El Chapo, ergastolo per il narcotrafficante/ Ora l’Alcatraz delle Montagne rocciose

- Carmine Massimo Balsamo

El Chapo, dopo la condanna all’ergastolo potrebbe essere rinchiuso nel carcere di massima sicurezza del Colorado

El Chapo
El Chapo

E’ stato condannato all’ergastolo il noto narcotrafficante El Chapo, ex numero uno del cartello messicano di Sinaloa. La sentenza è arrivata nelle scorse ore e rappresenta una sorta di rivincita degli Stati Uniti alla guerra dei trafficanti, dopo che nel 1991 gli USA non erano riusciti ad ottenere l’estradizione di Pablo Escobar, poi ucciso dalle forze dell’ordine durante la sua fuga. El Chapo era già stato condannato due volte, ma in entrambi i casi era riuscito a scappare dalla sua prigionia; la prima volta si era nascosto in un carrello della biancheria, uscendo così dal carcere, mentre la seconda volta aveva scavato un tunnel sotto il piatto della doccia della sua cella, robe da film hollywoodiano. Anche per via dei precedenti, le autorità statunitensi starebbero pensando di rinchiudere El Chapo nel carcere di massima sicurezza in Colorado, detto anche l’Alcatraz delle Montagne rocciose, di modo che lo stesso non possa darsi nuovamente alla fuga. Il processo ad El Chapo è iniziato lo scorso mese di novembre, ed ha visto la partecipazione di 56 testimoni, fra cui 14 ex collaboratori dello stesso trafficante. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

EL CHAPO, ERGASTOLO PER IL NARCOTRAFFICANTE

Il muro di Trump potrebbe essere sovvenzionato con i soldi confiscati a El Chapo, re dei narcotrafficanti, nonché padrino messicano del cartello di Sinaloa, il più famoso e imponente al mondo. L’idea è venuta a Ted Cruz, senatore repubblicano con base in Texas, che intervistato da El Nuovo Herald, ha appunto suggerito di sovvenzionare la famosa barriera lungo il confine sud degli States con l’ingente patrimonio del criminale del Messico, condannato poche ore fa all’ergastolo. «La giustizia degli Stati Uniti – scrive il senatore Cruz sulla propria pagina Twitter – ha prevalso nel condannare Joaquin Guzman Loera, noto anche come El Chapo. I pubblici ministeri federali chiedono il sequestro di 14 miliardi di dollari, provento del traffico di droga e relativi ad altri beni illegali del boss. Questi beni dovrebbero essere utilizzati per finanziare il nostro muro». Secondo gli esperti di politica a stelle e strisce, quel “nostro” starebbe ad intendere che Trump sarebbe già al corrente dell’idea, e che non è da escludere possa approvarla visto che i 5.7 miliardi richiesti dal tycoon per erigere il ponte non sono ancora stati sbloccati dal Congresso. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

EL CHAPO CONDANNATO ALL’ERGASTOLO

La giuria della corte federale di Brooklyn, composta da otto donne e quattro uomini, non ha avuto perplessità sulla colpevolezza di Joaquin Archivaldo Guzman Loera, detto El Chapo: il signore della droga ora attende di conoscere quale sarà la sua pena, ma sembrano esserci pochi dubbi sull’ergastolo in un carcere di massima sicurezza negli Usa. Il 61enne, ribattezzato “il corto”, è stato sostenuto per tutta la durata del processo da Emma Coronel Aispuro, la sua compagna 29enne che ieri si è portata la mano al cuore mentre Loera veniva portato via. Ricordiamo che fino adesso el Chapo è stato recluso a Dowtown Manhattan, ma si vocifera che il narcotrafficante possa essere spedito in un carcere ancor più sicuro e blindato. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

IL COMMENTO DELL’AVVOCATO

El Chapo è stato ritenuto colpevole di tutti e 10 i capi di imputazione che gli erano contestati: la pena è attesa per giugno e nel frattempo il re della droga resterà rinchiuso in un carcere di massima sicurezza negli Stati Uniti d’America. Il 61enne non ha mostrato particolari emozioni alla lettura della sentenza, con gli avvocati che hanno annunciato il ricorso in appello: Jeffry Lichtman, uno dei legali del messicano, ha sottolineato ai microfoni della stampa di non aver mai affrontato un processo con così tante prove e testimoni. Guzman, il vero nome del narcotrafficante, non ha negato i suoi crimini ma la strategia legale si basava sulle manovre dei funzionari governative contro di lui. El Chapo si è rifiutato di testimoniare e nel corso degli ultimi due mesi e mezzo non sono mancati i momenti choc: uno su tutti, quando il narcotrafficante Cifuentes aveva sostenuto che l’ex presidente messicano Enrique Peña Nieto avesse preso una tangente da 100 milioni di dollari da parte di Guzmán. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

10 CAPI DI IMPUTAZIONE

El Chapo condannato a New York: il narcotrafficante ora rischia l’ergastolo. Arrestato per la terza volta nel gennaio del 2016 ed estradato negli Stati Uniti d’America un anno più tardi, il re della droga messicano potrebbe passare il resto della sua vita in carcere: la giuria ha emesso la sua sentenza dopo due mesi e mezzo di processo e 200 ore di deposizioni da parte di 56 testimoni. La camera di consiglio si è riunita per sei giorni: dieci capi di imputazione per Joaquin Guzman Loera, tra cui riciclaggio, distribuzione internazionale di cocaina, marijuana, eroina e altre droghe e uso di armi da fuoco. Mike Vigil, ex capo delle operazioni internazionali della Dea, ha commentato ai microfoni dei cronisti presenti: «Il processo ha aperto al pubblico americano uno spiraglio sul funzionamento dei cartelli della droga».

EL CHAPO CONDANNATO NEGLI USA: RISCHIA L’ERGASTOLO

La condanna per il signore della droga verrà stabilita dal giudice il prossimo 25 giugno 2019, ma c’è soddisfazione per la condanna di uno dei criminali più pericolosi di sempre. Nel corso delle deposizioni è stato ricostruito il sistema di potere del narcotrafficante e sono emersi dettagli choc: uno su tutti, l’aver drogato e stuprato delle ragazzine, che chiamava ‘le sue vitamine’. Il leader del Cartello di Sinaloa si è sempre proclamato innocente, ma i fatti hanno detto ben altro secondo il tribunale di New York. Richard P. Donoghue, avvocato americano, ha commentato in conferenza stampa: «E’ una vittoria per il popolo americano, che ha sofferto a lungo mentre Guzman ha fatto miliardi spargendo veleno sul nostro confine meridionale».

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