Facebook, scandalo Cambridge Analytica/ Zuckerberg e la comunicazione persuasiva: la psicologia dei colori

- Silvana Palazzo

Facebook a pagamento, ma Mark Zuckerberg assicura: “Ci sarà anche una versione gratuita”, oltre a quella premium. Scandalo Cambridge Analytica: anche lui tra le vittime. Le ultime notizie

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Mark Zuckerberg (Lapresse)

Tra le tante cose evidenziate su Mark Zuckerberg di sicuro non si può fare a meno di pensare all’intelligenza. Il papà di Facebook ha dimostrato ancora una volta di avere diverse armi da giocarsi durante il Congresso Usa in cui ha dovuto giustificare lo scandalo Cambridge Analytica. Come riporta intelligentemente Il Fatto Quotidiano infatti l’uomo ha utilizzato una tattica di comunicazione non verbale persuasiva che si basa su perfette scelte davvero molto difficili da criticare. Mark Zuckerberg siamo abituati a vederlo in t-shirt, vestito come un ragazzo, invece durante il Congresso l’abbiamo visto in giacca e cravatta con una psicologia dei colori studiata a tavolino. La scelta del blu, che è sia nel vestito che nella cravatta, porta un concetto di sicurezza molto importante e che viene utilizzato soprattutto dai politici per ispirare al pubblico presente affidabilità. E’ lo stesso colore che ha portato alla fondazione non solo di Facebook, ma anche di Twitter e Linkedin e sicuramente è stata una scelta importante che ha stupito un po’ tutti. Sarà bastato questo? (agg. di Matteo Fantozzi)

IL CONGRESSO L’ATTACCA SUL MONOPOLIO

In un punto in particolare dell’audizione al Congresso Usa, il fondatore di Facebook si è trovato in forte difficoltà: quando gli è stato sottoposto il problema del monopolio della sua società nel mondo social e comunicazione, non solo negli States. A quel punto Zuckerberg ha obiettato che non esiste solo Facebook, ma che «gli americani usano almeno otto applicazioni, c’è scelta, innovazione e vivacità in questo ambito». I deputati però lo hanno incalzato, mettendolo alle strette con alcuni paragoni efficaci sul mondo auto: «se io prendo una Ford, c’è una concorrenza smodata delle altre case automobilistiche nel fare un’auto che possa fare concorrenza e se la Ford sbaglia in qualche cosa poi paga dazio fortemente sul mercato. Ma se sbaglia Facebook, cosa succede?». A quelle parole Zuckeberg ha tergiversato riproponendo lo schema del “ci sono altre app”, ma lì è stato di nuovo incalzato con «mi scusi, ma allora perché lei ha comprato Instagram e Whats’App?». Facebook infatti possiede tre delle prime dieci app utilizzate su iOS e PlayStore negli Stati Uniti (Instagram, Messenger e Facebook e diverse altre ai primi posti come WhatsApp). Insomma, i problemi rimangono e il Congresso si è ripreso la rivincita dopo aver perso in “comunicazione” nella prima udienza avvenuta al Senato. (agg. di Niccolò Magnani)

“LA PRIVACY CAMBIERÀ”

Se al Senato Zuckerberg era riuscito ad imbrigliare il Congresso Usa, alla Camera il CEO di Facebook è stato decisamente messo sotto pressione e finito, in un paio di occasioni, anche vicino al “ko” per imbarazzo e incapacità di rispondere alle domande pressanti dei politici americani. In particolare, sul tema dei dati degli utenti di Fb si sono spese le più svariate domande del Congresso, con il fondatore del social network in difficoltà davanti agli evidenti “errori” che l’intero caso Cambridge Analytica ha evidenziato nella sua gestione. «È inevitabile dare delle regole” all’economia di internet», spiega davanti ad un deputato che gli chiedeva se non fosse a questo punto un far west tra aziende quello che sta accadendo da anni; «sono disposto a delle regole, a patto che non limitino il business delle aziende e quello delle nuove startup», spiega ancora Zuckerberg che rilancia poi sulla sua nuova grande scommessa, il Gdpr. Si tratta del General data protection regulation ed entrerà in vigore in tutta Europa dal prossimo mese: «lo estenderemo in tutto il mondo. Quello che apprezzo del Gdpr è che “consente agli utenti di essere sempre in controllo dei dati che condividono con le aziende, di cosa viene fatto con quei dati e eventualmente di cancellarli. Ci sarà anche un consenso speciale per quello che riguarda le tencologie del riconoscimento facciale degli utenti», ha provato a difendersi rilanciando Mr Facebook davanti alla Camera Usa. (agg. di Niccolò Magnani)

FACEBOOK A PAGAMENTO?

Facebook a pagamento? Mark Zuckerberg ha lasciato aperta la possibilità: in questo modo il social network farebbe affidamento su abbonamenti invece che sulla pubblicità, da cui ora derivano quasi tutti i ricavi dell’azienda. «Ci sarà sempre una versione gratuita», ha assicurato il CEO di Facebook, ma un servizio premium potrebbe attrarre coloro che non vogliono vedere inserzioni promozionali nel loro news feed. Questo scenario è emerso dalle audizioni al Congresso degli Stati Uniti, dove Zuckerberg è stato chiamato a testimoniare per lo scandalo Cambridge Analytica. Il fondatore e amministratore delegato di Facebook ha rivelato tra l’altro di essere tra gli 87 milioni di persone i cui dati sul social network sono stati impropriamente venduti Cambridge Analytica. «I suoi dati personali erano inclusi fra quelli violati da parti terze?». La sua risposta non ha lasciato spazio a dubbi: «Sì».

FACEBOOK, ANCHE ZUCKERBERG VITTIMA DI CAMBRIDGE ANALYTICA

Regole e privacy, queste le preoccupazioni e priorità del Congresso. «Penso sia inevitabile che serva una regolamentazione dei social media, ma bisogna stare attenti», ha replicato Mark Zuckerberg. L’appello del CEO di Facebook è all’equilibrio e alla necessità di evitare che le regole finiscano per soffocare le startup bloccando sviluppo e novità. Zuckerberg ha insistito anche sulla libertà di scelta degli utenti circa il livello di privacy nella condivisione di informazioni e contenuti, ma al tempo stesso ha ammesso che la maggior parte non utilizza i controlli messi a disposizione da Facebook per scegliere il livello di protezione del proprio profilo. Intanto il social network risponde bene in Borsa dopo le audizioni, mentre prosegue il terremoto  su Cambridge Analytica. Stando a quanto riportato da Bloomberg, l’amministratoe delegato Alexander Tayler è stato rimosso dal suo incarico, tornando quindi alla sua precedente posizione, capo della divisione dati.

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