‘MAY-DAY’, È CAOS BREXIT: NO-DEAL PIÙ VICINO?/ Merkel tende mano alla Premier: “faccia altra proposta”

Brexit, vince il no: “no deal” più vicino, è May-day in Gran Bretagna e Unione Europea. Merkel tende la mano alla Premier, “c’è tempo per altra proposta, la faccia”

15.01.2019, agg. il 16.01.2019 alle 11:49 - Niccolò Magnani
Brexit in Parlamento
Brexit, scontro May-Corbyn (LaPresse, 2019)

È proprio il caso di dirlo, “May-day” sull’intera Gran Bretagna (e pure sull’Europa): le Borse, i mercati, i commerci tra Londra e Bruxelles potrebbero farsi assai più complessi con un “no deal” incontrollato, come detto anche da Barnier e Juncker nelle ultime ore. La svolta recente però è rappresentato dal messaggio lanciato dalla Cancelliera Angela Merkel che dalla Germania apre ad un tempo “più lungo” per la premier May per poter presentare un nuovo accordo a Bruxelles e subito dopo a Londra: «Abbiamo ancora tempo per trattare ma adesso la premier britannica deve fare una proposta», fa sapere da Berlino la n.1 del Governo Cdu-Csu dopo la bocciatura ieri in Parlamento del primo “accordo-May”. «Cerchiamo di trovare una soluzione ordinata, ma siamo anche preparati all’opzione che una tale soluzione ordinata non ci si», ha poi aggiunto la Merkel.

CAPO NEGOZIATORE UE: “NO DEAL PIU VICINO”

Dopo il voto contrario alla Brexit nella serata di ieri, si apre uno scenario di grande incertezza in Gran Bretagna, con l’obbligo di trovare una soluzione entro il prossimo 30 marzo, quando Londra dovrà dire ufficialmente addio all’Unione Europea. Il capo negoziatore della Ue, Michel Barnier, intervenendo al Parlamento di Strasburgo durante il dibattito sulla Brexit, ipotizza scenari nefasti per il Regno Unito: «Oggi non è mai stato così forte il rischio di ‘no-deal’ (nessun accordo) – le sue parole riportate dall’edizione online di Repubblica cercheremo di evitarlo, ma è nostra responsabilità anche essere lucidi e pronti a questa eventualità. In tempo strettissimi potremmo essere chiamati a varare misure d’urgenza». Barnier ha spiegato che l’uscita della Gran Bretagna con accordo è la priorità assoluta, «ma nessuna ipotesi può esser esclusa – ha ribadito – compreso quella che abbiamo sempre voluto evitare, ovvero il ‘no-deal’». Ovviamente, affinché si verifichi un accordo, dovrà essere Londra a fare un passo indietro: «Se il Regno Unito – ha chiosato il capo negoziatore – sceglierà di far evolvere le linee rosse che si è dato, se andrà oltre un accordo di libero scambio, allora l’Ue è immediatamente pronta ad accompagnare questa evoluzione e a rispondere favorevolmente». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

NO ALL’ACCORDO SULLA BREXIT: COSA SUCCEDERE ORA?

E’ una sconfitta clamorosa quella che ha subito ieri il governo inglese in merito al voto sulla Brexit. Con 432 voti contrari, l’esecutivo di Theresa May incassa la debacle più pesante dal 1923, ed ora si aprono scenari a dir poco incerti per il Regno Unito. Il primo ministro dovrà affrontare questa sera un nuovo voto di sfiducia, e sembra davvero difficile che lo stessa possa passare indenne così come accaduto lo scorso 12 dicembre. Dopo di che sarà necessario individuare un nuovo Premier e nel contempo un nuovo accordo con l’UE entro il 30 marzo prossimo, a meno che non si riesca ad ottenere più tempo dall’Unione Europea, scenario fino ad ora mai permesso, e si indica un nuovo referendum sulla Brexit che possa magari ribaltare le sorti della precedente tornata elettorale. Ma si tratta al momento solo di ipotesi anche perché nessuna nazione si è mai trovata nella sua storia a vivere ciò che sta passando Londra in queste ore. «Il no all’accordo è stato molto chiaro ma sul tavolo non ci sono alternative», le parole di Theresa May, mentre Jeremy Corbyn, leader de laburisti, ha definito la sconfitta come “catastrofica”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

VOTO BREXIT: VINCE IL NO

Il Parlamento inglese si è espresso, con 432 voti contro l’accordo con l’Unione Europea per mettere in pratica la Brexit. Vacilla il Governo di Theresa May che conferma la sua volontà di non dimettersi: ma già domani le opposizioni metteranno ai voti una mozione di sfiducia che potrebbe aprire ufficialmente la crisi in Gran Bretagna. E’ stato il giorno più lungo per la May che ha contato per l’accordo proposto 432 voti a sfavore e 202 a favore, con i Comuni che dunque ufficialmente non hanno dato il via libera all’accordo con l’Ue. E’ stato il leader laburista Jeremy Corbyn ad annunciare la mozione di sfiducia, ma la giornata era stata piena di pressioni per il Governo britannico, con oltre 100 conservatori “ribelli” che lasciavano presagire come il voto sarebbe andato malissimo per Theresa May. Così è stato con Corbyn che parla di “sconfitta catastrofica per il Governo“, che nel giro di una manciata di ore potrebbe a questo punto cadere e aprire lo scenario a qualunque sviluppo, compreso un nuovo referendum sulla Brexit. (agg. di Fabio Belli)

