CRISI UCRAINA-RUSSIA/ L’arcivescovo greco cattolico: “non basta la preghiera, riconciliazione si fa con fatti”

- Paolo Vites

Si è tenuto a Roma un incontro fra il capo della Chiesa greco cattolica ucraina e l’ambasciatore americano in Vaticano: chiesti atti di riconciliazione concreti

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Soldati ucraini, foto LaPresse

Mentre la tensione tra Ucraina e Russia rimane sempre alta anche se non ne parla quasi più nessuno con Kiev che ha ufficialmente boicottato i mondiali di calcio che si svolgono proprio nel vicino paese, come sempre è la Chiesa a cercare di sminuire le crisi e i rischi di guerra. Nel 2014 come si ricorda Mosca invase e occupò la Crimea e la regione di Donbas, appartenuti all’Ucraina sin dal 1945, come reazione alla cacciata del presidente ucraino filo russo che aveva governato fino ad allora. In questi giorni il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, l’arcivescovo Sviatoslav Shevchuck, ha rilasciato una intervista, al termine di un incontro tenuto con l’ambasciatore americano in Vaticano, in cui dice che “per noi cristiani e per la gente semplice del popolo, la riconciliazione non significa solo pregare per essa, ma fare atti concreti di riconciliazione. E’ questo il modo di costruire la pace per la prossima generazione”. Ha però spiegato che “riconciliazione non significa riconciliarsi con l’aggressore, non significa accettare bugie e notizie false”.

“LA RICONCILIAZIONE SI FA CON GLI ATTI”

E’ in preparazione per i prossimi 25 e 26 luglio a Washington un incontro tra i ministri del governo americano sul tema della libertà religiosa. Sarà presieduto dal segretario di stato Mike Pompeo che ha detto che “gli Stati Uniti non resteranno spettatori delle violazioni nei confronti delle minoranze religiose”. Dopo l’incontro con l’arcivescovo ucraino, l’ambasciatore americano ha fortemente attaccato la Russia, definendola tra i paesi che violano maggiormente le minoranze religiose e i diritti umani e che non c’è alcun segnale da parte loro che abbiano intenzione di ridurre tali pratiche. Inoltre, la Russia commette ciò anche fuori dei suoi confini come nel caso dell’Ucraina: “cattolici, ebrei e ortodossi sono soggetti a rapimenti, violenze e carcere”. Ma l’arcivescovo ucraino ha insistito che le decisioni per quanto riguarda il suo paese, devono essere prese dal popolo ucraino e non da potenze straniere. Proprio lo scorso mese i ministri degli esteri di Ucraina, Russia Francia e Germania si sono incontrati per discutere come mettere fine alle ostilità che a partire dal 2014 hanno causato oltre 10mila morti.



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