NORD COREA, M5S “SALVINI RIFERISCA IN AULA”/ Il ministro “No, io non c’entro nulla”

- Niccolò Magnani

Anche il ministro Salvini interviene in merito al caso della figlia dell’ex ambasciatore della Nord Corea

Kim Jong-un
Corea del Nord, il dittatore Kim Jong-un (LaPresse)

Continua a tenere banco il caso della figlia dell’ex ambasciatore della Nord Corea, rimpatriata in maniera forzata. Ieri la vice presidente della Camera M5S Maria Edera Spadoni, ha invitato Matteo Salvini attraverso un tweet a riferire in aula: «L’Intelligence nord coreana – cinguettava – ha sequestrato su suolo italiano la figlia dell’ambasciatore Jo Song-Gil? Episodio gravissimo. Matteo Salvini venga a riferire in aula quanto prima». Oggi è arrivata la replica dello stesso ministro dell’interno, che ai microfoni di Radio Anch’io ha spiegato: «Chiedetelo al ministero degli esteri, è una questione di ambasciate. Io non ne sapevo nulla, non c’entro nulla». Il vice-presidente del consiglio ha aggiunto: «Se c’è una ragazza che è voluta tornare dai nonni nel suo paese – ha detto – ha preso un aereo di linea arrivando tranquillamente in aeroporto, superando i controlli di polizia e facendo il check in senza dire nulla, cosa c’entra il ministro dell’Interno?». Secondo il leader del Carroccio è una questione del ministro degli esteri: «E’ un problema di rapporto tra ambasciate. Io vado a riferire su quello che è di mia competenza e di mia conoscenza. Qui non ne sapevo un accidente e non c’entravo un accidente. Cosa vado a riferire?». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

NORD COREA, SPY STORIA FIGLIA EX AMBASCIATORE

Mistero attorno alle sorti della 17enne figlia dell’ex ambasciatore nordcoreano in Italia. La ragazza è sparita, e sembra sia stata rimpatriata nel suo paese d’origine, sotto la protezione dei nonni. Secondo Thae Yong-ho, ex ambasciatore nord-coreano a Londra, che nel 2016 disertò trasferendosi in Corea del Sud, le cose non sarebbero andate proprio così: «È stato un brutale rapimento – denuncia lo stesso, parole riportate da La Stampaad opera di una squadra speciale dei servizi segreti. Le mie fonti – ha aggiunto durante una conferenza stampa – hanno confermato che la ragazza è stata costretta a tornare a Pyongyang subito dopo la defezione del padre». Una versione, che come detto sopra, è in netto contrasto rispetto alla ricostruzione italiana, ma resta comunque un’ipotesi plausibile, tenendo conto del fatto che l’ex ambasciatore della Nord Corea a Roma è scappato, lasciando la figlia nella capitale. L’unico grande dubbio è legato alle condizioni della ragazza, affetta da una leggera disabilità e sempre sotto l’ombra dei genitori: è possibile che se ne siano liberati così in fretta, senza pensarci due volte? (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

RIMPATRIO IN COREA DEL NORD

Che fine ha fatto la figlia 17enne dell’ex ambasciatore nordcoreano a Roma? E’ stata rapita come sostenuto dall’ex numero due dell’ambasciata della Corea del Nord a Londra o invece è stata riaccompagnata da i nonni nel suo Paese d’origine su sua stessa richiesta? E’ questo il giallo piombato sulla scena politica italiana nelle ultime ore in maniera inaspettata. La situazione rischia di provocare imbarazzo a livello internazionale: motivo per il quale sarà necessario con ogni probabilità un confronto in Parlamento per verificare i termini di questo caso diplomatico. Come riportato da Quotidiano.net, il presidente della Camera Roberto Fico ha commentato: “Vedremo i tempi dell’informativa, che spero sia fatta quanto prima”. Il più coinvolto da questa vicenda sembra essere in questo momento il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, che oltre alla nota diramata dalla Farnesina ha spiegato:”Seguiamo con i servizi competenti, poi trarremo le conclusioni”. (agg. di Dario D’Angelo)

LA POSIZIONE DI AMNESTY INTERNATIONAL

Continua il giallo sulla figlia dell’ex ambasciatore della Corea del Nord a Roma che, secondo le ultime notizie trapelate, sarebbe stata rapita lo scorso novembre e poi sottoposta a rimpatrio forzato. In merito, come riporta Agenpress, il presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi, ha voluto commentare le recenti indiscrezioni asserendo: “Se confermato, si tratterebbe di un fatto gravissimo, tale da sollecitare alcune domande: cosa ha fatto l’Italia per tutelare la sicurezza di una persona in oggettivo pericolo, trattandosi della figlia minorenne di un rappresentante diplomatico nel nostro paese che aveva pubblicamente manifestato l’intenzione di chiedere asilo politico?”. Le domande di Marchesi non si esauriscono qui: “Come è stato possibile che agenti dello stato nord-coreano abbiano potuto rapire a Roma e trasferire fuori dall’Italia tale persona? E cosa sta attualmente facendo l’Italia per ottenere dalla Corea del Nord garanzie sulla sua incolumità?”, si è domandato ancora. Il presidente di Amnesty Italia auspica in una chiara replica da parte del governo italiano sulla vicenda che ricorderebbe a sua detta lo stesso preoccupante fatto avvenuto ad Alma Shalabayeva, moglie del dissidente del Kazakistan Mukhtar Ablyazov. La donna fu vittima insieme alla figlia di un rimpatrio forzato proprio da Roma nel 2013. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

