ATTACCO ALLA SIRIA/ “Trump sconfitto da Assad”

- int. Carlo Jean

“Missione compiuta” secondo Donald Trump. Ma “la capacità siriana nelle armi chimiche non è stata intaccata tutto continuerà come prima”, spiega CARLO JEAN

guerra_nave_missile_1_lapresse_2017
LaPresse

“Missione compiuta” secondo Donald Trump. Verso le 3 del mattino di ieri, ore 21 di Washington, sono partiti i primi missili Tomahawk verso tre siti di stoccaggio e produzione di armi chimiche del regime siriano. All’azione hanno partecipato anche Francia e Gran Bretagna. “Crediamo di aver ridotto notevolmente la capacità della Siria di produrre armi chimiche e di usarle contro i civili” — ha detto il vice presidente americano Mike Pence. Ma più della maggioranza dei missili sarebbero stati intercettati e distrutti dalla contraerea siriana (71 secondo Mosca). L’operazione era finalizzata a punire il regime siriano per l’uso di armi chimiche e per questo potrebbe ripetersi se le bombe chimiche di Damasco fossero nuovamente utilizzate, ha detto ieri l’ambasciatrice americana Nikki Haley in Consiglio di sicurezza dell’Onu, dove una mozione chiesta dalla Russia contro l’aggressione occidentale ai danni della Siria è stata bocciata. Secondo Carlo Jean, generale, esperto di geopolitica e già consigliere militare del presidente della Repubblica Francesco Cossiga, la capacità siriana nelle armi chimiche non è stata intaccata. E dopo il raid “tutto continuerà come prima”.

Generale Jean, che guerra è quella nella quale chi decide di agire avvisa prima gli avversari?

Una dimostrazione di forza nella quale si vuole evitare l’escalation. Ogni bomba e ogni attacco nella strategia militare sono come note diplomatiche e così è stato anche questa volta. Gli Stati Uniti volevano dare un segnale: non scherzate perché facciamo sul serio.

C’è un giallo sul fatto che la Russia sia stata avvertita oppure no.

Secondo me è stata avvertita, proprio per evitare ogni rischio di escalation. Il dialogo con l’avversario continua anche con le bombe.

Sarebbero stati bombardati siti siriani di produzione di armi chimiche.

Sì, ma non credo che la capacità siriana sia stata intaccata. Le armi chimiche non vengono mai stoccate in un solo posto, per ovvie ragioni, e con il preavviso di un attacco le autorità siriane hanno certamente avuto il tempo di metterle in sicurezza. Il risultato dell’operazione è più politico che strettamente militare.

Anche perché in questo caso Mosca non starebbe ferma.

Non potrebbe fare molto. La Russia non può reggere una guerra fredda o semi-calda con gli Usa. Washington ha un bilancio militare 12 volte superiore a quello di Mosca.

Secondo lei è stato Assad a usare le armi chimiche oppure sono stati i ribelli per indurre la reazione occidentale contro Damasco?

Assad ha già impiegato le armi chimiche e potrebbe averlo fatto anche stavolta. Ma l’ordine potrebbe essere venuto anche da qualche comandante sul campo. L’arma chimica ha un grosso vantaggio: penetra nei nascondigli e nelle fortificazioni e permette di infliggere perdite ai difensori residui risparmiando i propri uomini. 

Com’è oggi la situazione dell’esercito di Assad?

A parte due divisioni a organici completi, il resto ha subito notevoli perdite. L’esercito è fondamentale per controllare il territorio, che è ampio e contiene ancora nuclei di ribelli agguerriti. E Assad vuole certamente risparmiare la propria fanteria.

Il premier britannico Theresa May ha detto che l’attacco congiunto è stato “legale”, cosa significa?

La legalità internazionale è rappresentata dall’approvazione di una mozione in Consiglio di sicurezza dell’Onu, cosa che non sarebbe mai stata possibile perché la Russia avrebbe posto il veto. Una identica misura è stata presa nel 2011 per giustificare l’attacco in Libia. In realtà è una base legale che ognuno interpreta come vuole.   

Cosa succederà dopo il bombardamento mirato di Usa, Francia e Gran Bretagna?

Tutto continuerà come prima. Gli Usa hanno mostrato i muscoli ed è il risultato che volevano ottenere. 

Trump ha detto “missione compiuta”.

Per forza, se non avesse fatto nulla avrebbe perso la faccia. D’altra parte non può tirare troppo la corda. Nessuno può farlo.

In che cosa consisterebbe una risposta di Mosca?

Nel colpire le navi da cui partono i missili. Ma se questo avvenisse sarebbe il disastro. L’escalation, una volta iniziata, sarebbe difficilmente controllabile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori