CAOS VENEZUELA/ Il confine sempre più sottile tra guerra e diplomazia

- Arturo Illia

Siamo arrivati a una data cruciale per il Venezuela. Il Paese può affrontare la guerra civile o invece trovare una via d’uscita diplomatica

Guaidò
Juan Guaidó (Lapresse)

La chiusura dello spazio aereo venezuelano decretata da Maduro fin da giovedì ha dato inizio alle manovre per contrastare l’avvio della gigantesca catena di aiuti di emergenza a un Venezuela stremato. Le frontiere con la Colombia e il Brasile sono state chiuse, ma nel frattempo, sempre giovedì, si sono verificati i primi incidenti soprattutto quando attuali deputati dell’opposizione hanno tentato di varcare i confini per dare man forte all’operazione.

Siamo arrivati alla data cruciale del 23, quella che Guaidó, l’attuale Presidente ad interim, ha posto per dare inizio all’emergenza, ordinandola con il primo decreto della sua gestione. Anche le aree marittime sono state isolate e finora i tentativi di far entrare gli aiuti hanno trovato la ferma opposizione da parte della Guardia Nazionale Bolivariana, ma si è registrata anche un’altra importante defezione nell’esercito: Pedro José Quirino, colonnello e assessore militare della missione permanente all’Onu, ha dichiarato la propria fedeltà a Guaidó, spingendo affinché l’emergenza internazionale non sia ostacolata.

Oggi (ieri per chi legge, ndr) a Cùcuta, alla frontiera con la Colombia, si svolgerà un mega concerto di artisti internazionali che hanno deciso di intervenire per sponsorizzare la causa, ma contemporaneamente, a poca distanza, ci sarà un controconcerto sponsorizzato da Maduro. Al “Venezuela live aid”, al quale hanno aderito per ora importanti musicisti e artisti latinoamericani, si contrapporrà l’evento “Manos afuera de Venezuela”, al quale però, finora, nonostante le allettanti offerte di cachet, non ha aderito nessuno.

Per il momento quindi c’è in ballo una lotta musicale, ma la tensione che si respira in tutto il Paese è altissima, anche perché la situazione ormai ha raggiunto e superato limiti della sopportazione umana: finora il “Governo” di Maduro ha fatto fronte all’emergenza dapprima negandola nettamente, poi ammettendola e quindi permettendo gli acquisti alimentari, a prezzi sempre proibitivi ma al di fuori del mercato nero (il Paese soffre un’inflazione del 14000%) solo attraverso il “Carnet de la Patria”, un documento digitale multifunzione (lo si usa per votare), con il quale si ha accesso a una specie di paniere che ricorda molto quello dell’ex Urss. Va da sé che è facile intuire, ma ce lo hanno confermato colleghi venezuelani, come questo fattore costituisca un controllo ideologico sulla fame, visto che se non si ha partecipato alle ultime elezioni, quelle irregolari che hanno confermato la presidenza di Maduro, in pratica non si ha accesso a nessun tipo di acquisto, perché, ad esempio, pure per poter acquistare carburante (che peraltro scarseggia) occorre dimostrare “fedeltà” alla Patria. Insomma, il vecchio trucco delle tessere annonarie che mette d’accordo le dittature dalle etichettature di vario colore politico.

Ma anche un segnale chiaro di come siamo ormai arrivati al limite che divide la pace dalla violenza di un possibile intervento militare: c’è da dire che, misure d’isolamento a parte, anche se l’esercito pare essere, almeno negli alti comandi, ancora fedele al dittatore e alla sua cricca, l’intervento delle “Milizie popolari” rivela una debolezza di un potere che pare arrivato al suo declino totale. E in molti pensano all’ennesima tattica di Maduro per posporre qualsiasi soluzione, visto anche le difficoltà energetiche del Paese. Però, lo ripeto, il 23 porrà un limite temporale, con due possibili soluzioni: quella cruenta (che però implicherebbe una carneficina senza limiti “ideologici”) e quella diplomatica, che permetterebbe una fuga, peraltro già preparata, dei protagonisti dell’ennesimo capitolo del populismo, che sempre finisce con conti all’estero nelle stesse banche degli odiati capitalisti. Alla faccia del popolo: cosa che in Italia in molti ancora fanno fatica a capire…

P.S.: Proprio ora arriva la notizia di un attacco della Polizia Bolivariana contro un gruppo di indios ai confini con il Brasile: ne sono stati uccisi due. Ricordiamo che finora la gran parte degli aiuti giunti a destinazione hanno fatto ricorso alle reti fluviali utilizzate dalle popolazioni indigene. Proprio nel pieno del concerto che si sta svolgendo a Cùcuta. A breve Guaidó diramerà le istruzioni da seguire per questo sabato, giornata sempre più cruciale nel calvario del Venezuela.

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