TERZA GUERRA MONDIALE/ Kim ha “costretto” Trump a premere il bottone per primo

- int. Andrew Spannaus

Mentre sembra che il caso Russiagate stia prendendo una svolta favorevole per Trump, i falchi della Casa Bianca minacciano un attacco preventivo limitato alla Nord Corea. ANDREW SPANNAUS

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LaPresse

Aumentano le indiscrezioni sulla possibilità che gli Stati Uniti possano tentare un’azione militare contro la Corea del Nord. Diversi analisti consultati dal Korea Herald credono che Trump stia pensando ad un intervento limitato, il cosiddetto “bloody nose”. Ma è ovvio che un intervento di questo tipo provocherebbe la risposta militare di Kim Jong-un, anche se il suo potenziale offensivo è inferiore. Nel frattempo repubblicani e democratici mettono fuori i loro rispettivi memorandum sul caso Russiagate. Di tutto questo abbiamo parlato con l’analista americano Andrew Spannaus.

Lei pensa sia una fonte credibile quella che dice che gli americani stanno preparando un attacco preventivo limitato alla Corea del Nord?

E’  fuori dubbio che molti consiglieri di Trump insistono per avere un’opzione militare e pensano a un intervento limitato per dimostrare che le minacce dette fino a oggi corrispondono alla realtà. Spingono per sviluppare piani precisi per una azione di tipo limitato. 

Un intervento di questo tipo ovviamente porterebbe Kim Jong-un a rispondere militarmente, no?

Infatti lo scoglio è la reazione della Nord Corea. Non può non reagire militarmente, quindi è pericoloso pensare a un intervento di questo tipo. Ma l’aumento della retorica da entrambe le parti rende le cose difficili e quando non si è credibili cambiano i rapporti di forza. Meglio sarebbe sfruttare l’apertura diplomatica in atto fra le due Coree: Trump farebbe meglio a rivendicarne il successo sottolineando come la sua pressione su Pyongyang abbia portato a questo risultato, anche se è solo parzialmente vero, anzi. Quando si alzano i toni purtroppo è difficile tornare indietro. 

Passando invece al memorandum pubblicato dai repubblicani della Commissione Intelligence della Camera sul caso Russiagate, i democratici che prima hanno fatto di tutto per non renderlo pubblico, adesso dicono che non contiene nulla di concreto. Lei che ne pensa?

Il memo è importante perché cambia il dibattito politico. E’ vero che non dà grandi informazioni nuove ma presenta la situazione in modo sfavorevole per l’Fbi e i democratici.

In che modo?

Si dimostra come l’Fbi ha preso informazioni che non si sa quanto fossero precise e veritiere e che venivano pagate dai democratici e dall’Fbi stessa con una motivazione molto semplice, danneggiare Trump.

I legali del presidente lo sconsigliano di presentarsi davanti alla Commissione che indaga sul Russiagate, lei crede che invece dovrebbe farlo?

Non sono un avvocato ma qualsiasi avvocato consiglierebbe al suo cliente di stare molto attento a rispondere a domande in un caso come questo. Tanto più un personaggio come lui che se provocato si lascia andare e se indotto in errore può dire cose vere ma poco opportune. Trump ha fatto sicuramente delle cose per difendersi in questa indagine che considera una caccia alle streghe, ed è sicuro che i procuratori stiano cercando aspetti negativi per lui.

A loro volta i democratici hanno preparato un loro memo sulla faccenda, cosa crede contenga?

Non conosco i contenuti, ma si può ipotizzare che difenda i fatti che sono stati messi su per provare la collusione di Trump con i russi, cosa non provata ma che si vuole dimostrare. Questo memo sarà fazioso come quello dei repubblicani, cercherà di dimostrare i fatti senza considerazioni politiche ma i fatti senza considerazioni politiche sono poca cosa.

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