Messico Elezioni Presidenziali: 3400 cariche da rinnovare/ Favorito populista ‘Amlo’ Obrador: “giorno storico”

- Silvana Palazzo

Elezioni presidenziali in Messico, oggi al voto: favorito “Amlo” con la sua promessa di rivoluzione. Terzo tentativo per Andrés Lopez Obrador, sconfitto nel 2006 e 2012. Le ultime notizie

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Città del Messico

È stato il candidato presidente primo a votare tra tutti: è il leader del Movimento populista di sinistra “Morena” ed è convinto che al terzo tentativo riuscirà a salire al potere in Messico. Si tratta ovviamente di “Amlo” che a Città del Messico ha votato nel suo seggio alle Elezioni Presidenziali e Legislative: «Viviamo un giorno storico, il popolo messicano deciderà liberamente chi dovrà guidare il governo per i prossimi sei anni». Il candidato favorito ritiene di rappresentare con il suo movimento l’unica possibilità reale di cambiamento e di trasformazione e proprio per questo il voto di oggi assume di importanza “capitale” per Obrador. «Si tratta di un referendum, di un plebiscito, la gente deciderà fra avere ancora lo stesso o cambiare davvero. E pensiamo che gli elettori ci daranno il loro appoggio per iniziare la quarta trasformazione della vita pubblica del Paese», conclude “Amlo” davanti ai cronisti internazionali. Ricordiamo che oltre ad eleggere il nuovo presidente, vi sono 3400 cariche pubbliche tra cui deputati, senatore, otto governatori e anche il capo del Governo di Città del Messico. (agg. di Niccolò Magnani)

UCCISO UN NUOVO GIORNALISTA: 130 MORTI IN CAMPAGNA ELETTORALE

Il favorito è sempre lui, “Amlo” Obrador, che rischia seriamente di divenire quel nuovo “caudillo” che il centro-sud America ormai vede come consuetudine da decenni: a poche ore dal voto purtroppo va segnalata un’altra uccisione di un giornalista, ammazzato durante la campagna elettorale più sanguinosa della storia messicana. Il reporter morto oggi si trovava nello Stato di Quintana Roo, nel sudest del Paese: si chiamava José Guadalupe Chan ed è stato freddato a colpi di pistola un giorno e mezzo fa, ma la notizia è emersa oggi a seggi praticamente aperti. Si trovava in un bar della comunità indigena di Felipe Carrillo Puerto e il suo killer gli ha sparato a bruciapelo entrando nel locale; pare che il giornalista fosse stato minacciato nelle scorse settimane per alcuni articoli contro le troppi morti e violenze contro la stampa in Messico in questa campagna elettorale. «Chan aveva ricevuto minacce nelle ultime settimane e aveva comunicato la cosa alle autorità ma che queste non hanno adottato alcun mezzo di protezione», spiega Alto commissariato Onu per i diritti umani dopo la tragica uccisione di queste ore. 130 morti in questi mesi, specie politici e giornalisti: l’alba che si sta per riaprire in Messico, ancora una volta, è purtroppo segnata dal sangue e dalla mancanza di una vera democrazia nonostante le libere elezioni che stanno per rieleggere Obrador. (agg. di Niccolò Magnani)

SEGGI APERTI IN MESSICO

Ancora pochi minuti poi, dalle ore 8:00 (le 13:00 in Italia), apriranno i seggi in Messico per le elezioni presidenziali. Grande attesa per sapere chi sarà il nuovo rappresentante del paese del centro America, con l’attuale numero uno, Enrique Pena Nieto, che ha perso moltissimi consensi negli ultimi anni, complice il grave peggioramento delle condizioni vita, leggasi lavoro, sicurezza e salute. Come riportato dai colleghi de Ilpost.it, l’attuale presidente sarebbe il favorito per il solo 17% della popolazione, un numero molto esiguo che sembra aver già condannato lo stesso Nieto. In vantaggio su tutti sembrerebbe essere invece “Amlo”, politico nazionalista di sinistra e populista, che i giornali hanno già ribattezzato come il Donald Trump messicano. Quelle di oggi saranno le più grandi elezioni della storia del Messico, visto che i seggi in cui si voterà saranno più di 18mila. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

FAVORITO “AMLO”

In Messico è il giorno delle elezioni più grandi della sua storia: si rinnovano infatti le cariche di presidente, governatori degli Stati, Parlamento e sindaci delle città. Il Paese sta per entrare in una fase importante della sua storia nazionale con lo scaricamento dei partiti tradizionali che sono al potere da 90 anni. Al voto sono chiamati 90 milioni di messicani: il favorito è il candidato di centrosinistra del movimento Morena, Andrés Lopez Obrador (Amlo per i suoi sostenitori), che ha perso nel 2006 e 2012. Amlo promette trasformazioni epocali per sconfiggere la corruzione, affrontare Donald Trump e aiutare i più poveri. I sondaggi danno il 64enne ex sindaco di Città del Messico in testa con un vantaggio di oltre 20 punti sugli sfidanti diretti, che sono Ricardo Anaya, esponente dello storico partito del centrodestra, e José Meade, l’indipendente su cui il Partito rivoluzionario istituzionale ha puntato per rifarsi un’immagine dopo gli scandali per la corruzione che hanno portato Pena Nieto alla fine del suo mandato.

ELEZIONI IN MESSICO: LA LOTTA AL CRIMINE E ALLA VIOLENZA

Il vincitore delle presidenziali messicane dovrà affrontare in primis la lotta al crimine e alla violenza, una vera e propria emergenza nel Paese. Le cifre ufficiali parlano di 250.547 persone uccise tra il 2006 e il 2018 a causa di attività legate principalmente al narcotraffico e alla corruzione di ogni tipo. Si tratta di una media di 80 persone al giorno. Non sorprende poi che associazioni per la difesa dei diritti umani abbiano denunciato l’esistenza in Messico di circa 35mila desaparecidos e di 30mila cadaveri che non è stato possibile identificare. La misura di Felipe Calderon di militarizzare nel 2006 l’ordine pubblico facendo scendere l’esercito in strada non ha frenato l’espansione della violenza. La stessa campagna elettorale è stata contrassegnata dalla violenza: come riportato dal Fatto Quotidiano, solo quest’anno sono stati uccisi 133 uomini politici e 50 loro famigliari. Anche nel mondo dei media sono tanti i lutti per violenza: Ana Cristina Ruelas, direttrice dell’associazione Articolo 19, ha ricordato che tra le 200 aggressioni subite dai giornalisti messicani nel 2018 circa 60 sono avvenute durante la campagna elettorale. 

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