CONDANNATO A MORTE SALVATO ALL’ULTIMO/ Governatore Texas gli concede la grazia poco prima dell’esecuzione

- Paolo Vites

Era stato condannato a morte nel 1996 pur non avendo ucciso nessuno, ma solo perché a uccidere era stato l’amico che era con lui: così funziona la legge nel Texas

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Amnesty International, pena di morte

La pena di morte esiste ancora in diversi stati americani, anche se non applicata di frequente. Uno di questi stati che non si fa scrupolo di applicarla in modo continuativo è il Texas, quello dove il numero di esecuzioni è il più alto d’America. Non solo: la legge dello stato in materia è semplicemente allucinante, lo scopo vendicativo che ha comunque la pena di morte (la cosiddetta legge del taglione, perché va contro ogni sentimento di riabilitazione del condannato anche se per omicidio che è alla base di ogni giurisdizione civile e non barbara) prevede che si possa essere condannati a morte anche se non si è ucciso materialmente, ma si era semplicemente in compagnia dell’assassino. Allucinante. E’ il caso di Kenneth Foster Jr. condannato a morte nel 1996 perché il suo amico con cui si trovava in giro la notte del 14 agosto di quell’anno ammazzò una persona. Nella loro macchina erano rimasti altri due amici che non erano neanche scesi, dunque totalmente estranei a quanto accaduto: furono condannati all’ergastolo. Non è giustizia ovviamente quella texana. Quella sera i quattro, Foster era un aspirante rapper, se ne andavano in giro in macchina di club in club nella città di San Antonio, occasionalmente fermando persone per la strada e derubandoli dei loro averi minacciandoli con una pistola. Dei balordi, senz’altro.

SALVATO IN EXTREMIS

A un certo punto in mezzo alla strada videro una donna che faceva segno di fermarsi. Lo fecero, Foster e uno degli amici scesero a informarsi di cosa stesse succedendo quando un uomo, il marito della donna, uscì da una abitazione. Evidentemente tra i due era in corso un alterco, forse anche violento, e i tre uomini cominciarono a litigare, quando l’amico di Foster estrasse la pistola, sparò all’uomo e lo uccise. Al processo disse di aver sparato per legittima difesa, ma l’arma dell’uomo (un bianco) non venne mai trovata, scattò così per i due la condanna alla pena di morte. Ovvio, quattro neri contano meno di un bianco, inoltre avevano risposto a una richiesta di aiuto da parte della donna. Da allora Kenneth Foster Jr. ha trascorso tutta la sua vita, più di vent’anni nel braccio della morte fino a quando è giunto il giorno “del giudizio”. Era scattato il momento dell’iniezione letale. Foster passa la sua ultima notte, viene portato verso la cella dove sarà ucciso quando arriva una telefonata, quella che tutti i condannati a morte sperano nel profondo del cuore che arrivi, senza che succeda mai. Invece è così: a pochi minuti dall’essere ucciso, gli viene concessa la grazia. Ma gli è stata salvata solo la vita: Kenneth Foster ha davanti a sé adesso altri 40 anni di carcere. Il suo compagno di quella notte del 1996 è stato giustiziato nel 2006.



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