“Libertà” religiosa in Cina/ Studenti obbligati a firmare rinuncia alla fede

- Paolo Vites

In Cina la repressione contro la libertà religiosa e di educazione delle famiglie è sempre più prevaricante: i nuovi casi sugli studenti cinesi

Xi Jinping
Xi Jinping (LaPresse)

La repressione nei confronti dei credenti e della libertà religiosa soprattutto nelle scuole diventa ogni giorno più forte in Cina. Secondo quanto riporta il sito spagnolo infoCatòlica, gli studenti sono adesso obbligati a firmare un documento in cui si impegnano a rinunciare alla religione e a promuovere l’ateismo. Un atto che viola in modo palese l’articolo 14 della Convenzione delle Nazioni Unite per i diritti umani e la libertà di educazione. Secondo invece quanto riporta la rivista Bitter Winter, alcuni bambini che si sono rifiutati di farlo sono stati picchiati dagli insegnanti e le famiglie minacciate di espellere i loro figli da scuola se non ricevono una adeguata formazione atea in casa. Vengono citati episodi espliciti: il 13 settembre dello scorso anno un ragazzo di 12 anni ha gettato via il documento che doveva portare ai genitori da far firmare.

LA CINA CONTRO IL DIRITTO DI LIBERTA’ DI EDUCAZIONE

Quando l’insegnante se ne è accorto, lo ha preso a schiaffi e spinto contro una sporgenza di metallo di un mobiletto, obbligandolo a far firmare un’altra copia del documento. Un bambino di 9 anni invece è stato presi a calci in pancia per essersi rifiutato di firmare. In diverse località del paese poi agli insegnanti credenti viene proibito di lavorare, mentre è stato reso obbligatorio il divieto di partecipare a celebrazioni religiose a tutti gli studenti delle scuole materne, primarie e secondarie con la minaccia di espulsione in caso contrario. La Convenzione 14 delle Nazioni Unite dice esplicitamente che “ogni Stato deve rispettare i diritti e i doveri dei genitori di educare i minori nell’esercizio del suo diritto in modo compatibile con le capacità evolutive del bambino stesso” cosa che viene ampiamente negata.



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