Migranti, Israele annulla accordo Onu/ Unhcr a Netanyahu: “riconsideri intesa, sarebbe vantaggioso per tutti”

- Niccolò Magnani

Israele-Onu, annullato l’accordo sui migranti: UNHCR, “Netanyahu riconsideri l’intesa”. Le ultime notizie sulla mancata intesa per il trasferimento di 16.250 rifugiati in 5 anni

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Israele, accordo con l'Onu (LaPresse)

Il caso diplomatico che da ore imperversa in Israele sul “misterioso” accordo poi annullato tra Onu e Tel Aviv vede un nuovo intervento dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, la ben nota Unhcr che invita il premier israeliano a riconsiderare l’intera vicenda per trovare un accordo vantaggioso per tutti. «Netanyahu riconsideri la sua decisione di annullare l’accordo sui migranti africani», scrivono dal Palazzo di Vetro i responsabili che avevano stretto l’accordo con Tel Aviv sul ricollocamento dei richiedenti asilo somali ed eritrei presenti sul territorio di Israele. «Continuiamo a credere nella necessità di un accordo vantaggioso per tutti che possa giovare a Israele, alla comunità internazionale e alle persone che hanno bisogno di asilo — ha spiegato ancora l’Unhcr — e speriamo che Israele riconsideri presto la sua decisione», conclude la nota ufficiale delle Nazioni Unite. Altamente preoccupato anche il Vaticano che con la Pastorale dei migranti e dei richiedenti asilo in Israele aveva esultato in un primo momento dopo l’accordo che sembrava essersi trovato ieri tra Netanyahu e la stessa Onu: «voci di chiusura nei riguardi dei richiedenti asilo ci saranno sempre, ma il ruolo di un governo non sia quello di sottomettersi a tutte le richieste. Quello che mi auguro è che le autorità sapranno avere il coraggio di prendere la decisione giusta», ha spiegato il coordinatore della Pastorale, Padre Nahra Rafic, in una intervista a Vatican News. 

NETANYAHU, “CACCEREMO GLI INFILTRATI”

Dopo la decisione a sorpresa da parte dello stato di Israele di annullare i precedenti accordi con le Nazioni Unite per l’accoglienza dei rifugiati, a fronte di un clamoroso dietrofront rispetto a quanto annunciato, resta accesa la polemica sul premier Benjamin Netanyahu che si trova a dover fronteggiare un autentico fuoco di fila da parte dei suoi omologhi in Europa. Il leader israeliano è ben conscio del fatto che, nonostante il guazzabuglio che si è venuto a creare nelle ultime ore e nel quale è stata tirata in ballo l’Italia (pronta è stata comunque la replica da parte della Farnesina), una soluzione va trovata: e lo stesso Netanyahu, in visita oggi presso i quartieri sud della città di Tel Aviv, proprio dove è più alta la presenza di migranti, ha usato nuovamente il pugno duro e, a parole, ha promesso alla sua gente che il problema verrà comunque risolto. “Continueremo ad agire con determinazione per cacciare tutti gli infiltrati dal nostro Paese” ha detto il primo ministro a proposito degli irregolari, preannunciando la possibilità che si possa nuovamente bypassare gli accordi internazionali pur di fare gli interessi di Israele. (agg. di R. G. Flore)

UNHCR, “PRENDIAMO ATTO DECISIONE DI NETANYAHU”

L’Unhcr «prende atto» della retromarcia di Israele con il premier israeliano Benyamin Netanyahu che «ha dichiarato di voler sospendere» l’accordo siglato ieri tra l’agenzia Onu per i rifugiati e Israele, riguardante 39mila rifugiati eritrei e sudanesi. Lo ha detto Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr per il Sud Eruopea, nella mattinata di oggi, martedì 3 aprile 2018. Intervenendo ai microfoni di Radio Capital, Sami ha spiegato che «nell’accordo non è indicato quali questi Paesi siano, ma poi sono accordi che facciamo direttamente noi con i Paesi che danno disponibilità». In ogni caso verrà fatto un bilancio quando saranno disponibili tutti gli elementi: «Rimaniamo a disposizione perché alla fine questa è la soluzione che avrebbe beneficiato entrambe le parti sia lo stato Stato di Israele che i rifugiati». Come riportato dal Messaggero, le prossime settimane chiariranno quale sia il destino del primo scaglione di 6 mila persone sul totale di 16.250 che partiranno da Israele in cinque anni. (agg. di Silvana Palazzo)

