TERZA GUERRA MONDIALE/ Il fantasma di Gheddafi tra Usa e Corea del Nord

- int. Francesco Sisci

Mentre si avvicina il previsto incontro tra Kim Jong-un e Donald Trump, il clima fra i due paesi torna a caricarsi di tensione. FRANCESCO SISCI ci spiega cosa sta succedendo

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Kim Jong Un (LaPresse)

Lo spettro della Libia agita l’atteso incontro tra Kim Jong-un e Donald Trump, fino a rischiare di farlo saltare. Qualche giorno fa era stato il vice ministro nordcoreano, davanti alle manovre militari congiunte americane-sudcoreane a dire che Pyongyang non avrebbe fatto la fine della Libia di Gheddafi, che nei primi anni del Duemila aveva messo fine al programma nucleare per poi vedersi attaccare dalle potenze occidentali. Adesso è il vicepresidente americano Mike Pence a dire che la Corea del Nord farà la fine della Libia se “il leader Kim Jong-un non farà un accordo sul nucleare con gli Stati Uniti”. Minacce contro minacce, non è un bel modo per prepararsi a un incontro di pace. Cosa stia succedendo ce lo spiega Francesco Sisci.

Che bisogno c’era da parte del vicepresidente americano di usare in un momento come questo dei toni così minacciosi? Gli USA vogliono far saltare il previsto incontro? Se sì, perché?

Il problema è capire cosa è questo vertice tra America e Nord Corea. E’ un incontro tra pari o tra un Paese superiore e uno inferiore? E’ un accordo, o una resa? La questione non è banale o formale, perché se fosse un incontro tra pari o un accordo questo porrebbe poi Sud Corea e Giappone a un livello inferiore rispetto a quello dato a Pyongyang, cosa che poi potrebbe avere conseguenze nei rapporti futuri fra Nord Corea e Sud Corea e Giappone e anche tra Usa e i suoi alleati. Naturalmente in diplomazia si lavora sugli equivoci, tu capisci una cosa in un modo, io la capisco in un’altra ed entrambi sappiamo e giochiamo sull’equivoco altrui. Ma intanto ci avviciniamo. 

Invece sembra il contrario, che sia in corso un allontanamento, o no?

Gli Usa probabilmente oggi pensano che non sia il momento di lasciare equivoci sul tavolo anche perché questo incontro arriva in un momento di tensione nella regione, con la Cina, e mentre Washington sta ritirandosi dall’accordo sul nucleare con l’Iran. Cioè l’America dice a Teheran: se ti arrendi come Pyongyang io tratto, altrimenti niente.

Gli Usa temono forse che da questo disgelo a guadagnarci di più sia la Cina?

Con la Cina è un altro capitolo delicato. La delegazione cinese è appena tornata da Washington dove ha trattato di ridurre il deficit commerciale di 200 miliardi di dollari all’anno. Questo però gli ha comperato solo una tregua. Ci sono ancora molti altri problemi sul tavolo, e il momento di una resa dei conti potrebbe arrivare dopo le elezioni di midterm. Quindi Washington vuole dire a Pechino: non siamo e non saremo morbidi. 

Anche il vice ministro degli esteri nordcoreano nei giorni scorsi a fronte delle manovre congiunte americane-sud corea aveva usato l’esempio della Libia. E’ davvero possibile che gli USA mirino a quanto fatto con Gheddafi?

In realtà chi dice che il Nord Corea ha bisogno dell’assicurazione nucleare non si rende conto che la situazione di Pyongyang è molto diversa da quella della Libia di Gheddafi o dell’Iraq di Saddam. Questi ultimi non avevano una Seoul sotto scacco e “semi alleata”. Cioè: 30mila cannoni nord coreani sono puntanti sui 10 milioni di abitanti di Seoul, qualunque attacco al Nord non potrebbe escludere una reazione di questa artiglieria contro il Sud. 

Quindi, cosa sta succedendo?

I sudcoreani sono ambigui sulla sorte dei fratelli separati del nord, odiano il regime ma le famiglie sono separate tra le due metà del paese e molti non vorrebbero una guerra contro il nord. Inoltre questa ambiguità è stata rafforzata dal buon risultato del vertice tra sud e nord. Pyongyang quindi può abbandonare missili e nucleare senza mettere a rischio la sua sicurezza. A fronte di tutto questo il ricatto nucleare del nord pare davvero eccessivo. Questi scambi servono certamente a dare un senso di realismo alla trattativa in corso. Ma dicono quanto sia doppiamente pericolosa la minaccia del nord, per i missili atomici e per i cannoni di cui dispone.

Si può dire che Usa e Pyongyang vogliano andare all’incontro ognuno considerandosi “più forte” dell’altro? Si tratta in fondo di scaramucce diplomatiche?

Ad oggi, credo che il vertice si farà, si tratta di posizionarsi. La TV cinese ha mostrato Kim che prendeva appunti quando il presidente cinese Xi Jinping parlava, probabilmente Trump vuole che Kim “prenda appunti” da lui ugualmente. Però la partita è molto delicata e non è certo che vada poi in porto, anche se il vertice si farà e un accordo fosse firmato.

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