFIDUCIA PER LA MAY “SI RISCHIA IL CAOS”

La Brexit rischia seriamente di far saltare la May. I Tory, il partito di cui la stessa premier fa parte, ha chiesto una mozione di sfiducia nei confronti del primo ministro, e di conseguenza c’è la possibilità che di qui a breve la Gran Bretagna rimanga senza primo ministro. Ma la May tiene duro, ed uscendo allo scoperto, commentando la vicenda, ha spiegato: «Un cambio di leadership nel Partito Conservatore – dice la May, come riporta Il Corriere della Seraadesso avrebbe conseguenze sull’accordo sulla Brexit, che un nuovo leader non avrebbe tempo di rinegoziare e metterebbe a rischio il futuro del Paese causando un’incertezza che non siamo in grado di sostenere». Se la May venisse sfiduciata si aprirebbe, come anticipato dalla stessa, una strada molto tortuosa per la Gran Bretagna, che entro marzo dovrà eleggere un nuovo premier e nel contempo trovare un eventuale accordo con l’Unione Europea. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

BREXIT, MAY: CHIESTA MOZIONE DI SFIDUCIA

A due giorni dal voto “evitato” in Parlamento per la ratifica dell’accordo con l’Ue sulla Brexit, la Premier Theresa May riceve il colpo forse da ko: una parte del suo stesso partito, i Tory, presentano una mozione di sfiducia contro la sua leadership nel Governo che verrà votata questa sera. La May aveva evitato, sollevando un immenso polverone alla Camera bassa, il voto sulla Brexit perché ha ammesso che avrebbe perso e il suo Governo sarebbe andato sotto per colpa dei suoi stessi compagni di partito: sperava in quel modo di poter avere più tempo per rinegoziare con Bruxelles nuovi elementi sui temi chiave come i confini irlandesi e gli accordi commerciali. I Tory però non ci stanno e i “ribelli conservatori” interni al partito (parte degli hard brexiters, come Johnsson, ma non solo) hanno raggiunto e mandato le 48 lettere di firma per presentare la mozione di sfiducia contro la propria stessa Premier, segnando così il caos definitivo in un Paese già dilaniato dalla divisione pro-contro l’uscita dall’Europa.

LA BREXIT E IL CAOS IN REGNO UNITO

L’ennesimo punto di svolta avverrà questa sera in Parlamento a Londra: se la May supera indenne il voto, rimane in sella per un anno (secondo le regole del partito Tory) e soprattutto rimane al Governo per provare a portare a casa il progetto Brexit. Ma se invece dovesse cadere stanotte, via dalla leadership del partito e soprattutto dimissioni “obbligate” dal Governo: a quel punto il Regno Unito si ritroverebbe senza un accordo vero per la Brexit e con la scelta sanguinosa di un nuovo Governo o, peggio ancora, di nuove elezioni politiche. Servono 158 voti stasera ai congiurati, su 315 parlamentari complessivi, per affondare la loro leader ormai sempre più odiata: la cifra non sarà facile da raggiungere, specie perché potrebbe esserci il “ricatto” del caos in cui piomberebbe la Gran Bretagna qualora anche il Governo May cadesse (dopo quello Cameron in seguito al referendum della Brexit, ndr), ma di certo l’opposizione interna alla Premier cresce ogni ora e giorno di più. «Mi batterò con tutte le forze per vincere anche questa sfida e continuare il percorso della Brexit», sono le prime parole di una battagliera ma sempre più assediata premier d’Inghilterra.

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