BREXIT, SCONTRO UE-LONDRA/ Ultime notizie: Barnier, “accordo entro dicembre o ‘No Deal’”

- Silvana Palazzo

Brexit, Ue avvisa: “Pronti anche a nessun accordo”. In caso di no-deal potrebbe servire il visto per andare in Gran Bretagna (e viceversa). Le ultime notizie sulla trattativa

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(LaPresse)

È un muro contro muro, con uno dei due “muri” a sua volta frastagliato dalle divisioni interne di un Governo tutt’altro che cementificato in maniera uniforme. Oggi le parole importanti arrivano dal capo-negoziatore dell’Unione Europea, Michel Barnier, che in una conferenza stampa da Bruxelles spiega «prima del mese di dicembre l’Ue constaterà se vi sarà un accordo o meno. e si prende il conto alla rovescia di un’uscita fissata dal Regno Unito il 29 marzo 2019 servono alcuni mesi per il tempo della ratifica, che sono incompressibili. Se si sottraggono questi mesi, l’accordo deve essere trovato o la constatazione che non c’è accordo sarà fatta prima del mese di dicembre». In un altro passaggio, Barnier è stato ancora più esplicito dicendo che «Non abbiamo bisogno di più tempo, ma di decisioni e chiarezza, dobbiamo dare certezze giuridiche» e per questo motivo «Siamo aperti a qualunque soluzione purché siano praticabili ed in tempo utile per il recesso. Siamo pronti ad accettare anche un ‘no deal’ e ci prepariamo a qualunque livello» conclude il negoziatore “avvisando” Londra di una possibile conclusione non positiva per la trattativa. (agg. di Niccolò Magnani)

LONDRA E BRUXELLES AL LAVORO PER L’ACCORDO

Vi abbiamo raccontato la situazione di altissima tensione legata alla Brexit, con la Commissione dell’Unione Europea che ha lanciato l’allarme: “Dobbiamo prepararci per ogni eventualità”. La fuoriuscita della Gran Bretagna dalla Ue infatti desta preoccupazione, ancor di più a causa delle turbolenze che sta vivendo il governo di Theresa May: pochi giorni fa il ministro degli Esteri Boris Johnson e il ministro per la Brexit David Davis hanno rassegnato le proprie dimissioni. Ma Bruxelles non ha intenzione di arrivare a una rottura traumatica e proprio per questo motivo, sottolineano i colleghi de Il Giornale, Londra e Bruxelles sono al lavoro per raggiungere una intesa preliminare per la Brexit entro il prosimo 18 ottobre 2018. “Non vedo l’ora di intensificare, riscaldando i negoziati e assicurandoci che siamo nella posizione migliore per ottenere il migliore accordo”, le parole del nuovo ministro per la Brexit Dominic Raab. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

STATI IMPREPARATI A MANCATA INTESA

Il monito dell’Unione Europea è stato chiaro, bisogna prepararsi a tutti gli scenari possibili riguardo la Brexit, anche al mancato accordo che di fatto farebbe sfumare l’uscita “morbida” dall’Unione Europea dei britannici. Nonostante questo, i portavoce UE sono stati abbastanza chiari riguardo al fatto che in realtà c’è grande impreparazione riguardo i possibili scenari, un mancato accordo potrebbe creare molti problemi a diversi Stati, sia dal punto di vista commerciale, sia dal punto di vista politico. ““LEuropa lavora duramente ad un accordo, ma non c’è certezza che sarà raggiunto. E anche se lo fosse, il Regno Unito non sarà più uno Stato membro.” Questa la comunicazione di oggi della Commissione UE che enfatizza la difficoltà oggettiva del momento. (agg. di Fabio Belli)

VERSO L’HARD BREXIT?

Dopo l’allarme lanciato dalla Commissione Ue in vista di un mancato accordo sulla Brexit del Regno Unito, non si può non pensare alla peggiore delle ipotesi già ribattezzata come “hard Brexit”. Con questo termine si fa riferimento ad un recesso senza alcun accordo relativo ad un periodo di transizione dopo la data del 30 marzo 2019. Abbiamo già visto nel focus precedente quali potrebbero essere le possibile conseguenze di un mancato accordo per l’Europa sul piano economico ma altrettanto gravi potrebbero essere anche quelle per il nostro Paese. Stando ad una analisi di Coldiretti, il mancato accordo metterebbe a rischio 3,3 miliardi di esportazioni agroalimentari Made in Italy in Gran Bretagna realizzati nel 2017. Una eventualità oltremodo dannosa, come osserva Coldiretti, ma possibile per tutte quelle imprese italiane attive su un mercato importante per cibo e bevande nostrane. A farne le spese sarebbe soprattutto la produzione di vino e in particolare del Prosecco, mentre secondo Coldiretti, al secondo posto ci sarebbe la pasta seguita dall’ortofrutta, dai formaggi e dall’olio di oliva. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

CONSEGUENZE DI UN MANCATO ACCORDO SU EUROPA

L’avvertimento da parte della Commissione Ue sulla questione Brexit inviato ai 27 Stati membri è chiaro: occorre essere preparati a qualunque evenienza, anche al fallimento degli accordi con Londra. Ogni scenario, dunque, non può assolutamente essere trascurato compreso il più funesto, ovvero l’uscita del Regno Unito senza il raggiungimento di un accordo. Ma in tal caso, quali potrebbero essere le conseguenze per l’Europa? Come spiega Il Secolo XIX, “senza un accordo con Londra la Brexit potrebbe costare ai Paesi Ue fino all’1,5% del Pil annuo”. A tale risultato si è giunti dopo una simulazione del Fondo Monetario Europeo condotta nel quadro delle analisi che si svolgono periodicamente sull’economia dell’Eurozona. Si tratta chiaramente di un risultato che, come spiega lo stesso Fmi va preso con le pinze ma che non si basa solo sui rapporti commerciali tra Ue e Regno Unito ma anche sull’integrazione dei due sistemi economici. Sempre secondo lo stesso studio, in caso di “soft Brexit” con accesso al mercato unico “l’impatto potrebbe essere praticamente nullo (0,06%)”. Intanto, come riporta Tgcom24, a Bruxelles avrà luogo il primo incontro tra il negoziatore Ue Michel Barnier e il nuovo negoziatore inglese Dominic Raab. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