NIENTE DIMISSIONI IN CASO DI SCONFITTA

In caso di sconfitta, ha precisato ancora una frenetica Theresa May, non ci saranno dimissioni da Primo Ministro della Gran Bretagna: queste sarebbero le “promesse” fatte dalla n.1 di Downing Street ai Tory, forse più una “minaccia” per convincerli a non bocciare l’accordo sulla Brexit per poter “mandarla a casa” più rapidamente. In realtà però, secondo i rumors riportati dal Financial Times, se la sconfitta (data ormai come certa) sarà superiore ai 100 voti di “scarto” allora l’ipotesi delle dimissioni potrebbe tornare preponderante: se invece lo scarto sarà limitato, paradossalmente, per la May potrebbe essere letto come un messaggio “positivo” per ottenere la possibilità di tornare a Bruxelles e rinegoziare con l’Europa l’accordo di Brexit. Va detto che finora Junker si è dimostrato alquanto “ostile” a tale opzione, ma lo spettro del no deal potrebbe arrivare a convincere anche l’intera Commissione Ue. «Il voto di stasera è un voto molto importante dalle conseguenze decisive che appartiene al Regno Unito. Non posso commentare qualcosa che non si è ancora svolto, siate pazienti la Commissione parlerà subito dopo», ha fatto sapere da Bruxelles il Commissario Europeo Pierre Moscovici.

MAY SFIDA IL PARLAMENTO

Il giorno del giudizio, o se volete un “May-day” d’annata che non guasta mai: la Premier porta l’accordo di ratifica della Brexit in Parlamento per il voto decisivo, se lo passa si avvia definitivamente il divorzio dall’Unione Europea a partire dal prossimo 29 marzo 2019. Se invece non passa – e i bookmakers inglesi sembrano ormai tutti convinti che sarà così – lo spettro della “catastrofe”, come enunciato dalla stessa May, diverrà realtà. L’accordo, qualora trovasse un Sì miracoloso in extremis, regolamenta tutti i conti che Londra dovrà pagare a Bruxelles per poter uscire dall’Unione, compreso il famigerato “backstop” ovvero la misura destinata ad evitare un ritorno di frontiera fisica tra l’Irlanda del Nord e l’Irlanda (di fatto la creazione di un territorio doganale unico che inglobi l’Ue e il Regno Unito, punto mai accettato dai brexiters interni al Parlamento).

I TRE POSSIBILI SCENARI

Tre i principali scenari invece qualora il voto a Westminster non dovesse passare questa sera, con buona pace dello sforzo diplomatico che la Premier May sta mettendo in campo anche in queste ore: il “piano B”, ovvero la presentazione di un’alternativa all’accordo di ratifica da emendare in tempi brevi che potrebbe contenere un “no deal gestito”, un accordo rivisto con Bruxelles o addirittura un secondo referendum. Il secondo scenario riguarda proprio un nuovo voto che possa ribaltare il risultato del referendum andato in scena il 23 giugno 2016: il Partito laburista sarebbe d’accordo con questa opzione se non otterrà le elezioni anticipate che vorrebbe (con eventuale mozione di sfiducia già pronta di Corbyn contro la May). Terzo e ultimo scenario, lo spettrale “no deal”: «le relazioni economiche fra Regno Unito e Ue sarebbero regolamentate dalle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) e dovrebbero essere introdotti una serie di controlli doganali e di regole», riporta LaPresse. Come effetto immediato, si potrebbero avere code da record nei porti e negli aeroporti, carenza graduale delle medicine, netto rallentamento della crescita e probabile crollo delle borse di mezzo mondo. Da più parti si suggerisce come possibile “opzione di mezzo” quella del rinvio della data di divorzio di qualche mese per prendere tempo ed evitare la catastrofe di un “no deal” letteralmente non gestito.

BREXIT, LA DIRETTA VIDEO STREAMING DEL VOTO IN PARLAMENTO

Al netto di tutti gli scenari possibili, sembra ormai da più parti quasi impossibile che Theresa May possa uscire questa sera dal Parlamento inglese con l’accordo ratificato sulla Brexit: i deputati nord irlandesi del Dup hanno confermato il loro “niet” all’appello della Premier, così come molti deputati Tory il cui numero pare essere cresciuto, invece che diminuito, dopo la sfiducia anti-May presentata dai Brexiters del Partito Conservatore a fine dicembre (in quel caso, respinta). Tutto pare dunque preparare al peggio, con la diretta del voto in Parlamento che dovrebbe avvenire dalle ore 20 italiane in poi: qui sotto trovate il collegamento con Channel 4 News con lo streaming video live per seguire passo dopo passo tutti gli ultimi scampoli di discussione prima del voto cruciale, forse più importante dello stesso referendum storico del giugno 2016. Ricordiamo le regole base della “partita” cui sta giocando la Premier May: in Parlamento britannico ci sono complessivamente 650 deputati, l’accordo di ratifica per la Brexit, per essere approvato, deve avere almeno il voto di 326 (la metà + 1) ma alla Primo Ministro UK pare che al momento manchino almeno un centinaio di “Sì” per poter cantare vittoria. E lo spettro del no deal si avvicina sempre più…


© RIPRODUZIONE RISERVATA