ALLARME ATTENTATI ISIS AI MONDIALI/ “I jihadisti del Caucaso pronti a colpire gli stadi”

- int. Carlo Jean

Mondiali di calcio all’insegna della paura attentati: in Russia c’è una forte rete di cellule terroristiche collegate ai vari paesi islamici confinanti. L’analisi e l’allarme di CARLO JEAN

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Lo stadio di San Pietroburgo (LaPresse)

Un nuovo video propagandistico diffuso dall’Isis torna a minacciare come già fatto negli ultimi mesi i mondiali di calcio appena iniziati in Russia, con “un massacro come mai prima d’ora”. Nel video si vede in particolare lo stadio della città di Sochi, nelle vicinanze del Caucaso, colpito dai terroristi. L’obbiettivo non è casuale, ha spiegato a ilsussidiario.net il generale Carlo Jean: “Il pericolo maggiore per Mosca viene proprio da lì, dove sopravvive ancora sebbene molto ridotto l’emirato caucasico che si è alleato con l’Isis, autentico stato islamico anche se molto ridotto da anni di guerra, e poi i ceceni, le cui cellule terroristiche sono ancora funzionanti”. Un mondiale da paura dunque, anche perché, dice ancora Jean, “il 18 per cento della popolazione caucasica è islamica e in paesi confinanti come l’Uzbekistan è fortemente radicalizzata e di religione sunnita, per cui con il dente avvelenato per quanto fatto dai russi in Siria, alleati con gli sciiti”.

L’Isis sconfitto sul terreno sembra che continui ad avere un buon ufficio propaganda, a giudicare dai video e dalle minacce, come si spiega?

I fanatici sopravvissuti continuano a operare da fanatici. Benché usino ancora la firma dell’Isis, nel caso russo esistono nemici islamisti di lunga data che hanno preso per così dire l’eredità dei primi e hanno territori e spazi per mettere in atto comodamente le loro minacce.

Sono minacce credibili? C’è davvero il rischio di uno o più attentati?

Direi di sì. La Russia non subisce attentati da tempo, ma ha reti di terroristi tutt’ora in funzione. Ricordiamo poi che il 18 per cento della popolazione è di origine caucasica e centro-orientale, soprattutto in Uzbekistan sono forti e organizzati.

Il famoso emirato caucasico esiste ancora?

In piccola parte, ma esiste, ed è sempre un pericolo. Va tenuto conto che molti foreing fighters che combatterono in Iraq e Siria sono ceceni e anche uzbeki. C’è una rete terroristica islamica che arriva fino alla Cina, nella regione di Xinjiang dove vivono gli Uiguri, autori di attentati contro Pechino e collegati alla rete russa islamista.

I terroristi minacciano l’uso di droni, è possibile?

Senz’altro. Sono perfettamente in grado di far viaggiare droni caricati con qualche chilo di tritolo e di farli esplodere. Sono facilmente usabili, possono infilarsi in uno stadio, facendo molti morti ma soprattutto scatenando il panico tra le folle e questo è il pericolo maggiore. Anche se l’esplosione non è devastante, il panico invece può provocare autentiche stragi.

I servizi segreti e le forze dell’ordine durante le olimpiadi di Sochi nel 2014 fecero un ottimo lavoro, ci riusciranno anche questa volta?

Questa volta non c’è da difendere una sola città come allora, gli obbiettivi sono tanti, per cui l’impresa è assai dura. E’ vero però che, a parte uno sbandamento di qualche anno dopo la caduta della Russia sovietica, il paese ha una tradizione da un punto di vista storico di stato di polizia, con servizi segreti più che efficienti nel controllo della popolazione. In questi ultimi anni sono tornati in piena efficienza e massacri come quello di Beslan non sono più effettuabili.

Quindi, un mondiale da vivere con il fiato sospeso?

Gli islamici che vivono in Russia o zone limitrofe sono sunniti, quindi hanno il dente avvelenato nei confronti di Mosca per il supporto che ha dato agli sciiti in Siria. Tagikistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Kazakistan dove da tempo viene segnalato un incremento dell’infiltrazione del radicalismo di matrice islamista e del jihadismo, sono i paesi su cui la Russia tiene gli occhi puntati per evitare infiltrazioni terroristiche. Vedremo come ci riusciranno, speriamo di sì.

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