Shannon Kent, mamma-soldatessa morta in Siria/ La caccia all’Isis dopo aver sconfitto il cancro alla tiroide

Shannon Kent, chi è la mamma-soldatessa morta in Siria mentre dava la caccia all’Isis: la battaglia vinta contro il cancro e la morte sul campo

11.02.2019 - Emanuela Longo
Shannon Kent
Shannon Kent (Foto Twitter)

Shannon Kent, mamma di due bambini e soldatessa al fianco dei Navy Seals in Siria è tra le vittime dell’attacco suicida avvenuto a Manbij nelle scorse settimane. Oltre venti in tutto i morti, tra cui almeno quattro soldati americani, bersaglio principale dell’attentato Isis prontamente rivendicato. Tra loro compare anche la giovane madre e soldatessa, nonché criptologa la quale aveva fatto della sua lotta allo Stato Islamico il secondo obiettivo dopo essere riuscita a sconfiggere il cancro alla tiroide che l’aveva precedentemente colpita. Oggi, Shannon viene definita una sorta di pioniera, una delle poche donne ad aver in parte distrutto il tabù secondo il quale alcuni mestieri sono destinati solo agli uomini. Lei, infatti, era una delle poche donne a lavorare con i Navy Seals in Siria prima di restare uccisa nell’attacco kamikaze a Manbji. “Sapeva come ricomporre il puzzle”, raccontano oggi di lei, come spiega Marta Serafini per La 27Ora del Corriere.it. Perchè Shannon era anche una esperta criptologa, grande conoscitrice delle tecniche di sigint e di humanint. Ovvero, oltre alle sue capacità operative sul campo, conosceva alla perfezione anche le tecniche informatiche e di cyber intelligence usando la criptologia per decifrare codici, la sigint per le intercettazioni e la himan intelligence per riuscire ad ottenere informazioni.

SHANNON KENT, SOLDATESSA USA MORTA IN SIRIA

Shannon Kent, dunque, non era una semplice soldatessa in grado di saper caricare un’arma ma conosceva alla perfezione anche mezza dozzina di dialetti arabi e quattro lingue. In tal modo era tra le poche a poter entrare in contatto con i leader tribali della regione e a riuscire a dare la caccia all’Isis. La Kent era stata la prima donna ad arrivare in Siria insieme alle truppe Usa che ora Trump vuole riportare a casa. Dopo l’indimenticata data dell’11 settembre, nacque in lei la voglia di arruolarsi. Figlia di un agente di polizia di New York, conosceva bene le difficoltà e le fatiche dietro al lavoro militare. La sua prima volta in Iraq era stata nel 2007 e qui vi tornò altre due volte prima di approdare nel 2012 anche in Afghanistan. Due anni dopo il matrimonio con un militare, poi la scoperta del cancro alla tiroide e l’operazione per asportarlo. Al New York Times il marito ha raccontato: “Non mi aveva detto niente della malattia. Mi ha mandato una fotografia a intervento finito dicendo “Avevo un piccolo cancro, l’ho tagliato fuori, non volevo disturbarti””. Silenziosa nel privato ma concentratissima sul lavoro, come in Siria, dove però è rimasta uccisa in uno degli attacchi Isis.



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