Usa, sequestrati rosari a migranti messicani/ “Oggetti pericolosi o inutili”: denuncia del custode di un campo

- Paolo Vites

Un ex custode dei campi di detenzione per migranti messicani, ha raccolto migliaia di oggetti sequestrati dalla polizia di confine americana e li ha fotografati

migranti-messicani-rosari
Statuette della Madonna di Guadalupe sequestrate ai migranti messicani, foto di T. Kiefer

Viste così, sul sito dove Tom Kiefer ha cominciato a caricarle dal 2015, queste foto fanno venire in mente quelle dei campi di concentramento nazisti dopo che furono liberati dai soldati russi e americani. Le foto cioè delle cose personali confiscate a tutti coloro che arrivavano nei lager: pettini, libri, bibbie, occhiali, portafogli e altro ancora. Queste però sono le foto dei beni personali sequestrati dalla polizia di frontiera americana ai migranti messicani arrestati mentre cercavano di attraversare il confine dal Messico. In teoria, venivano restituite loro una volta che venivano espulsi, ma Tom Kiefer, custode di uno dei campi chiamiamoli non di concentramento ma di custodia in Arizona, ha trovato migliaia di questi oggetti proprio come succedeva ad Aushwitz. Tra di essi anche dozzine di rosari. Ebbene, secondo le disposizioni della polizia di confine, questi oggetti, tra cui anche i rosari, vengono sequestrati perché considerati “potenzialmente pericolosi” o “non essenziali”. Verrebbe da fare dei paragoni con i nazisti, ma lo evitiamo, diciamo solo che considerare pericoloso o non essenziale un rosario è una forma di pura crudeltà messa in atto da agenti che appartengono a un paese che si fa orgoglioso di definirsi cristiano e che ha come motto “Confidiamo in Dio”. Così recita l’ordinamento della polizia di confine americana: “Tutte le proprietà personali sono sequestrate e archiviate fino al rilascio del prigioniero o al trasferimento dalla custodia di polizia. Quando una persona fermata lascia la nostra custodia, restituiamo loro le proprietà personali”.

USA, SEQUESTRATI ROSARI A MIGRANTI MESSICANI

Così non succede, evidentemente. Tra il 2007 e il 2014, Kiefer ha raccolto migliaia di beni personali che erano stati lasciati abbandonati nei campi di detenzione. Li ha puliti, tenuti in ordine e fotografati, cercando di capire come poterli ridare ai legittimi possessori: chiavi, lacci delle scarpe, dentifrici, spazzolini da denti, pettini, brocche di plastica usate per il terribile viaggio attraverso il deserto rovente. Ma per oggetti come pettini, giocattoli, e manufatti religiosi li ha sistemati in modo che chi guarda le sue foto possa identificarsi con la sofferenza di queste persone. Come racconta in un articolo il sito AmericanMagazine, curato dai gesuiti statunitensi, queste foto sono finite anche in alcune mostre pubbliche e ne hanno parlato riviste prestigiose come il New Yorker: in modo drammaticamente ironico, la collezione di foto di Kiefer si chiama “The American Dream”, il sogno americano, che è sempre stato quello di emigrare in questo paese. Quale il motivo per cui togliere ai migranti un rosario o un giocattolo definendolo pericoloso? Per Kiefer, solo quello di umiliare e privare di dignità umana i migranti: “La disumana, malvagia natura della nostra politica”. 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori