Billy Graham/ È morto il predicatore e consigliere dei presidenti Usa: predicò il Vangelo a 215 mln di persone

- Paolo Vites

E’ morto a 99 anni Billy Graham, il più importante e popolare predicatore americano, consigliere spirituale di molti presidenti degli Stati Uniti, ecco chi era

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Un giovane Billy Graham

E’ morto all’età di 99 anni Billy Graham, ribattezzato come il “confessore in capo”, predicatore e una delle personalità religiose più influenti della storia americana. Per decenni divenne uno dei consiglieri fidati dei presidenti Usa, da Harry Truman a Obama, ma la sua influenza religiosa anche grazie ai moderni mass media, travalicò gli stessi confini americani. Sul suo sito, come riporta La Stampa, è possibile comprendere le grandi potenzialità delle sue gesta poiché predicò il Vangelo “a oltre 215 milioni di persone in 185 Paesi del mondo”. Lo stesso mondo che Graham girò in lungo ed in largo portando la sua predicazione a tutte le truppe Usa sparse nel globo. Dopo aver coltivato da giovane il sogno di sfondare nel mondo dello sport e nello specifico del baseball, Billy iniziò poi la sua carriera di pastore evangelico nelle periferie di Chicago fino a diventare punto di riferimento spirituale per migliaia di reduci che tornavano dal fronte dopo il secondo conflitto mondiale. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

BILLY GRAHAM È MORTO: ADDIO AL PREDICATORE AMERICANO

Difficile trovare una espressione che definisca chi era Billy Graham, morto a 99 anni di età, in quanto una figura come la sua poteva nascere solo in America. Non inquadrabile in nessuna casella ideologica, fu odiato tanto dai conservatori fondamentalisti quanto dai progressisti. In sostanza si può dire che fu l’inventore della comunicazione globale di massa con cui raggiunse contemporaneamente milioni di persone. 

In quanto predicatore evangelico, la sua influenza sul cristianesimo (non cattolico) è stata dominante e imperante dando ad esso i contorni di una ideologia. Va ricordato per l’estrema intelligenza mediatica: fu il primo infatti tra i tanti predicatori a intuire la forza come mezzo di comunicazione della televisione e a farne uso massiccio, arrivando così in ogni angolo di quell’enorme paese (lui lo definiva “evangelismo personale su scala di massa”). E infine la sua forza ideologica lo portò a diventare consigliere “spirituale” di molti presidenti americani di qualunque parte politica, da Harry Truman a Richard Nixon, Lyndon B. Johnson fino anche il progressista Barack Obama. Il che la dice lunga del potere che aveva conquistato. Graham, va detto, non aveva il ruolo di condanna moralista che hanno avuto tutti coloro che si sono ispirati a lui, anzi spesso fu figura di conforto basti ricordare i suoi appassionati interventi dopo tragedie come l’11 settembre e l’uragano Katrina e il suo impegno contro la segregazione razziale, prendendo parte al movimento per i diritti civili. Nel 1963 pagò personalmente la cauzione che fece uscire Martin Luther King dalla prigione. Era invece decisamente maschilista: famoso per non voler mai stare da solo con una donna che non fosse sua moglie. Soprattutto nei suoi ultimi anni aveva pensato bene di tenersi lontano dalle lotte che hanno diviso il paese come i matrimoni gay. Figlio di un contadino, arrivò a riempire gli stadi con le sue assemblee religiose, incoraggiando gli evangelici a riprendere il controllo della società come avevano avuto almeno fino agli anni venti del novecento, relegando come minoranze i cattolici e i protestanti. Le chiamava “crociate globali”: nel 1995 da Porto Rico i suoi sermoni furono trasmessi in 48 lingue diverse e trasmessi via satellite in 185 paesi al mondo. Fu coinvolto in un solo vero scandalo, quando nel 2002 furono rese pubbliche le sue conversazioni avute con Nixon, nelle quali i due si dichiaravano d’accordo che i liberali ebrei controllavano i mass media ed erano i responsabili della diffusione della pornografia.

In definitiva, Graham rappresentava la figura dell’americano più tipico, quello che con una Bibbia in una mano e una pistola nell’altra aveva conquistato l’America. Ed era la tipica figura dell’americano povero che dal nulla era diventato una figura di livello nazionale e mondiale. Dal punto di vista della politica estera, dimostrò di non capirne granché: negli anni 50 visitò l’Unione sovietica dicendo che non era in atto alcuna persecuzione nei confronti dei cristiani arrivando anche a inaugurare una chiesa evangelica in Corea del nord su invito del dittatore di allora. Nella sua autobiografia scrisse: “Mi sono detto spesso che la prima cosa che farò quando andrò in Paradiso è chiedere: ‘Perché io, Signore? Perché hai scelto un ragazzo di campagna della Carolina del Nord per predicare a così tante persone, per avere una squadra così meravigliosa di soci e per avere una parte in quello che stavi facendo nella seconda metà del 20esimo secolo? E mi sono risposto: la risposta la sa solo Dio”. Difficilmente la sua influenza andrà dispersa, anche se i predicatori di oggi cavalcano unicamente le sponde politiche, da quelle liberal a quelle di destra. 

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