BABCHENKO E’ VIVO, GIORNALISTA ANTI-PUTIN IN CONFERENZA/ Il passato da combattente in Cecenia

- Niccolò Magnani

Kiev, ucciso giornalista russo dissidente Arkady Babchenko? No, si presenta in conferenza stampa: finta 007 Ucraina per sfuggire ad attentato dei servizi segreti russi

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Kiev, giornalista russo Babchenko ucciso in casa sua (LaPresse)

La carriera da giornalista di Arkadij Babchenko è stata turbolenta e controversa, non solo per il suo ruolo di oppositore del presidente russo, Vladimir Putin. Babchenko ha raccontato la guerra come reporter, ma l’ha vissuta anche in prima persona come combattente, spedito a 18 anni come militare di leva in Cecenia, quando il cruento conflitto infuriava a pochi anni dalla dissoluzione dell’URSS. Proprio questa esperienza lo convince a lavorare come inviato di guerra a partire dal 2000 e a iniziare ad opporre aspre critiche all’operato di Vladimir Putin, come si legge anche nel libro che Babchenko scrisse dopo l’esperienza al fronte, “La guerra del soldato”. E ultimamente Babchenko, conoscendo bene la realtà del fronte, è stato tra i giornalisti russi più critici nelle analisi delle operazioni militari russe in Siria e Ucraina. Articoli e inchieste che, secondo i servizi segreti ucraini, l’hanno portato nel mirino di chi voleva eliminarlo, in quanto giornalista “scomodo”. (agg. di Fabio Belli)

LE SCUSE ALLA MOGLIE

Arkadij Babchenko è vivo e, nelle ultime ore, continuano ad emergere nuovi dettagli sulla clamorosa operazione portata avanti dagli 007 ucraini per salvare la vita del giornalista anti-Putin da un attentato di cui avevano avuto notizia. Attraverso la conferenza stampa nella quale il 41enne scrittore russo è apparso a sorpresa, e mediante il profilo Twitter degli stessi Servizi Segreti di Kiev, è stato svelato come l’assassinio di ieri sera sia stato messo in scena solamente per “stanare degli agenti russi” in servizio sul territorio ucraino, ma l’operazione non è piaciuta né al Cremlino, che ha parlato di “propaganda”, mediante il Ministro degli Esteri, né a Reporter Senza Frontiere che, tramite il Segretario Generale, ha tacciato la vicenda di “patetica messinscena”. Dal canto suo, Babchenko ha spiegato come l’operazione di fatto gli abbia salvato la vita, dato che questa mattina è stato arrestato il presunto attentatore, e ha anche chiesto pubblicamente scusa alla sua consorte, spiegando che non aveva altre possibilità e che ci sono voluti ben due mesi per preparare l’operazione. (agg. di R. G. Flore)

L’IRA DELLA PORTAVOCE DEL CREMLINO

Ha del clamoroso quanto è accaduto oggi a Kiev dove, al culmine di una sceneggiatura da spy story, sono andate in scena, nell’ordine, la ricomparsa sulla scena di Arkadij Babchenko dopo che era stato ritenuto morto, la conferenza stampa in cui si rivelava la messa in scena organizzata dagli 007 ucraini e, infine, la dura replica da parte di Mosca (l’uomo infatti è uno dei più arcigni oppositori di Vladimir Putin). Il giornalista infatti è vivo e vegeto e l’annuncio della sua morte nella serata di ieri è stata solo la parte più evidente di una operazione messa in atto dai servizi segreti ucraini proprio per sventarne l’assassinio e salvargli la vita: stando a quanto di apprende, i suddetti uomini dei servizi segreti sarebbero venuti a conoscenza di un piano da parte del Cremlino di eliminare alcune “persone all’estero”, tra cui il 41enne giornalista e scrittore russo che in passato era stato costretto a lasciare la sua patria per le minacce di morte ricevute a seguito di alcune critiche rivolte proprio a Putin. Ebbene, nella conferenza stampa convocata oggi a sorpresa, Vassilij Gritsak, capo dei Servizi Segreti ucraini, ha spiegato che non solo si è salvata la vita all’uomo ma che il presunto killer è già stato arrestato questa mattina. Di suo, Babchenko ha chiesto scusa a tutti per aver inscenato la sua morte, non svelando però se la sua consorte fosse o meno a conoscenza dell’operazione. Intanto, da Mosca, arriva la durissima replica su Facebook da parte di Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri che, pur sottolineando come “il fatto che Babchenko sia vivo è la notizia migliore”, ha aggiunto che “è un peccato che la messinscena non abbia funzionato in altri casi” spiegando che nella messa in scena orchestrata in Ucraina vi sia stata una notevole componente di propaganda anti-russa. (agg. di R. G. Flore)

