DALLA SPAGNA/ Il Paese torna al voto dopo 8 mesi di disastri

Il Governo di Sánchez si è visto bocciare la finanziaria e ora la Spagna si prepara a tornare al voto, ma certo non migliorata negli ultimi 8 mesi

14.02.2019 - Fernando De Haro
Pedro Sánchez (Lapresse)

Ieri Sánchez si è vista bocciare la finanziaria dal Congresso, il che lo costringe ad andare alle elezioni. Lo scorso 1 giugno il Governo Rajoy era caduto dopo una mozione di sfiducia, in cui i nazionalisti baschi avevano votato contro di lui. Sánchez è costretto a convocare le elezioni perché gli indipendentisti catalani hanno smesso di appoggiarlo. I nazionalisti baschi avevano ritirato a sorpresa il sostegno a Rajoy, mentre gli indipendentisti catalani erano stati sempre chiari con Sánchez: volevano un referendum di autodeterminazione che lui non poteva dargli. Sánchez credeva di potersi aprire un cammino dove non era possibile. Ora non resta che sapere quando ci saranno le elezioni. Speriamo che Pedro Sánchez esca presto da Twitter e comunichi la data. Rajoy era rimasto chiuso in un televisore, Sánchez in un thread di Twitter.

Centottanta deputati si erano espressi contro Rajoy, ma la mozione di sfiducia in Spagna è costruttiva, motivo per cui hanno votato a favore di Sánchez, che così è arrivato alla presidenza del Governo senza aver presentato un progetto con la sua investitura e con la promessa non mantenuta di convocare le elezioni. Ora siamo tornati alla votazione del 1° giugno, al punto di partenza. Sánchez otto mesi dopo ha avuto solo 158 voti per la sua finanziaria. Non ha mai avuto 180 voti, ovvero una maggioranza sufficiente a governare.

Siamo nella stessa situazione di otto mesi fa dopo che la Spagna ha visto come un Governo abbia tentato di far risorgere il fantasma della guerra civile, di portare avanti una controriforma dell’istruzione senza accordarsi con qualcuno, di accettare un vertice bilaterale con il governo della Catalogna, come se fossero due paesi diversi, di essere disposto a vendere la sovranità nazionale a buon mercato con un insieme di partiti che avrebbe disprezzato il Congresso. Otto mesi in cui il Governo ha approvato un aumento delle pensioni e dello stipendio dei dipendenti pubblici che ha fatto salire il deficit, ha approvato un aumento del salario minimo del 22% che può distruggere l’occupazione e ha cercato il sostegno di una sinistra come quella di Podemos che è al di fuori del consenso costituzionale e che continua a sostenere Maduro in Venezuela.

Siamo al punto di partenza con una Spagna più polarizzata, in cui Sánchez ha finito per distruggere quel grande consenso della Transizione che ha messo insieme i socialdemocratici, i liberali e i conservatori. Sánchez ha infranto molti record, ma finora nessuno alla guida del Governo ha mai distrutto così tanto in così poco tempo. Sarebbe un sollievo per il Paese, sarebbe un bene anche per il Psoe, se fosse iniziata la fine politica di un Premier frivolo che ha pensato molto di più alla sua immagine che al bene comune della Spagna.

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