DIARIO ARGENTINA/ Adozioni e traffico di esseri umani, la crisi che mette il paese a rischio

- int. Hugo Macchiavelli

L’America Latina costituisce uno dei mercati più fiorenti per la tratta di persone e l’Argentina è uno dei suoi centri principali. HUGO MACCHIAVELLI ne ha parlato in questa intervista

scuola_asilo_bambina_2_lapresse_2016
LaPresse

L’America Latina costituisce uno dei mercati più fiorenti per la tratta di persone e l’Argentina è uno dei suoi centri principali. A favorire questo mercato c’è poi l’aggravante che al giorno d’oggi risulta quasi impossibile per una persona adottata (legalmente o no) scoprire le sue origini, perché, come in altre questioni, sul caso si assiste al gioco poco pulito di supposte organizzazioni dei “diritti umani” legate a poteri politici, come le Abuelas (nonne) di Plaza De Mayo, che pretendono monopolizzare le indagini sul DNA rendendo di fatto impossibile (a chi non sospetta di essere figlio di desaparecidos) le ricerche. Di questo e di altri temi abbiamo parlato con il giornalista televisivo e radiofonico Hugo Macchiavelli, autore di un bellissimo libro sulle problematiche legate all’adozione. 

Perché scrivere un libro sui bambini adottati?

Innanzitutto perché sono uno di loro e l’ho saputo solo quando avevo 30 anni. Al conoscere la cosa ho trovato molte spiegazioni su azioni che avevo compiuto fino ad allora, come quella di scappare di casa per recarmi a Rio de Janeiro. A partire da lì inizia una ricerca incosciente del mio passato, che ha una seconda tappa nella creazione della mia famiglia a 20 anni anche con la nascita dei miei tre figli. In seguito specializzandomi nel giornalismo, in particolare in quello di indagine: tutti fatti che alla fine trovano spiegazione nella mia condizione di figlio adottato. Non avrei mai pensato di scrivere sul tema. Quando i miei genitori adottivi mi invitarono a un pranzo per spiegarmi qualcosa di importante, capii subito di cosa si trattava. Alla fine la loro rivelazione la presi come spiegazione delle mie azioni precedenti. Ma più che una sorpresa per me è stata la possibilità avuta dai miei genitori adottivi di liberarsi dal peso notevole di una problematica che riguarda anche 5 milioni di persone in Argentina.

In sostanza di che tratta “Chi sono?”, il suo libro?

È una storia, un indagine giornalistica, una cronaca, una testimonianza allo stesso tempo di varie storie che accadono in Argentina frequentemente. Il Paese ha un grande problema di identità non solo con gli italiani e gli spagnoli che ci hanno configurati, ma anche con il nostro passato indigeno che segna l’inizio della conformazione della nostra società, per non parlare di ciò che è successo durante la dittatura degli anni Settanta con i delitti di lesa umanità, un fatto inedito anche a livello mondiale, per arrivare fino alla cultura di mentire sull’adozione, in pratica la soppressione dell’identità. Le famiglie non la denunciavano mai, vista con vergogna al punto tale che d’un tratto nascevano bimbi da madri che si erano messe dei cuscini per simulare la gravidanza ed evitare di confessare al nascituro e alla società la sua condizione di adottato. E ciò causa traumi in noi adottati perché ci viene nascosta l’identità… non tutti hanno avuto la fine felice che mi è toccata.