FINTA OPERAZIONE DEGLI 007 UCRAINI PER SALVARLO

Avete in mente le spy story alla Mission Impossible? Ecco, il caso di Babchenko è pronto probabilmente a diventare un film dopo quanto successo poco fa: il giornalista anti-Putin dato morto ieri in un vile attentato in casa sua, in realtà si è presentato poco fa in una conferenza stampa a Kiev con il capo dei servizi di sicurezza ucraini. E dunque la sua morte è tutta una messinscena! La svolta clamorosa avviene, come spiegano le prime fonti degli 007 ucraini, per un motivo molto semplice: «è stato scoperto un piano per assassinare Babchenko ed è stata presa la decisione di organizzare un’operazione speciale durante la quale siamo riusciti a raccogliere prove inconfutabili dell’attività terroristica dei servizi speciali russi nel territorio ucraino». L’attentato contro di lui sarebbe dovuto andare in porto il giorno della finale di Champions League a Kiev la scorsa settimana, ma sarebbe fallito per poco: a quel punto allora la decisione degli 007 di organizzare la farsa di ieri per poter contemporaneamente provare ad arrestare la mente di quel tentato omicidio per fortuna non avvenuto. Ora si attende l’ufficialità con tutti i dettagli dalla SBU (servizi ucraini, ndr) ma di certo quello che è successo è molto chiaro: prima era dato per morto assassinato, ora è vivo e vegeto e spiega tutto il suo odio e contrasto ai servizi russi che avrebbero tentato di ucciderlo qualche giorno fa. 

SCAMBI DI ACCUSE UCRAINA-RUSSIA

Lo scambio di accuse tra Ucraina e Russia non si placa dopo l’ennesima uccisione “eccellente” e sospetta avvenuta tra la stampa dissidente anti-Cremlino: il premier ucraino Volodymyr Groysman ha scritto su Facebook questa mattina, «Sono sicuro che la macchina del totalitarismo russo non gli ha perdonato la sua onestà e le sue posizioni di principio». La controreplica di Mosca è altrettanto dura e viene affidata ancora una volta a Lavrov: «il premier ucraino ha un modo deplorevole di condurre gli affari internazionali. I crimini sanguinosi e l’impunità totale sono diventati una routine per il regime di Kiev». Insomma, una sfida di regime contro regime che serve a ben poco specie se poi di mezzo ci finiscono le vittime, innocenti o no non importa: Arkadij Babchenko, 41 anni, padre di una bimba e sei figli adottivi, è stato raggiunto da tre colpi di proiettile alla schiena sul pianerottolo della sua abitazione mentre stava tornando dalla spesa e dal panettiere. Un modo orrendo, come spieghiamo qui sotto, a cui si aggiunge la novità di un possibile identikit fornito dalla polizia di Kiev: il killer avrebbe barba e berretto da baseball. Nel frattempo, dal Cremlino, il Comitato d’inchiesta russo ha annunciato in separata sede dalla polizia ucraina l’apertura di una indagine. 

