CAOS SIRIA/ Stati Uniti e jihadisti contro siriani e russi, guerra dietro l’angolo

Gli Usa le tentano tutte per evitare la riconciliazione dei jihadisti con il governo siriano. Intanto i russi schierano ingenti truppe nella zona di Palmira. PATRIZIO RICCI

26.06.2018 - Patrizio Ricci
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LaPresse

Venerdì scorso Wajdi Abu Sles, il comandante in capo delle “Brigate Omari”, ha aderito alla proposta di riconciliazione della Russia, accettando la rappacificazione con il governo siriano. L’intesa raggiunta, che prevede l’amnistia per tutti i membri della milizia (una delle più grandi milizie anti-governative nel sud della Siria), è un risultato molto positivo: eviterà ulteriori spargimenti di sangue per la riconquista della città di Deir Dama, Ash Shiyah e di parte della città di Juddal (tutte detenute dai ribelli). 

Il testo dell’accordo non si limita all’accettazione della rappacificazione, ma lancia anche una precisa denuncia contro le forti ingerenze esterne nel proseguimento della guerra siriana: “Sappiamo che ci sono avversari della nostra decisione”, scrive il comandante Wajdi Abu Sles. E precisa: “sono sponsorizzati da paesi stranieri. Stanno cercando di impedire la riconciliazione e la lotta al terrorismo. Siamo pronti ad unirci all’esercito per combattere i terroristi”.

La dichiarazione del capo della Brigata Omar confligge con un’altra dichiarazione: quella del portavoce degli Stati Uniti Heather Nauert, rilasciata in pari data. La Nauert avverte che la Siria — il paese che in parte gli Stati Uniti occupano — non può condurre operazioni militari contro organizzazioni terroristiche all’interno dei propri confini. In altri termini, per Washington è preferibile che il milione di residenti (della provincia di Daara) rimangano sotto il controllo delle 49 differenti milizie jihadiste che compongono il Southern Front (la coalizione che raggruppa tutti i gruppi armati ribelli nel governatorato di Daara), piuttosto che ci sia un accordo di pacificazione. 

Ovviamente questo non ha senso. Scalzare ad ogni costo Assad a discapito di ogni altra considerazione (compreso la volontà del popolo siriano di autodeterminarsi) — dimostra chiaramente che l’obiettivo degli Stati Uniti in Siria, consiste solo nel cinico perseguimento dei propri interessi regionali. In questo contesto, la dinamica dei fatti siriani dimostra chiaramente che il diritto umanitario è richiamato continuamente e “opportunamente” dagli organismi internazionali al solo scopo di fornire la legittimità giuridica  per giustificare e prolungare ulteriormente la presenza straniera.

Fa parte di questo progetto il viaggio della Merkel a Beirut (22 giugno) per evitare che un milione e mezzo di profughi siriani tornino nella propria patria, perché questo significherebbe accelerare il ritorno alla normalità e l’uscita dalla fase emergenziale che si vuole mantenere. 

Allo stesso modo, il comando statunitense manda quasi giornalmente i “ribelli” che addestra nella propria base siriana di al Tanf al di fuori della zona auto-dichiarata zona di de-conflict per attaccare le forze governative siriane: se l’esercito siriano risponde, viene bombardato. Accanto a questo tipo di azioni si moltiplicano gli attacchi diretti contro le forze governative e gli alleati iraniani.

Su questa linea gli Stati Uniti stanno esercitano forti pressioni sui gruppi ribelli affinché non aderiscano alle offerte di riconciliazione. Sembra non si tratti i semplici consigli: è significativo che tutti i capi delle milizie che hanno accettato di parlamentare con i negoziatori russi, siano stati uccisi da sconosciuti elementi islamisti radicali.

Quest’ultima è la misura che descrive la natura della guerra in atto ma ormai ora — ad un passo dal traguardo — difficilmente la Siria, la Russia e l’Iran rinunceranno al ritorno completo della sicurezza nel paese ed al controllo delle frontiere. Pertanto, è altamente improbabile che questa volta Mosca si pieghi alle iniziative statunitensi, se esse saranno stupide. Le ingenti forze russe viste nella località di Palmira intendono fornire agli Stati Uniti un utile promemoria: le vicende odierne potrebbero essere solo l’avamposto prima dell’Armageddon.

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