PRIMA ANNUNCIO, POI SMENTITA DI NETANYAHU: ECCO PERCHÉ

Prima l’annuncio, poi le polemiche e ora la sospensione: Israele ha già fatto marcia indietro sull’accordo definito “storico e senza precedenti” e ha sospeso il ricollocamento annunciato dei migranti africani presenti e richiedenti asilo nello Stato d’Israele. «Benjamin Netanyahu ha sospeso la realizzazione dell’intesa con l’Alto commissariato dell’Onu per il ricollocamento in Paesi occidentali di migliaia di migranti africani che sono in Israele», così recita l’Ansa questa mattina dopo che su Facebook il primo ministro aveva in prima persona sospeso annuncio da lui stesso dato qualche ora prima. Sensibile alle forte critiche mosse dagli abitanti dei rioni poveri di Tel Aviv – così ha spiegato Netanyahu – dove i migranti sono maggiormente concentrati, farà un sopralluogo e parlerà con le comunità locali, «’ntanto sospendo la realizzazione dell’accordo». Non solo, i Paesi indicati dal premier israeliano come possibile destinazione dei richiedenti asilo – Italia, Germania e Canada – avevano escluso su tutta la linea un simile accordo con l’Onu, facendo dovunque fare marcia indietro e smentita allo stesso Netanyahu. Insomma, caso politico e diplomatico complicato con conseguenze possibili nei prossimi giorni dopo i vertici interni del partito del premier di Tel Aviv. 

UNHCR: “ACCOLTI SOLO IN CASI SPECIFICI”

Sull’accordo Israele-Onu, la Lega è categorica: “Non se ne parla neppure”, è il commento a caldo di Roberto Calderoli. Più moderata la linea del governo tedesco: “Non siamo a conoscenza di una richiesta concreta relativa a una presa in carico di rifugiati che vivono in Israele, in particolare originari di Paesi africani”, anche se “la Germania ha rispettato in modo completo i suoi impegni umanitari e lo farà anche in futuro”. Ai microfoni di Radio Popolare, Carlotta Sami (Unhcr) rassicura: “L’accordo con Israele non prevede indicazione di quali siano i Paesi in cui verranno mandati i migranti. Questo dipenderà da scelte successive che faremo con ogni singolo Paese che sia disposto ad accoglierli”. Nessun accordo sottobanco, dunque, almeno per ora: “Ci sono alcuni casi di persone con parenti in Italia e che, dopo un patto con il governo italiano, potrebbero essere riunificati con le famiglie”. Eventuali riconoscimenti – aggiunge la Sami – dovranno essere opportunamente verificati dalle forze governative. Poi conferma: “Nell’intesa tra Onu e Israele non si prevede indicazione di alcun paese specifico”. [agg. di Rossella Pastore]

