VIOLENZA CONIUGALE/ Marocco, per la prima volta un giudice la riconosce come reato

Per la prima volta la violenza di un marito nei confronti della moglie viene riconosciuta in Marocco come reato

30.12.2018 - Paolo Vites
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Foto Infophoto

Svolta epocale in Marocco, sia in termini religiosi che di diritti delle donne. Sebbene il codice nazionale preveda il reato di violenza  con l’articolo 400 con l’aggravante se commessa ai danni di un familiare all’articolo 485, la violenza coniugale non era nemmeno prevista dal codice e mai nessun tribunale aveva riconosciuto una moglie vittima di violenze. E’ successo in un tribunale di Tangeri: un marito è stato condannato a due anni di carcere per aver picchiato la moglie. La svolta è importante per due ragioni: nelle società islamiche la donna non gode di alcun diritto, per cui la condanna supera il concetto islamico del modo di trattare le donne, ma anche dal punto di vista dei diritti umani a prescindere dalla religione è stata ottenuta una importante vittoria per l’uguaglianza della donna nei confronti dell’uomo.

LA CONDANNA

Il Marocco compie un passo in avanti di almeno cento anni con una sola sentenza. L’uomo condannato, 25 anni, dovrà pagare anche una multa equivalente a 225 franchi franchi svizzeri e dare alla moglie l’equivalente di 3400 franchi. L’accusa nei suoi confronti era quella di aver costretto la moglie con la violenza a rapporti sessuali. La violenza coniugale nel codice penale marocchino non era proprio citata, la speranza è che questo non sia un caso isolato.



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