GUERRA IN SIRIA/ Il patto fra Macron e Trump che fa fuori l’Europa

- int. Marco Bertolini

Francia e Stati Uniti si confermano alleati stretti e insieme elaborano le strategie globali senza curarsi delle opinioni del resto dell’Europa. L’intervista con MARCO BERTOLINI

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Macron e Trump, foto LaPresse

La bella amicizia fra Macron e Trump, unico leader europeo ad avere un rapporto così “brillante” con gli Usa (a parte la problematica che concerne il trattato nucleare con l’Iran, se si vuole davvero credere che il presidente francese sia in disaccordo con Trump) è, secondo il generale Marco Bertolini “la dimostrazione che non esiste alcuna unità europea. La Francia fa solo i suoi interessi, non consulta nessun partner e si muove per riempire gli spazi lasciati dal Regno Unito dopo la Brexit”. Con gli Usa ha trovato una sponda ideale per imporsi in Siria: lo scopo è cancellare ogni mira espansionistica iraniana e su questo si sono impegnati con Israele e Arabia Saudita.

Come mai secondo lei Macron è l’unico leader europeo in grado di andare d’accordo con Trump?

L’attivismo di Macron è la dimostrazione che parlare di Europa unita è solo illusione. Francia, ma anche Regno Unito nonostante l’uscita dall’Unione europea, sono mossi solo da interessi nazionali. Non esiste un interesse comune europeo che animi Macron e Theresa May. La stessa cosa vale per la Germania che ha una sua agenda personale e l’Italia che è ripiegata su sé stessa. Con il suo attivismo Macron dimostra l’inesistenza europea, dal punto di vista politico e militare.

Questo cosa comporta?

Comporta che Macron si sente autorizzato a discutere di questioni di carattere strategico globale che interessano anche a noi senza che noi abbiamo alcuna voce in capitolo.

Il fatto che le truppe americane restino in Siria, cosa comporta dal punto di vista militare e strategico?L’America, dove manda le sue truppe, non si ritira mai, a parte il Vietnam dove ha perso la guerra. Trump promette il ritiro solo per questioni elettorali interne. La presenza americana va vista da un punto geografico.

Cioè?

Esiste in Siria un cuneo geo strategico la cui base è l’Iran mentre il cuneo arriva al Mediterraneo. In mezzo c’è il corpo centrale, Siria e Iraq centro settentrionale. E’ un cuneo che si infila nel mondo islamico e che non risponde alle logiche americane e israeliane ed è impermeabile alle logiche saudite.

E’ qui che si sta infilando l’Iran?

Questo cuneo è percepito dagli americani come il nemico anche perché molto permeabile alla Russia. La presenza militare americana allora è fondamentale per chiudere il cuneo. Hanno costruito una cintura di basi che va dal nord della Siria, corre lungo la sponda sinistra dell’Eufrate e finisce a sud al confine con la Giordania, in questo modo isolando la Siria dall’Iran. Esiste in realtà ancora una piccola zona dove Siria e Iran sono in contatto tramite l’Iraq e questa zona sarà facilmente teatro di grosse problematiche. Trump conferma così di voler rispettare una agenda che non è solo americana, ma anche israeliana e saudita.

Un quadro molto delicato, l’Iran non potrebbe cedere in qualche cosa?

Un quadro delicatissimo. Ma in cosa dovrebbe cedere l’Iran? Si parla di espansionismo iraniano ma in cosa consiste? I consiglieri militari iraniani in Siria? In questo paese ci sono tutti: ci sono americani, inglesi, francesi israeliani, sauditi, ceceni, quale problema rappresenta questo fantomatico espansionismo iraniano? L’Iran dal punto di vista energetico e per diventare un paese industrialmente avanzato credo abbia bisogno dell’energia nucleare, ci sono dubbi che possa farsi un arsenale militare nucleare, è vero. Ma lì vicino ci sono due paesi in guerra, Pakistan e India, dotati di armi nucleari e dall’altra parte c’è Israele pure dotata di armi nucleari. Dunque a che gioco sta giocando l’America?

(Paolo Vites)

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