INCONTRO TRUMP-KIM JONG UN/ Pace tra le Coree ma Taiwan è nostra: attenti alle condizioni della Cina

- int. Francesco Sisci

Dopo la visita del capo della Cia in Corea del Nord, l’incontro fra Trump e Kim Jong-un comincia a diventare realtà. Ma quale saranno i termini del negoziato? Ce li anticipa FRANCESCO SISCI

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Kim Jong Un (LaPresse)

E’ davvero sbocciata la “primavera coreana”? L’incontro, rivelato solo ieri, che ha visto Mike Pompeo ancora nelle vesti di direttore della Cia recarsi a Pyongyang a parlare con Kim Jong-un è il primo ad alti livelli ufficiali da quando Madeleine Albright si recò nel 2000 in Corea del Nord. “Ma rispetto ad allora” ci spiega Francesco Sisci, editorialista di AsiaTimes, “quando l’incontro fu solo qualcosa di simbolico, oggi siamo davanti alla reale apertura di un nuovo scenario. L’incontro tra Trump e il dittatore nordcoreano si farà e la posta in tavola aprirebbe scenari del tutto inediti”. Sempre che Kim Jong-un, come spesso accaduto in passato, non faccia cambiamenti improvvisi…

Mike Pompeo si è recato di persona a incontrare Kim Jong-un, cosa impensabile fino a qualche mese fa: è la dimostrazione che Trump, nonostante l’apparente distacco mostrato fino a ieri, vuole veramente incontrare Kim Jong-un e viceversa? Ormai non abbiamo più dubbi su questo incontro?

Il governo americano, lo stesso Trump, ha fatto trapelare la notizia di questo incontro avvenuto nei giorni della scorsa Pasqua, il che vuol dire, a distanza di qualche settimana, che l’incontro è andato bene ma che ci sono stati anche degli sviluppi.

Quali? 

Non è stato solo un incontro formale come quello che fece Madeleine Albright. Più che al passato questo incontro guarda al futuro, apre una speranza. I termini di questa speranza potrebbero essere, a spanne larghe, un trattato di pace in cambio di un disarmo nucleare.

Intende la firma della pace fra le due Coree?

Esattamente. Dal 1953 esiste solo una tregua fra i due paesi, la possibilità oggi invece potrebbe essere un vero trattato di pace, come quello che fecero le due Germanie, e l’apertura condizionata del 38esimo parallelo. Insomma, una qualche forma di integrazione nel contesto internazionale della Corea del Nord in cambio del disarmo nucleare. Questi a grandissime linee i termini che potrebbero essere in discussione nell’incontro fra Kim Jong-un e Trump.

Perché per la Corea del Nord sarebbe così importante, dopo oltre 50 anni, firmare la pace e rinunciare al nucleare?

Significa moltissimo: sarebbe la fine dell’isolamento internazionale. Se davvero fosse così per la Corea del Nord si aprirebbe una prospettiva di sviluppo reale, un fattore che in prospettiva potrebbe cominciare a cambiare il paese stesso. Sarebbe un inizio, senza correre troppo, di integrazione in un contesto internazionale.

La pressione cinese ha dunque significato davvero molto? 

Tutto questo è avvenuto anche grazie alla Cina. Adesso il misterioso incontro fra Xi e Kim Jong-un a Pechino ci appare chiaro nei suoi contenuti.

In caso di trattato di pace, anche Pechino dovrebbe firmare?

In realtà la Cina non è in guerra con la Corea del Sud e gli Stati Uniti. Però attenzione: questa notizia dell’incontro con Pompeo arriva nelle stesse ore in cui la Cina sta facendo per la prima volta nella storia manovre militari navali a largo di Taiwan.

Che messaggio sarebbe?

Vi diamo la Nord Corea ma non fate scherzi su Taiwan. E’ il contrario di quello che accade nel 1950, all’inizio della guerra di Corea, quando la Cina stava per invadere Taiwan. In quel momento l’America non si era esposta. I sovietici fecero pressioni sulla Cina affinché intervenisse a fianco di Pyongyang che aveva attaccato Seul e a quel punto gli americani inviarono la flotta per impedire l’invasione di Taiwan. Oggi fanno la stessa cosa ma al contrario: cediamo sulla Corea del Nord ma non mettetevi di  mezzo con Taiwan. Siamo davanti a una grande partita il cui il senso positivo potrebbe essere maggiore stabilità in tutta la regione.

Le trattative tra Usa e Nord Corea, come dimostra l’invio di Pompeo, non sono però state fatte per via diplomatica, ma tramite i rispettivi servizi segreti.

La Corea del Nord è sempre stato un caso molto delicato e ogni trattativa è sempre stata condotta dalla Cina.  L’ambasciatore americano è un ex direttore della Cia. La quale ha fatto un gran lavoro costruttivo e positivo, non è sempre quell’esempio di “cattivoni” che ci piace definire.

Dunque adesso stiamo in attesa della prossima mossa?

Dobbiamo vedere come andrà questo incontro tra i due leader. Siamo ottimisti ma dobbiamo anche essere cauti, perché Kim Jong-un ci ha abituati a cambi improvvisi e inaspettati.

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