Mi sembra che però esistano adottati di prima e seconda classe, ossia quelli che lo sono stati sotto la dittatura e quelli nati prima e dopo, che non godono degli stessi diritti…

Ci sono due aspetti. Nel primo caso possiamo segnalare il delitto della soppressione di identità, quali sono le nostre origini o cosa è successo con la nostra adozione, tipo la falsificazione dei certificati di nascita per nascondere la nostra origine. Si potrebbe pensare che le nascite sotto la dittatura siano delitti di maggior gravità istituzionale, ma questo fornisce alla società la maschera adatta per occupare il posto di vittima, visto che c’era una dittatura di mezzo, cosa che diminuisce il valore degli altri adottati, quasi abbiano minor importanza perché non entrano nel terrorismo di stato. Ma non si possono nascondere sotto un tappeto i tantissimi casi come il mio che mi hanno portato a scrivere un libro, perché la cosa non include solo il passato, ma anche il presente e il futuro e anche perché l’Argentina è il campo nel quale agiscono organizzazioni criminali dedicate alla tratta di persone, operanti specie nel Nord del Paese, nelle regioni più povere dove la pratica illegale dell’affitto dell’utero è spesso l’unica fonte di guadagnano per molte donne. Tutto ciò con la complicità della politica: purtroppo si registra un vuoto legislativo che impedisca il proliferare di questo mercato.

Due anni fa in un incontro dedicato presso l’Accademia delle scienze in Vaticano, il magistrato venezuelano Jorge Petit Guerra propose la creazione di una banca dati mondiale di nascituri proprio per scoprire imbrogli derivanti dall’inclusione illegale dell’adottato nel passaporto. Però poi non se ne fece nulla. Perché secondo Lei?

Credo che il traffico di persone rappresenti l’attività illegale più redditizia al mondo, dopo il traffico di stupefacenti. L’Europa, che ha un tasso di natalità pari a zero, cerca i suoi figli altrove, ma ha dei controlli abbastanza efficienti, ma in America Latina ciò non esiste e tutte le manovre per creare qualcosa di buono vengono soffocate per non fermare il business. Però come eccezione c’è da dire che una mia amica ha adottato i suoi tre figli in Russia, dove prospera questo mercato e addirittura i bambini rimangono orfani per anni in istituzioni precarie prima di essere collocati. Per questo sono convinto che quando una nazione non risolve questi problemi di identità il tutto si ritorce contro di essa creando la stessa domanda, che è poi il titolo del mio libro: Chi sono?. Mettendo cioè in questione anche la propria identità nazionale.

Alla fine lei ha conosciuto i suoi veri genitori?

No. Credo che fu una madre giovanissima che mi ha abbandonato in un ospedale e poi sono stato collocato da un’infermiera. Però la mia storia è una delle tante che occupano il mio libro.

Per trovare la sua identità ci sono mezzi come la ricerca sul DNA, della quale si occupava un istituto che però ora lo fa gratuitamente solo se ci sono prove che attestano il fatto all’epoca della dittatura, altrimenti bisogna pagare 30.000 dollari. E questo grazie a una manovra tra l’ex Presidente Cristina Kirchner e le nonne di Plaza de Mayo…

È chiaro che la politica fa i suoi affari e mai gli può scappare un problema tanto fondamentale come quello dell’identità per cui molte organizzazioni dei diritti umani si sono impossessate della capacità di risolvere questi problemi. Da ciò purtroppo deriva la distorsione dello stesso, trattandolo solo in un certo periodo storico e dimenticandosi del resto. Per questo l’istituto di ricerche sul DNA, modificato per decreto dall’ex Presidente Kirchner, si occupa solo di questi casi. Ciò ha comportato un gravissimo problema. 

Quale?

Quello di sentirsi rifiutati due volte. Prima dai genitori veri e poi da un’organismo di diritti umani colluso con la politica a cui non importa nella di quello che invece dovrebbe costituire un diritto umano vero e proprio, come la ricerca della propria identità, anche se non legata agli anni Settanta. Oggi qualcosa sta lentamente cambiando nel ministero della Giustizia, dove ci si sta occupando del caso raccogliendo dati di ben 5 milioni di persone che si pongono la mia stessa domanda per poi vedere di trovare una soluzione. Però se da un lato bisogna indagare sul passato, dall’altro bisogna occuparsi del presente e del futuro combattendo il traffico di esseri umani con ogni mezzo, migliorando anche le leggi per rendere questa lotta più incisiva.

(Arturo Illia)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori