USA vs CINA/ L’ultimatum di Trump per mettere Pechino con le spalle al muro

- int. Francesco Sisci

Gli Stati Uniti hanno inviato alla Cina un documento con una serie di richieste per riequilibrare i rapporti commerciali. Per FRANCESCO SISCI si tratta di un ultimatum di Washington

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Xi Jinping (Lapresse)

Gli Stati Uniti provano a evitare una guerra commerciale con la Cina inviando una serie di richieste a Pechino. Secondo quanto riporta Bloomberg, infatti, da Washington sarebbe partito un documento dal titolo eloquente “Balancing the Trade Relationship”, diviso in otto capitoli, che vanno dalla riduzione del deficit commerciale agli investimenti degli Usa in Cina. Francesco Sisci, editorialista di Asia Times e docente nella Renmin University of China, non ha dubbi: “Il tono e la sostanza delle richieste avanzate da Washington verso Pechino in realtà hanno tutto l’aspetto di un ultimatum. Il fatto poi che queste richieste siano state rilasciate a un’agenzia di stampa di fatto mette o cerca di mettere la Cina con le spalle al muro”. 

Cosa intende dire esattamente?

Se la Cina tace e ammette questa forma di trattative, di fatto cede alle richieste americane. Se le rifiuta di fatto apre alla guerra commerciale. A quel punto lo scontro sarebbe colpa di Pechino e non di Washington. Questa situazione mi pare dimostri che l’America pensa di essere arrivata al limite, non ce la fa più, e spinge al massimo per cercare di mettere la Cina alle corde. Pechino a quel punto o si arrende o va a combattere.

Quale potrà essere a questo punto la reazione di Pechino?

Pechino cercherà di evitare la resa o il combattimento. Pensa di avere il tempo dalla sua e mira a spingere più in avanti una soluzione chiara sul commercio e sui sussidi alle tecnologie. Ma questo Washington lo sa e non credo che l’America sia disposta a dare a Pechino ancora molto tempo. Credo che i punti controversi sono essenzialmente due e collegati. 

Di cosa si tratta?

Il primo è il surplus commerciale cinese che deve rapidamente essere ribilanciato secondo le richieste americane di oltre 200 miliardi di dollari all’anno nell’arco di due anni. Il secondo, che è il più delicato per i cinesi, è quello dei sussidi statali al piano di avanzamento tecnologico 2025. Il piano tecnologico cinese dovrebbe portare il Paese ad avere una tecnologia uguale o superiore a quella americana entro il 2025. Tali sussidi sono impropri, perché non rispettano il libero mercato e contravvengono alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio. 

Uno dei punti trattati dal documento riguarda appunto gli investimenti in tecnologia considerata “sensibile”, anche per la sicurezza nazionale. È questo che preoccupa gli Usa nei rapporti con la Cina o qualcos’altro?

Se la Cina raggiungesse e superasse la tecnologia americana, di fatto sarebbe la prima potenza mondiale secondo quanto molti analisti americani vanno dicendo da un paio di anni a questa parte. Se la questione sta in questi termini diventa quasi un problema di vita o di morte per gli Stati Uniti conservare il primato. Visto che siamo già nel 2018, questi sono gli ultimi anni disponibili per fermare la crescita cinese prima del fatale 2025. Il sorpasso economico e tecnologico cinese spaventa poi gli Stati Uniti e alcuni paesi della regione perché il sistema politico ed economico cinese è molto diverso da quello adottato dagli Stati Uniti e dai suoi alleati. Quindi una Cina così diversa, così grande e in crescita così rapida di fatto ha un effetto devastante per l’ordine politico ed economico esistente se proiettato nel futuro.

Si dice che Usa e Cina siano strettamente legate tra loro a livello economico-finanziario: gli Usa importano dalla Cina, mentre la Cina acquista debito pubblico americano. Dato che Pechino sta provando a rendersi meno dipendente dall’export, si troverà in una posizione di forza in caso di guerra commerciale?

Questa è la tesi che Pechino ha comunicato a Washington. Pechino ha detto di avere una capacità industriale ormai superiore a quella di Stati Uniti, Germania e Francia messi insieme. Inoltre, ha un mercato interno molto ampio. Quindi oggi è in grado di sostenere la sua crescita semplicemente dando spazio al suo mercato interno. Non è chiaro se la Cina sbaglia o meno. Ci sono grandi debolezze in America, in Europa e in Giappone. Quindi, la Cina si arrocca aspettando che le crepe altrui incrinino l’avversario e gli facciano cambiare idea. Siamo in realtà su un terreno molto scivoloso e non è affatto chiaro chi uscirà meglio in un eventuale scontro. Di certo la Cina oggi è economicamente più piccola degli Usa e ha meno amici e alleati. Del resto combatte in difesa, cosa più facile che in attacco. Ma se uno scontro ci deve essere, per gli Usa questo è l’ultimo momento: rimandare ancora aumenta solo i rischi, perché la Cina diventa più forte col passare del tempo.

Quanto questo scontro è solo commerciale e quanto rischia di diventare anche militare?

Com’è chiaro, la questione commerciale economica ha risvolti tecnologici e strategici molto importante. Quindi una ricaduta militare è possibile, anche se per il momento appare improbabile. I punti di tensione militari sono vari: c’è il Mar cinese meridionale, le isole Senkaku contese con il Giappone, c’è il confine non definito tra Cina e India. In tutte queste aree potrebbero accadere scontri militari di piccola entità che potrebbero avvitare ulteriormente lo scontro economico-commerciale.

La Cina ha anche rapporti economici importanti con l’Europa, che a sua volta rischia di finire colpita da dazi Usa. Secondo lei l’Ue con chi sceglierà di schierarsi?

Se l’America chiama l’Europa schierarsi, l’Europa si schiererà. Del resto i grandi partner commerciali europei hanno già espresso molto chiaramente tutte le loro preoccupazioni verso le pratiche commerciali inique della Cina. Germania, Francia e Gran Bretagna non sono state parche di critiche verso Pechino.

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