SVASTICHE SU TOMBE EBRAICHE/ La Francia in piazza “L’antisemitismo nega noi stessi”

- Niccolò Magnani

Numerose svastiche sono state apposte su alcune tombe ebraiche: la Francia scende in piazza per dire “basta” all’antisemitismo

Cimitero ebraico profanato
Francia, cimitero ebraico profanato con svastiche (LaPresse, 2019)

La Francia condanna pubblicamente l’antisemitismo, dopo i numerosi casi registrati negli ultimi giorni, a cominciare dal cimitero di Quatzenheim, dove alcune tombe ebraiche sono state profanate con delle svastiche. Il primo ministro Edouard Philippe, assieme a numerosi leader dei partiti politici francesi, con l’aggiunta di esponenti cattolici, ebrei, musulmani e non solo, si sono ritrovati ieri sera in place de la Republique a Parigi, dicendo appunto no alle violenze, agli atti di vandalismo e alle aggressioni a sfondo razziale, in aumento in Francia negli ultimi tempi. «L’antisemitismo – ha detto il presidente Emmanuel Macron, non presente però ieri sera alla manifestazione – è la negazione della Repubblica e della Francia. Ogni volta che un francese viene minacciato, insultato, ferito o assassinato in quanto ebreo, è la Repubblica in prima persona che viene colpita. Non sono gli ebrei che debbono difendersi, è la Repubblica che deve proteggerli e difenderli». La sottosegretaria all’ecologia Emmanuelle Wargon, ha voluto sottolineare i numeri preoccupanti dei crimini a sfondo antisemitici degli ultimi mesi: «Nell’ultimo anno i crimini e i gesti antisemiti sono cresciuti del 74%. La morte atroce di Mireille Knoll, uccisa a coltellate a 85 anni nel marzo scorso da un musulmano di 29 anni, è tragicamente presente nella nostra memoria». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

SVASTICHE SU TOMBE EBRAICHE IN FRANCIA

Svastiche sopra le lapidi, cartelli inneggianti al nazismo e tombe profanate all’interno del Cimitero ebraico di Quatzenheim (vicino a Strasburgo), in Alsazia: la Francia ha un nuovo caso di antisemitismo, dopo i recentissimi attacchi per strada di alcuni gilet gialli contro il filosofo ultra70enne Alain Finkielkraut e soprattutto nel giorno in cui Macron e buona parte della società civile e politica francese è scesa in piazza proprio contro l’indegno fenomeno di attacchi al popolo ebraico. Ebbene, alcuni ignoti hanno ben deciso di prendere di mira un intero cimitero imbrattando con svastiche blu e gialle, aggiungendo anche una scritta «Lupi neri alsaziani», ovvero il nome di un movimento autonomista anarchico degli Anni Settanta. «L’antisemitismo mina i valori della Repubblica che tutti i francesi condividono. Nessuna violenza, nessuna manifestazione di odio o intolleranza devono mettere in pericolo la convivenza», fa sapere il prefetto del Basso-Reno Jean-Luc Marx esprimendo il suo sostegno «più totale alla comunità ebraica che è stata ancora una volta presa di mira».

DAL FILOSOFO AL CIMITERO: I NUOVI GUAI IN FRANCIA

Dagli insulti di “sporco sionista ebreo” al filosofo francese ai cimiteri profanati, fino ad una cultura che per anni ha spinto nel solco del rispetto continuo della religione islamica spesso “a danno” di quelle cattolica ed ebraica costantemente attaccate in vari ambienti della società. «Per capire bene quello che succede, bisogna collegare le aggressioni antisemite alle profanazioni di chiese e agli altri atti anti-cristiani che pure conoscono, al giorno d’oggi, una crescita esponenziale. Che non ci si venga a riproporre, per favore, il paragone con gli anni Trenta: in Francia, nel XXI secolo, gli ebrei e i cattolici sono sulla stessa barca», lo scriveva qualche giorno fa proprio Finkielkraut prima di essere apostrofato in maniera indegna da alcuni gilet gialli per le strade francesi. Nell’attesa che anche la cultura francese si “accorga” del reale pericolo alla radice del problema antisemita, è intervenuto anche Macron dopo aver visitato il cimitero profanato assieme al rabbino capo di Francia: «Prenderemo provvedimenti, faremo leggi, puniremo chi ha fatto questo non è degno della Repubblica. È con tutte le forze che abbiamo che daremo una risposta. Può succedere ovunque – ha concluso il capo dello Stato – ma non deve più accadere da nessuna parte».

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