LA SMENTITA DI NETANYAHU

L’accordo tra l’Alto Commissariato Onu per i rifiutati e Israele ha aperto un mezzo caso diplomatico in Italia (e non solo): La Farnesina infatti, dopo le parole diffuse dal premier Netanyahu, ha replicato seccamente «Non c’è alcun accordo con l’Italia nell’ambito del patto bilaterale tra Israele e l’Unhcr per la ricollocazione, in cinque anni, dei migranti che vanno in Israele dall’Africa e che Israele si è impegnata a non respingere». Arriva nel giro di pochi minuti allora la replica del Gabinetto del premier israeliano che risponde direttamente al Ministero degli Esteri italiano: «L’Italia era solo un esempio, il Primo ministro non intendeva in modo specifico quel paese». Come dire, un caso diplomatico creato nel giro di poche ore per, forse, un’eccessiva fretta nel voler sistemare il “nodo” richiedenti asilo africani nel piccolo Stato d’Israele. Il collaboratore del premier Netanyahu ha risposto all’Ansa dopo la nota dura della Farnesina e perciò ora non si ha neanche la piena certezza su dove vadano ridistribuiti i migranti che l’Onu assieme ad Israele hanno promesso di non rimandare in Africa. Durissimo anche l’intervento sul tema del neo vice presidente del Senato, Roberto Calderoli (Lega): «Non se ne parla neppure […]. Chi è ancora al governo, seppur come dimissionario, non ha ancora realizzato che ci sono state le elezioni e che quelli che hanno fatto arrivare i 600mila clandestini sono stati sconfitti e mandati a casa dai cittadini? Appena si insedierà il nuovo governo li rimanderemo a casa loro, quei clandestini, altro che accogliere quelli espulsi da Israele».

ACCORDO ISRAELE-ONU SUI MIGRANTI AFRICANI

Alla fine viene scongiurata la “temuta deportazione” in Africa di circa 16mila richiedenti asilo, per ora immigrati irregolari in Israele: il governo di Benjamin Netanyahu ha firmato l’accordo con l’Onu allo scopo di annullare il controverso piano di espulsioni messo in atto nelle scorse settimane. Con il nuovo accordo di fatto i migranti verranno ridistribuiti in Occidente e non in Africa come invece si pensava: 16250 africani verranno mandati (6mila già in questo primo anno) dallo Stato Ebraico verso Italia, Germania e Canada, mente lo stesso governo israeliano si occuperà di stabilire lo status di coloro che invece rimarranno sul territorio di Tel Aviv. Sarebbero circa 42mila i migranti africani che hanno chiesto asilo politico in Israele, vedendosi rifiutati in quanto non ritenuti veri migranti politici o sociali, ma solo per “motivi economici”. Dopo la prima idea venuta al premier, lo stesso Onu aveva attaccato pesantemente Israele spiegando che si trattava di “misure” che andavano in contrasto con i principi fondativi dello stesso Stato d’Israele. Della stessa opinione anche numerosi movimenti culturali e religiosi ebraici, con le pesanti critiche piovute addosso a Netanyahu anche da arrivisti, rabbini e sopravvissuti all’Olocausto.

CANCELLATA LA “DEPORTAZIONE” IN AFRICA

Il premier Bibi Netanyahu ha spiegato nel dettaglio dell’annuncio che in particolare i migranti verranno reinsediati «in Italia, Germania e Canada» e prende il posto del discutibilissimo “piano dei rimpatri volontari” con il quale i richiedenti asilo africani sarebbero stati “aiutati” a rientrare nel loro Paese d’origine. Ad ogni richiedente asilo eritreo e somalo che avesse accettato di andar via da Israele, sarebbe stato dato un biglietto aereo sola andata per il proprio Paese oltre a 3500 dollari cash. Chi rifiutava, secondo i primi dettagli del provvedimento ora cancellato dal nuovo accordo con l’Onu, avrebbe rischiato la detenzione a tempo indeterminato «perché si tratta di migranti economici e non di rifugiati», aveva spiegato il Governo di Israele. Ora la marcia indietro nei giorni di fuoco per gli scontri con Hamas e i Palestinesi sulla striscia di Gaza con un importante riavvicinamento tra la comunità internazionale e lo stato di Netanyahu in un momento assai delicato. Dal momento in cui risultava troppo rischioso rimpatriare eritrei e somali nei loro Paesi d’origine, il governo di Tel Aviv aveva deciso di riposizionare i migranti in Ruanda o Uganda, salvo poi ritirare ora tutto dopo l’accordo con l’Alta Rappresentanza dell’Onu siglato stamattina.

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