Cuba, inizia la lenta successione per il dopo Castro/ Dopo 60 anni finisce l’era di Fidel e Raul

- Davide Giancristofaro Alberti

Cuba, inizia la lenta successione per il dopo Castro: dopo 60 anni finisce l’era di Fidel e Raul. Si apre l’Assemblea del Poder popular: verrà eletto il nuovo presidente e il nuovo Governo

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Cuba, la successione per il dopo Castro (LaPresse)

Inizia oggi una nuova era per Cuba. Dopo 60 anni di dominio Castro, prima Fidel e poi Raul, inizia in queste ore la lenta successione, che porterà la nazione del centro America, più lontana dal “castrismo”. All’Avana si terrà la prima sessione della nuova Assemblea del Poder popular, grazie alla quale si concretizzerà il passaggio di poteri dai “barbudos”, generali ultraottantenni che combatterono al fianco di Fidel sulla Sierra Maestra, alla nuova classe dirigente cinquantenne. Come sottolineato dall’edizione online de La Repubblica, nelle prossime ore il parlamento cubano nominerà il nuovo presidente del paese, che con grande probabilità sarà il 57enne Miguel Diaz-Canel, l’attuale vice di Raul, con l’aggiunta di nuovo vice presidente, di altri cinque vice, e dei 23 componenti del Consiglio di Stato. Raul Castro non abdicherà comunque senza batter ciglio, visto che rimarrà segretario generale del partito comunista fino al 2021, vigilando su questo periodo di transizione.

QUALE RUOLO PER ALEJANDRO, FIGLIO DI RAUL?

Nel nuovo governo dovrebbe avere un ruolo importante anche Alejandro, l’unico figlio maschio di Raul, che attualmente dirige l’intelligence cubana. Mariela, famosa per le sue battaglie in favore dei diritti dei gay, sembra invece per ora ai margini del nuovo gruppo di politici di Cuba. Una continuità fra il vecchio e il nuovo che è rappresentata, oltre che da Diaz Canel, anche da Bruno Rodriguez, l’attuale ministro degli esteri, e molto probabilmente anche da Marino Murillo, a capo di svariate riforme economiche. E proprio sulle questioni economiche che si giocheranno le battaglie più dure, a cominciare dall’unificazione monetaria fra pesos e cuc, passando per gli stipendi di Stato che sono inferiori ai 30 dollari, e soprattutto, la “rivoluzione” delle industrie di Stato, sistema inefficiente e molto corrotto.



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