Al Sisi “pena di morte parte nostra cultura”/ Diritti umani, Egitto: “no lezioni Ue”

- Niccolò Magnani

“Pena di morte fa parte della nostra cultura, non accetto lezioni dall’Europa”: Al Sisi choc nel summit Ue-Lega Araba. Il caso Regeni in Egitto

Presidente Egitto Al Sisi
Al Sisi al summit Ue-Lega Araba (LaPresse, 2019)

Uno strappo che suona più che altro come una “conferma” dal Presidente dell’Egitto Al Sisi: parlando ieri di diritti umani nel primo storico vertice tra l’Unione Europea e la Lega Araba (a Sharm el-Sheikh), il n.1 del Cairo non fa passi indietro sul tema della pena di morte e del rispetto dei diritti umani, spiegando «la pena di morte è parte della nostra cultura e dei nostri calori. La priorità in Europa è raggiungere e mantenere il benessere, nei nostri invece la priorità è la stabilità, evitare che cadano nella distruzione..». Il capo di stato si è rivolto così davanti ai leader europei, ribadendo con forza come «Conosciamo e rispettiamo i valori e i principi degli europei e chiediamo loro di rispettare la nostra cultura e i nostri costumi»: è chiaro che il pensiero corre subito al caso di Giulio Regeni, rapito, torturato e ucciso dai servizi segreti egiziani forse perché temevano una qualsivoglia “minaccia” alla propria stabilità. Non se n’è parlato direttamente ieri nel summit diplomatico ma Giulio, come tanti altri esempi di sparizioni o esecuzioni nei paesi della Lega Araba, rappresenta un punto ancora di forte distanza tra l’Ue e il mondo musulmano.

DIRITTI UMANI, AL SISI TIRA “DRITTO”

Juncker si è detto genericamente «preoccupato» per il rispetto dei diritti umani in Egitto, specie quando il segretario della Lega Araba, Ahmed Abul Ghait, – racconta il collega di Libero Andrea Morigi – nega di aver assistito a rimostranze di alcun genere sul tema da parte di nessuno dei presenti. Insomma, una discussione ricca di tante ipocrisie politiche e sociali all’interno di un tema invece importantissimo come quello del rispetto dei diritti e della vita umana: «l’Egitto non accetta lezioni sui diritti umani dall’Europa» ha poi ribadito ancora Al Sisi davanti alla platea dei leader Ue, premier Conte compreso che al termine del summit si è detto soddisfatto sul caso Regeni perché «Confido che il dialogo costante possa portare a una verità giudiziaria» anche se non ha ribadito la centralità del dossier per il Governo gialloverde. Sul fronte libico invece Conte ha spiegato che il dialogo con Al Sisi è stato proficuo, inserendo nel documento finale con 17 punti di cooperazione reciproca la postilla «sull’impegno dei libici nel Finalizzare l’obiettivo, sostenuto dall’Onu, verso una transizione democratica e ad evitare qualsiasi azione che possa portare ad un’escalation delle tensioni, ad ulteriori rischi per la sicurezza e a un indebolimento del processo di stabilizzazione».



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