DIARIO USA/ Dal Minnesota all’Indonesia, la Bellezza è venuta a riempire il nostro deserto

Ovunque, in tutto il mondo, aspettavamo l’impossibile. E questo è accaduto: la Bellezza si è fatta carne per riempire la nostra vita

26.12.2018 - Riro Maniscalco
Protesta dei lavoratori davanti alla sede Amazon di Shakopee, Minnesota, il 14 dicembre scorso (LaPresse)

MINNESOTA — Sono lontano dalla frenesia, dal frastuono, dalle luci e colori, dalla cruda vivezza di New York city. Quando ti sei abituato a vivere nella Grande Mela tutto il resto del mondo sembra andare al rallentatore e con la sordina. Soprattutto quell’angolo di Minnesota dove sono, fatto di grandi spazi, di Mississippi River, di casette alla Charlie Brown sparse tra un lago (gelato) ed un altro (pure) e un cielo che sa sempre di neve, anche quando non la fa. E tanto silenzio, così tanto che persino le notizie sembrano far fatica ad arrivare, come fossero un’eco lontana: le dimissioni di Mattis, l’ennesimo Venerdì nero delle borse, Mueller e le sue indagini sulle intrusioni della Russia nei nostri affari, le solite minacce rivolte da Trump a chi gli capita davanti… per non dire dello tsunami in Indonesia o delle turiste uccise in Marocco.

Tutto molto lontano eppure presente in un’altra dimensione, in altre forme perché anche qui si soffre, anche qui si spera, si gioisce, ci si avvilisce ed adira per le incapacità proprie e per quelle altrui. Insomma, il cuore dell’uomo è sempre lo stesso, poco importa la latitudine. Anche qui, in questa terra così silenziosa da sembrare muta, la tranquillità è solo un’apparenza. Basta una malattia, la perdita del lavoro o il manifestarsi di una fragilità psicologica per rendere “deserto” quello che sembrava “pace”, per rendere spoglio e privo di significato quel che sembrava semplice e lineare.

Per questo qui, nella terra dei diecimila laghi, come nell’animata concitazione di New York, tra la devastazione dell’Indonesia, nei campi profughi dei senza patria, così come in ogni stanza di ospedale, in ogni casa in cui si fatica a tirare avanti tutti aspettiamo la buona notizia, tutti aspettiamo l’impossibile: che la cosa più povera sia la più ricca, la più semplice sia la più grande Bellezza, che la più dolorosa sia quella che spalanca di più il cuore alla gratitudine. “Go, tell it on the mountain…”, andiamo a gridarlo dai monti, e dai laghi, in riva al mare ed in ogni casa: la Bellezza si è fatta carne per riempire la nostra vita.

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