Kabul, suicida afgano migrante espulso dalla Germania/ Polemica contro il Ministro Seehofer: “non è colpa mia”

Migrant Afghano suicida a Kabul dopo espulsione dalla Germania: polemiche contro il Ministro Seehofer per la linea dura dei respingimenti, “non è colpa mia” 

12.07.2018 - Niccolò Magnani
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Angela Merkel e Horst Seehofer (LaPresse)

Si è suicidato impiccandosi nella “sua” Kabul dopo che era stato di recente espulso dalla Germania insieme ad altri 68 connazionali rifugiati provenienti dall’Afghanistan dopo un enorme e lungo viaggio “della speranza”. Il 10 luglio scorso, il leader della Csu nonché Ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer aveva detto pubblicamente di aver festeggiato il suo 69esimo compleanno felice per il rimpatrio dei 69 migranti afghani. Ecco, tra di loro c’era anche il 23enne che una volta ritornato in patria ha deciso di porre fine alla propria vita, impiccandosi nella capitale Kabul: il provvedimento aveva scatenato l’entusiasmo del ministro dell’Interno, che sull’immigrazione tiene una linea dura, ma anche notevoli polemiche nei giorni caldi ancora in Germania per lo scontro alla maggioranza tra Merkel (linea accoglienza rifugiati) e Seehofer (respingimenti e distribuzione delle migrazioni secondarie, come del resto stretto in accordo anche col nostro Ministro Salvini).

LA REPLICA DI SEEHOFER: “NON È COLPA MIA”

Dopo la tragica notizia, evidenti sono state le polemiche sia in patria che in Europa contro il Ministro “ribelle” della Grosse Koalition di casa tedesca: «E’ arrivato il momento che Seehofer se ne vada», ha denunciato Jan Korte, leader dell’estrema sinistra Die Linke. I Verdi non sono da meno e contro il Ministro lanciano «Seehofer non ha fallito solo moralmente, semplicemente non ha capito il principio del primo articolo della nostra Costituzione». Avanti alla richiesta delle dimissioni, Seehofer prova a difendersi «sono dispiaciuto per quanto accaduto ma non dimetterò. Tra tutte le cose, nel giorno del mio 69 compleanno, e non l’ho ordinato io ma le autorità Amburgo, 69 persone sono state rimandate indietro in Afghanistan. Non è colpa mia», spiega il Ministro dopo che l’agenzia DPA riporta il lamento ufficiale delle istituzioni afghane. Sostengono che Berlino abbia deportato un alto numero di loro concittadini, mentre gli accordi prevederebbero un massimo di 50 persone rimpatriate per ogni singolo volo. Dei 69 deportati, 51 venivano dalla Baviera, terra d’origine di Seehofer, come riporta Repubblica.



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