STUDI VIETATI AGLI STUDENTI CATTOLICI/ Canada vieta l’iscrizione per “discriminazioni di persone LGBT”

- Paolo Vites

Una sentenza della Corte suprema canadese vieta l’iscrizione alle scuole di sviluppo professionale agli studenti provenienti da università cattoliche, ecco di cosa si tratta

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Hai studiato in una scuola o in una università cattolica? Be’, ci dispiace ma non la ammettiamo agli studi di specializzazione e agli istituti di formazione lavoro. E’ quello che ha stabilito la Corte superiore canadese, un paese sempre più votato all’ateismo di stato come ai vecchi tempi della Russia sovietica, che ha detto che le cosiddette “law societies”, istituti di specializzazione successivi alla laurea che permettono la formazione professionale, possono rifiutarsi di accettare studenti provenienti da università o scuole religiose  perché gli istituti religiosi, dicono, discriminano gli studenti LGBT. Altro esempio: siccome per statuto di iscrizione gli studenti della Trinity Western University, una università cattolica, devono astenersi per regola dai rapporti sessuali prima del matrimonio, la Corte suprema ritiene questa regola discriminatoria.

CANADA SEMPRE PIÙ PRO-LGBT

La Trinity Western ha ottenuto nel 2012 dal ministero dell’istruzione e dalla Federazione delle Law Societies l’autorizzazione ad aprire la propria “law school”, ma la Federazione oggi ritiene che la visione sessuale dell’università sia discriminatoria e contraria alla popolazione LGBT. L’Alta Corte dello stato della British Columbia in realtà ha sentenziato che non si possono negare iscrizioni di studenti in base al loro credo religioso, ma due associazioni hanno fatto appello alla Corte Suprema che ha sentenziato che, volendo, le “law school” possono rifiutare l’iscrizione a chi proviene dalla Trinity Western. Nella sentenza si legge che questa decisione è il riconoscimento del dovere dello stato. Secondo uno dei responsabili dell’università cattolica, “La libertà di religione e di associazione non è essenziale solo per le organizzazioni basate sulla fede, ma per il funzionamento della democrazia stessa. Seguendo questa sentenza, quella libertà vitale è ora in pericolo”.



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