GUERRA IN SIRIA/ Usa, Francia e UK: i mandanti dell’Isis scendono in campo contro Assad

In Siria le grandi potenze occidentali sono costrette a intervenire di persona dopo che i gruppi ribelli da loro finanziati hanno perso la guerra. Ce ne parla NAMAN TARCHA

14.04.2018 - int. Naman Tarcha
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In Siria (LaPresse)

“Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Arabia Saudita hanno perso la guerra sul campo” ci dice in questa intervista Naman Tarcha, giornalista e conduttore televisivo siriano, ricercatore ed esperto in mass media arabi. “Dopo aver sostenuto i gruppi armati contro Assad, adesso si muovono loro militarmente nell’ultima occasione che gli rimane per quello che è il loro scopo sin dal 2011, il regime change siriano, eliminare Assad”. Le parole di Tarcha sono dure e precise, documentate e ci fanno vergognare di essere europei: “La maledizione della Siria è di essere nel punto strategico più importante del Medio Oriente, la porta all’Europa, e su questo territorio si sono sempre concentrati gli interessi di inglesi e francesi, intrecciandosi adesso con quelli di Turchia, Iran e Arabia Saudita. Si gioca sulla pelle dei siriani una strage che continua dal 2011″.

Trump sta prendendo posizioni ambigue, Macron è deciso ad attaccare la Siria: a che gioco stanno giocando questi potenti?

Il problema della Siria è la nostra maledizione di essere in un punto strategico del Medio Oriente legato a questioni molto importanti, molto intrecciate fra loro che hanno portato le più grandi potenze del mondo a scontrarsi sulla pelle dei siriani. 

Ci può dire quali sono le questioni che attirano tanto interesse?

Ci sono questioni politiche, ad esempio quella palestinese che in questi giorni è tornata in auge, c’è il conflitto sciita-sunnita, con l’Arabia Saudita che vuole dominare la zona e ridurre a zero l’influenza dell’Iran e avere il dominio completo del Golfo a scapito di un paese come il Qatar. In questo gioco entra poi lo scontro fra i due poli mondiali, Russia e Usa, che stanno cercando ognuno di mostrare i muscoli, sempre sulla pelle dei siriani, sul sangue degli innocenti che dal 2011 continuano a morire.

E poi c’è la Turchia con la questione curda, giusto?

Esattamente. Si sono intrecciati gli interessi di tante nazioni per togliere di mezzo Assad e cambiare il paese. I Fratelli musulmani sono guidati da Erdogan e finanziati dal Qatar e hanno una grande influenza anche in Europa.

In che senso?

I Fratelli musulmani in Gran Bretagna hanno un grande peso politico, capace di influenzare anche le mosse del governo che ad esempio aveva compilato un documento approfondito sui rapporti di finanziamento da parte degli islamici inglesi a favore dei gruppi jihadisti in Siria, ma che poi è stato vietato e secretato, nessuno ha mai potuto vederlo. Ma anche in Italia i Fratelli musulmani hanno radici profonde, ci sono personaggi che si dichiarano musulmani moderati e invece agiscono per conto del radicalismo islamico.

Tornando alla Siria, le responsabilità dell’occidente su quanto accaduto e accade appaiono disastrose, è così?

L’utilizzo di gruppi armati sostenuti e finanziati da parte di potenze esterne occidentali non è nuovo: sappiamo che è stato fatto in Afghanistan al tempo dei russi, sappiamo chi finanzia il terrorismo, chi li arma. Abbiamo parlato fino a ieri di foreign fighters  e da settimane nessun media occidentale, dopo averlo fatto per anni, mostra le loro foto. Quando agiscono in occidente si parla di terroristi assassini, quando sono in Siria invece si parla di ribelli moderati, liberatori. Sono semplicemente uno strumento per attualizzare la politica di regime change, il cambio di regime in Siria secondo gli interessi occidentali.

Il primo dei quali è allontanare i russi, da sempre alleati della Siria?

La Siria e la Russia sono alleati da sempre, il mio paese si trova tra Libano e Iraq, è la parte finale della cosiddetta mezzaluna sciita che arriva fino al mare Mediterraneo e questo non va bene all’Arabia che da sempre finanzia il terrorismo, perfino agli Usa loro principale alleato. Ricordiamoci che gli attentatori dell’11 settembre su undici, nove erano sauditi. 

L’Europa in questo quadro è assente, perché non sa formulare una alternativa?

L’Europa in questuo momento storico ha problemi di miopia, non riesce a vedere il suo futuro e non riesce a leggere il suo passato. Di conseguenza non sa come agire, da quello che è successo in Iraq nel 2003 passando per la Libia e la destabilizzazione di tutta la zona nordafricana con conseguenze di terrorismo e immigrazione incontrollata. Da mediorientale mi pongo domande a cui solo voi europei potreste rispondere: c’è un piano preciso da parte di qualcuno per destabilizzare l’Unione europea? C’è qualcuno che agisce in questo senso?

Lei pensa che ci sarà davvero l’attacco militare promesso da Trump e Macron?

La guerra per procura utilizzata dall’inizio per il regime change sta fallendo, l’ultimo pezzo di Goutha è stato liberato, i terroristi si sono arresi e sono usciti. Il caso dell’attacco chimico senza alcuna prova è solo un tentativo delle potenze occidentali di rovesciare Assad. Siamo passati dalle “provette” di Colin Powell per invadere l’Iraq alle prove false sugli attacchi chimici fabbricate dal cosiddetto Osservatorio dei diritti umani con base a Londra, così come i “caschi bianchi” sono la protezione civile dei gruppi terroristi. L’Europa va dietro a queste false informazioni. 

Quale scenario immagina?

Gli Usa sanno che hanno perso la guerra in Siria, pensavano di vincerla in pochi mesi, ma oggi non è più possibile. Immagino ci siano tante lobby anche americane che spingono Trump a fare un’azione dimostrativa, ma la Russia ovviamente risponderà. Usa, Francia e Regno Unito vogliono compiere il piano, quello che non sono riusciti a fare i gruppi armati vogliono farlo adesso i mandanti. Per salvare i siriani vogliono bombardare i siriani.

(Paolo Vites) 

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