GROSSE KOALITION/ Così l’Italia può aiutare Merkel a “riscrivere” l’Europa

- Giulio Sapelli

La Grosse Koalition in Germania sarà realtà. C’è quindi la possibilità di cambiare registro in Europa. E l’Italia ha l’occasione di far sentire la sua voce. GIULIO SAPELLI

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Angela Merkel con Martin Schulz (Lapresse)

La ricreazione è finita. La Grosse Koalition si fa. Si rimette in marcia la locomotiva tedesca. Questa volta non trascina Lenin e i suoi compagni tra le steppe zariste, ma si porta dentro francesi e italiani tra le distrutte  infrastrutture di un’Europa in cui agli stati è proibito spendere se non si accumula prima legname in cascina e dove si prende tutto il legname di coloro a cui s’era dato in prestito nei duri tempi degli scarsi raccolti com’è accaduto in Grecia.

La Germania rafforza i suoi legami sociali e si sente pronta a percorrere nuove miglia della rete ferroviaria europea. I lavoratori della IG Metall hanno firmato con i padroni pubblici e privati un contratto di lavoro rivoluzionario, ricco di sostanziosi aumenti salariali pur in un contesto deflazionista e una riduzione secca dell’orario di lavoro per lavorare meno e lavorare tutti e aiutare i deboli e gli anziani: sconvolgente in un’Europa dei bassi salari e dei licenziamenti di massa mentre i giovani lavoro non ne trovano.

In questo contesto, il nostro Primo ministro Gentiloni andrà la settimana prossima dalla Signora Merkel per controllare i compiti e apprendere quale sia il ruolo dell’Italia nel nuovo assetto franco-tedesco dell’Europa su cui Paolo Annoni su queste pagine ha già scritto tutto ciò che si deve sapere. Che cosa ci sia nel patto franco-tedesco non lo sapremo mai, se non che l’obbiettivo del nuovo Sacro Romano Impero è quello di dividersi le spoglie di ciò che rimane dell’Italia adagiata nel Mediterraneo e accortamente fedele alleata degli Usa. Alleanza che invece non gode di buona salute né in Francia, né in Germania.

Eredità gollista ed eredità atlantica unita a una storica e sapiente mediazione con l’universo arabo e l’orso russo sono i frutti miracolosi di quell’altissimo lascito storico della diplomazia italiana e della storica collaborazione anche nel corso della guerra civile europea tra cattolici democristiani e comunisti in Italia.

Forse ci spoglieranno di tutti i nostri tesori bancari e industriali sia i tedeschi che i francesi, ma di questa eredità non potranno mai farne a meno. Di questo discuta a suo tempo Gentiloni con la Cancelliera. E cerchi di sfruttare le possibilità di rinnovamento insite nella nomina di due socialdemocratici al ministero del Lavoro e soprattutto a quello delle Finanze. Si tiri una riga sulla disastrosa egemonia di un fanatico della colpa (che in tedesco suona come debito) quale fu Schäuble, che ha rinnovato il demoniaco spirito di dominio teutonico e ha screditato la Germania esaltando gli spiriti più egoistici che invece non dovrebbero mai aleggiare quando si evoca quell’immensa storia culturale e spirituale che è la storia del mondo tedesco.

Gentiloni deve insistere sul cambiamento necessario per non sprofondare l’Europa nella catastrofe: non più sottrarre sovranità, ma condividerla. Con tutto ciò che ne consegue, ossia riscrivere i trattati di tutta fretta.

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