ELEZIONI IN EGITTO/ Solo al Sisi può salvare il paese dalla prossima rivoluzione

- int. Sherif El Sebaie

Si stanno tenendo in questi giorni le nuove elezioni presidenziali in Egitto. il presidente Abdel Fattah al Sisi non ha praticamente oppositori, ecco perché. SHERIF EL SEBAIE

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Al Sisi ha vinto le Elezioni in Egitto (LaPresse)

Ironicamente, soprattutto i mezzi di comunicazione pan-arabi definiscono le elezioni egiziane “al Sisi contro al Sisi”, nel senso che il presidente uscente avrà come unico sfidante un suo ex alleato che ancora lo sostiene, Moussa Moustafa Moussa. Secondo il corrispondente egiziano di Panorama, Sherif el Sebaie, “se anche al Sisi avesse avuto degli oppositori, avrebbe vinto lo stesso. Se si conosce la realtà egiziana, si capisce che il popolo egiziano ha sempre cercato la figura forte proveniente dagli ambienti militari, capace di garantire stabilità”. E al Sisi oggi in Egitto è l’unica persona che corrisponde a questo profilo.

Si parla di elezioni farsa, in quanto tutti i candidati oppositori di al Sisi si sono ritirati per protesta contro la mancanza delle libertà fondamentali. E’ così?

La realtà è che tutti si aspettano la riconferma di al Sisi come presidente. Anche se avesse avuto altri concorrenti non avrebbero avuto le stesse chance che ha lui. Gli unici che avrebbero avuto una qualche possibilità erano i candidati militari, evidentemente però questi personaggi non hanno avuto l’autorizzazione e l’assenso dell’establishment militare; come è successo all’ex capo di stato maggiore, che appena ha annunciato la sua candidatura è stato immediatamente arrestato perché non aveva avuto le autorizzazioni necessarie dallo stato maggiore. Degli eventuali candidati provenienti dalla società civile, onestamente nessuno avrebbe avuto una chance di battere al Sisi.

Come mai questa grande simpatia per i militari?

Bisogna calarsi nella realtà egiziana, quella della maggioranza degli egiziani, una cosa totalmente diversa dall’intellettuale visto all’opera ai tempi della primavera araba. Il popolo, in un paese con un alto tasso di analfabetismo, vuole una figura forte che mantenga l’ordine, rilanci l’economia e il turismo e tutte queste sono caratteristiche che quasi per tradizione gli egiziani riscontrano in figure appartenenti all’establishment militare. E’ sempre stato così e continuerà ancora per molto tempo, almeno fino a quando non cambieranno le condizioni economiche e sociali. Se dobbiamo guardare a un candidato con prospettive vincenti, questo non può che avere un background militare e il supporto dell’establishment. Al momento l’unico ad avere queste caratteristiche è al Sisi.

Cosa rimane dei Fratelli musulmani? Saranno in grado di portare la gente all’astensionismo?

I Fratelli musulmani non hanno mai avuto in realtà una forza tale da vincere delle elezioni.

Eppure nel 2012 il loro candidato, Morsi, divenne presidente.

E’ vero, ma ricordiamo che ebbero una percentuale quasi identica all’opposizione e quei voti in più li ottennero perché molti giovani attivisti della primavera araba preferirono votare per lui piuttosto che per qualcuno che apparteneva alla casta dell’ex presidente Mubarak. I Fratelli musulmani sono stati fortemente indeboliti da quando è stato deposto Morsi: la leadership decapitata, molti sono all’estero, e ci sono anche spaccature all’interno. E’ probabile ci sia una bassa affluenza al voto ma questo dipende dal fatto che si dà già per scontato l’esito.

Il giornale inglese The Guardian scrive di una gravissima crisi economica, di inflazione alle stelle, disoccupazione giovanile e numero troppo alto di dipendenti pubblici, tanto che si rischia una nuova primavera di rivoluzione. E’ così?

Le difficoltà strutturali dell’Egitto non sono colpa di al Sisi, ma risalgono addirittura agli anni 50 quando l’esercito prese il potere. Questi problemi sono stati aggravati dal fortissimo aumento demografico del paese, una media di un milione di nascite ogni sei mesi. Sfido qualunque governo in un paese senza grandi risorse petrolifere a sostenere una popolazione di questo numero.

Non sarà questo l’unico motivo, vero?

L’Egitto ha attraversato due rivoluzioni, prima contro Mubarak e poi contro Morsi. A queste è seguita una campagna di terrorismo molto violenta che sembra solo ora abbia abbassato i toni. Questo non ha aiutato l’economia e soprattutto il turismo, che è la fonte principale per l’economia egiziana.

Dunque qual è la situazione reale?

Diversi studi internazionali dicono che l’economia dà segnali di ripresa e l’inflazione si è leggermente abbassata. Questo attira investimenti stranieri e la macchina del turismo si è rimessa in moto. Ci sono segnali positivi, si spera ovviamente che la situazione si mantenga così.

Insomma al Sisi è visto come simbolo di stabilità?

Esattamente. Da fuori può sembrare inconcepibile, però guardando il resto del Medio oriente, avere una figura di leader che garantisce a 100 milioni di abitanti di vivere è un grande merito.

(Paolo Vites) 

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