THERESA MAY OTTIMISTA

La Commissione Ue lancia l’allarme sulla Brexit. Da Bruxelles arriva l’avvertimento ai 27 Paesi di «intensificare gli sforzi per prepararsi ad ogni eventualità», cioè ad un fallimento delle negoziazioni con Londra. Per questo la Commissione Ue ha chiesto in una comunicazione agli Stati membri di accelerare i preparativi in caso “no deal” con il Regno Uniti su un’uscita ordinata dall’Unione Europea. Più fiducioso Dominic Raab, il negoziatore inglese per la Brexit. «Abbiamo fatto molti progressi. Stiamo lavorando per trovare il miglior accordo possibile» ha dichiarato al termine dell’incontro con Michel Barnier, il negoziatore per l’Ue. Anche la premier britannica Theresa May esclude la possibilità di una “hard Brexit”: «I progressi compiuti finora – riporta Sky News – suggeriscono che non andremo a finire lì». Se i colloqui proseguiranno secondo i piani, l’accordo dovrebbe essere raggiunto entro ottobre. (agg. di Silvana Palazzo)

COMMISSIONE A STATI MEMBRI, “RESPONSABILITÀ CONDIVISE”

La commissione Ue ha messo in guardia sulla Brexit avvertendo i 27 Paesi al fine di “intensificare gli sforzi per prepararsi ad ogni eventualità”. Tra le eventualità previste anche un possibile fallimento delle negoziazioni con Londra. Sempre a detta della Commissione Ue, tuttavia, risulta importante lavorare alacremente al fine di riuscire a giungere ad un accordo con la Gran Bretagna. Mina Andreeva, portavoce della Commissione, come riporta Repubblica.it ha commentato: “Vogliamo essere pronti per entrambi gli scenari”. La preparazione ad un recesso del Regno Unito, tuttavia, secondo la comunicazione ufficiale dovrebbe rappresentare una responsabilità non solo delle istituzioni dell’Unione europea: “si tratta di un impegno comune, condiviso a livello di Unione, nazionale e regionale, che coinvolge in particolare anche gli operatori economici e altri soggetti privati”. Ciascuno, dunque, secondo l’ottica della Commissione, dovrebbe essere pronto a ogni evenienza ma soprattutto dovrebbe assumersi la responsabilità della propria situazione. Il ritiro del Regno Unito dall’Ue potrebbe avvenire il 30 marzo 2019, una data che richiede necessariamente estrema preparazione da parte di tutti. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

UE: “PRONTI ANCHE A NESSUN ACCORDO”

Se il Regno Unito non dovesse raggiungere un accordo con l’Unione europea sulla Brexit, i cittadini britannici potrebbero essere obbligati a dotarsi di visto per recarsi nell’Ue e, in quel caso, anche i cittadini Ue che volessero andare Oltremanica. Le due parti oggi non hanno raggiunto un accordo sul punto. Funzionari Ue ritengono che è ciò a cui potrebbe portare una “hard Brexit”. «Dato che non abbiamo alcun accordo di esenzione dal visto con il Regno Unito, visto che sono nell’Ue, tecnicamente, sarebbe necessario il visto a partire dal 30 marzo 2019, ma anche questa è una cosa che possiamo risolvere unilateralmente, mettendo il Regno Unito nella lista dei Paesi liberi da obbligo di visto. È una misura che si farebbe a livello Ue» ha dichiarato un alto funzionario. In ogni caso, si lavora per arrivare ad un accordo di ritiro in ottobre. La Commissione Ue però chiede ai governi di «prepararsi a tutti gli scenari». Lo ha scritto nella comunicazione che ha preceduto l’incontro con il negoziatore inglese per la Brexit Dominic Raab. 

POTREBBE SERVIRE IL VISTO PER ANDARE IN GRAN BRETAGNA

Sono due gli scenari possibili per l’Unione europea. Il primo prevede l’esistenza di un accordo ratificato entro il 30 marzo 2019 e subito in vigore: in questo caso le leggi Ue smetteranno di essere applicate al Regno Unito a partire dal 1 gennaio 2021, ovvero dopo un periodo di transizione i cui dettagli faranno parte dell’accordo. Il secondo scenario prevede l’assenza di un accordo o la sua mancata ratifica entro i termini da qualcuna delle parti: in questo caso non ci sarà periodo di transizione e le leggi Ue smetteranno di applicarsi dal 30 marzo 2019. Per questo Bruxelles invita le aziende a prepararsi: «Devono prendere tutte le decisioni e completare gli aspetti amministrativi entro il 30 marzo 2019 per evitare interruzioni». E agli Stati parla di misure di contingenza «”per mitigare gli effetti che inevitabilmente arriveranno attorno alla data dell’uscita» in caso di non accordo e quindi senza periodo di transizione. Le misure di emergenza «saranno in teoria temporanee finché non ci saranno i necessari accordi a lungo termine».

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