DIARIO SPAGNA/ Eta, 4 errori nella (finta) richiesta di perdono

- Fernando De Haro

L’Eta chiede perdono, ma lo fa male e per calcolo politico. Si intravvedono almeno 4 errori nella richiesta presentata nei giorni scorsi. FERNANDO DE HARO

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L’Eta chiede perdono. Lo fa male, a bocca stretta, giustificando ciò che ha fatto, chiede perdono per calcolo politico, per calcolo penitenziario. Quindi l’Eta non chiede perdono. E nonostante tutto questo, nonostante chieda male perdono, si tratta di una buona notizia, perché è l’ennesima conferma che l’Eta è stata sconfitta.

La richiesta di perdono che è stata resa nota negli ultimi giorni è la preparazione propagandistica dell’annuncio del suo scioglimento il 5 maggio a Bayonne. L’Eta già ora non è niente, praticamente non c’è nessuno dietro a quella sigla che ci ha fatto soffrire così tanto. Sono rimasti in quattro e molti prigionieri. Il comunicato è stato scritto con i cosiddetti artigiani della pace, artigiani del nulla, alcuni prigionieri e le formazioni politiche Bildu e Sortu. Il comunicato vuol far sì che Bildu e Sortu ottengano vantaggi politici. Ed evitare che i prigionieri, una volta sciolta l’organizzazione, facciano una richiesta di perdono personalizzata.

Il testo diffuso dal gruppo terroristico è pieno di trappole ed errori. È mendace in quasi tutte le sue righe. Primo errore. L’Eta non si scusa con le vittime, si scusa solo con le vittime indirette. Dice letteralmente “come risultato di errori o decisioni errate, l’Eta ha anche provocato vittime che non avevano una partecipazione diretta al conflitto”. In altre parole, le 850 vittime dirette dell’Eta non sono un errore. Le vittime hanno evidenziato l’errore dietro questo ragionamento. Lo stesso ha segnalato il Presidente del Governo Basco Iñigo Urkullu.

Secondo errore. L’Eta vuol far passare la grande bugia per cui la violenza è stata un fatto inevitabile e necessario. L’Eta parla della Guerra Civile e vuol farci credere che i suoi 850 omicidi siano giustificati dal bombardamento di Guernica. Per la crudeltà franchista. Il gruppo dice che prima dell’Eta, durante l’Eta e dopo l’Eta c’è stata violenza. Non è vero. L’Eta è responsabile della violenza. Secondo questa versione, la violenza è una sorta di fatalità che non ha responsabili, un fatto che è stato necessario e che non implica alcuna responsabilità. Lo schema marxista di interpretazione della realtà sopravvive. I Paesi Baschi, secondo questa narrazione, come una terra occupata da forze oppressive non hanno avuto altra scelta che causare danni, uccidere, estorcere denaro. Sarebbe stato meglio in altro modo, è come se dicesse l’Eta, ma non c’era altra scelta.

La storia dell’ingiusta occupazione che giustifica la violenza sopravvive in alcuni settori non minoritari della società basca e navarra. Questo spiega gli scontri in cui hanno avuto la peggio gli agenti della Guardia civile nell’ottobre del 2016 che si stanno giudicando in udienza nazionale. I presunti colpevoli hanno ricevuto il sostegno del governo della Navarra. Uno degli ultimi euskobarometri mostra che il 10% dei baschi considera patrioti i membri dell’Eta. Il 28% li considera idealisti che si sono sbagliati. Non c’erano, nemmeno durante il franchismo, né ci sono, né ci saranno ragioni che giustificano la violenza. I cittadini dei Paesi Baschi non hanno subito alcuna limitazione dei loro diritti.

Terzo errore. L’Eta dice di rispettare sia coloro che considerano ingiusti i suoi atti, sia coloro che considerano ingiusta l’azione della polizia. Mette il terrorismo e lo stato di diritto sullo stesso piano. Tutti meritano rispetto, ma la menzogna non merita alcun rispetto.

Quarto errore. L’Eta continua a parlare di un conflitto che non è esistito.

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