OLTRE 200 MORTI SOSPETTE

La morte di Arkady Babchenko, giornalista russo anti-Putin, ucciso nelle scorse ore in Ucraina, è solamente l’ultima di una lunga scia di sangue verificatisi negli scorsi due decenni e mezzo nell’ex Unione Sovietica. Secondo alcune associazioni internazionali sono diverse dozzine le scomparse di giornalisti, ma per altre, sono addirittura duecento se non trecento, compresi i casi di sparizioni decisamente sospette. Un mestiere quindi molto pericoloso quello del giornalista in Russia, divenuto tale in particolare dall’inizio degli anni novanta, da quando cioè è crollato il comunismo ed è aumentata la criminalità. Il caso più eclatante risale al 2006, quando venne uccisa Anna Politkovskaja, attivista anti-Putin, autore di numerosi reportage in Cecenia, ammazzata a colpi di pistola nell’ascensore del suo condominio. La Russia risulta essere la nazione con il più alto tasso di omicidi nel mondo del giornalismo, ed in particolare dei reporters d’assalto, coloro che “entrano” direttamente nella notizia, portando avanti inchieste a volte molto scomode per gli uomini al potere. Una situazione decisamente preoccupante, soprattutto perché spesso e volentieri l’autore dell’assassino non viene scoperto e i casi rimangono insoluti. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ALTRO GIORNALISTA ANTI-PUTIN UCCISO

Ancora un giornalista, ancora un dissidente e ancora una vittima ritrovata nella propria casa senza vita: il saggista e cronista assai critico con Putin, Arkady Babchenko, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nella sua casa di Kiev, in Ucraina, dove si era rifugiato essendo assai critico del “regime” di Vladimir Putin al Cremlino. «Era nella sua casa nel distretto di Dniprovski. Sua moglie era in bagno e ha sentito un colpo molto forte. Quando è uscita, ha visto suo marito ricoperto di sangue», ha spiegato a France Presse il capo della polizia di Kiev. Trasportato in pochissimo tempo in ambulanza verso l’ospedale, è morto purtroppo nel tragitto davanti agli occhi angosciati della donna che un attimo prima si è visto sparare il marito davanti agli occhi. «E’ stato colpito tre volte alla schiena sulle scale del suo edificio al ritorno da un negozio», ha rilanciato un suo collega anch’esso oppositore della Russia, Osman Pashaiev. Era uno dei più importanti e conosciuti corrispondenti di guerra sul fronte russo-ucraino e non solo, Babchenko si è visto costretto a lasciare la Russia nel febbraio del 2017 dato che era stato obiettivo di diverse minacce per la propria vita e la propria famiglia. «È opinione comune che sia una buona idea che io viva fuori dal mio Paese per un po»: lo scriveva un anno fa, prima andando a Praga e poi a Kiev, dopo che il suo passato da militare russo lo poneva agli occhi del Cremlino come un “traditore della Patria”.

MOSCA: “NON COMINCIATE LE INDAGINI E GIÀ CI ACCUSANO”

Sette ore prima di essere ucciso Babchenko aveva scritto “beffardamente” su Facebook di essere stato fortunato visto che proprio il 29 maggio 2014 venne salvato dal destino: doveva trovarsi su un elicottero della Guardia Nazionale ucraina ma mancava spazio e non venne imbarcato. Ebbene, il suo servizio giornalistico venne rinviato mentre i filorussi separatisti abbatterono il mezzo facendo tutti morti a bordo: «sono fortunato, è stato come avere due compleanni». L’assoluta incredibilità della vicenda lo pone solo 7 ore dopo ucciso e freddato a colpi di arma da fuoco nel giorno del suo “secondo” compleanno: ora partiranno le indagini ma già si guarda al Cremlino come possibile mandante anche di questo omicidio “giornalistico”. Il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha però già commentato allontanando le accuse: «Un’altra tragedia è avvenuta ieri a Kiev: Arkady Babchenko è stato ucciso, ucciso a colpi di arma da fuoco nella sua stessa casa e il primo ministro ucraino ha già accusato i servizi segreti russi, anche se le indagini non sono ancora iniziate. Ma cominceranno ora, a quanto pare», ha spiegato il capo della diplomazia di Putin intervento al summit internazionale del think thank “Primakov Readings“.

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