FARNESINA “È TORNATA DAI NONNI”

Ancora più incredibile rispetto alla replica di Antonio Razzi è il fatto che la Farnesina, interpellata sul caso Jo Song-gil e figlia “sparita”, ha praticamente confermato la linea data dall’ex senatore vittima preferita di Maurizio Crozza: l’ambasciata della Corea del Nord a Roma, il 5 dicembre 2018, «ha informato la Farnesina che l’ex incaricato d’Affari Jo Song Gil e la moglie avevano lasciato l’ambasciata il 10 novembre e che la figlia, avendo richiesto di rientrare nel suo Paese dai nonni, vi aveva fatto rientro, il 14 novembre 2018, accompagnata da personale femminile dell’ambasciata», si legge nella nota diffusa dal Ministero degli Esteri italiano. La reazione del Movimento 5 Stelle è veemente e il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, fa sapere su Facebook «La storia di Jo Song-gil e di sua figlia, rapita dall’intelligence nordcoreana in Italia, se confermata, sarebbe un caso di una gravità inaudita. Quando avvenne una cosa simile, il caso Shalabayeva, andai direttamente in Kazakistan per incontrarla e capire cosa fosse accaduto e appurammo responsabilità dirette dell’allora Ministro dell’Interno Alfano. Chi ha responsabilità pagherà, statene certi». Il riferimento alle presunte responsabilità dell’attuale Ministro, Matteo Salvini, pare alquanto diretta..

RAZZI, “LA RAGAZZA È DAI NONNI”

Che l’ex senatore Antonio Razzi avesse un canale privilegiato con la Corea del Nord è notizia ormai risaputa da anni, con i suoi continui viaggi da “ambasciatore” e uomo di “ponte” tra il Governo italiano e la dittatura nordcoreana: ma una risposta del genere, come quelle data poco fa sul probabile rapimento della figlia di Jo Song-gil, era assai difficile da pronosticare. «È stata rimandata dai nonni in Corea del Nord, altro che rapimento» racconta l’amico personale di Kim Jong-un ai colleghi dell’Adnkronos. «Quei due sciagurati hanno lasciato da sola una figlia minorenne e anche disabile», ricalca ancora Razzi che spiega secondo lui come sarebbero andate le operazioni dopo la sparizione del disertore Jo. «Per questo, prosegue, quando il nuovo rappresentante diplomatico nordcoreano è arrivato a Roma, è normale che l’abbia rimandata dai nonni. Nessuna “rendition”, assolutamente no al 100%!» spiega l’ex senatore di Forza Italia da Madrid dove è andato a vedersi la Champions League. Intanto in parlamento, il gruppo del Movimento 5 Stelle ha chiesto tramite la vice presidente della Camera Maria Edera Spadoni, «L’Intelligence nord coreana ha sequestrato su suolo italiano la figlia dell’ambasciatore Jo Song-Gil? Episodio gravissimo. Matteo Salvini venga a riferire in aula quanto prima».

“RAPITA E RIMPATRIATA”

È un autentico mistero quello che aleggia sulla figlia dell’ex ambasciatore della Corea del Nord a Roma, ricordiamolo disertore dallo scorso novembre e sparito letteralmente nel nulla: da ieri una piccola ma significativa “traccia” sul destino di Jo Song-gil è emersa ed è, se confermata, tutt’altro che positiva. La figlia 17enne sarebbe infatti stata rapita e rimpatriata a forza verso Pyongyang come reazione dopo la diserzione misteriosa del padre: lo spiega l’ex numero 2 dell’ambasciata nordcoreana a Londra, Thae Yong-ho, che nel 2016 aveva anch’egli disertato e ora vive in Corea del Sud. Stando a quanto riportato dall’ex diplomatico alle agenzie internazionali, Jo Song-gil sarebbe ancora nascosto assieme alla moglie e in costante ricerca di asilo politico ma «non è riuscito a portare con sé la figlia». Fino a qualche giorno fa la ragazza 17enne avrebbe ancora frequentato le scuole superiori a Roma ma ora di lei non c’è più traccia.

MISTERO SULLA FIGLIA DELL’EX AMBASCIATORE

L’inquietante spiegazione dietro alla sparizione, sempre secondo Thae Yong-ho, riguarderebbe il rapimento da parte dei servizi segreti del dittatore Kim Jong-un come forma di minaccia contro il genitore disertore da diversi mesi ormai. Secondo l’ex diplomatico ora in diserzione e in asilo politico a Seul, l’errore grave lo ha fatto Trump nel 2017 quando ha dichiarato di voler distruggere totalmente la Corea del Nord. «Ha soffiato sul fuoco di una possibile guerra nucleare di cui non esisteva una reale minaccia. Era quello che Kim voleva, così il mondo ha deciso di parlare prima di pace che di denuclearizzazione della penisola coreana», riporta ancora l’ex diplomatico Thae. Intanto secondo fonti sudcoreane riportate dalla Repubblica, il funzionario disertore si troverebbe sotto protezione dei servizi segreti italiani, ma avrebbe chiesto asilo in un Paese terzo, probabilmente gli Stati Uniti. «A caldo, il nostro ministero degli Esteri disse di non avere notizie in merito», riferiscono i colleghi di Rep.

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