VERTICE TRUMP-KIM JONG-UN/ “Donald è sotto assedio, gli serve un successo”

- int. Francesco Sisci

Al via il vertice Stati Uniti-Corea del Nord tra Donald Trump e Kim Jong-un, il secondo in otto mesi. Che cosa potrà scaturirne?

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Donald Trump E Kim Jong-un ad Hanoi (LaPresse)

E’ iniziato il vertice di Hanoi (Vietnam) fra Trump e Kim Jong-un, il secondo dopo quello storico di otto mesi fa. S è trattato di un primo colloquio privato, perché il vero negoziato comincerà oggi. Abbiamo fatto il punto con Francesco Sisci, esperto di Estremo oriente, editorialista di Asia Times e docente nella Renmin University of China per capire cosa potrà succedere. “Cominciamo con le cose ovvie – dice Sisci -. Con questo summit Hanoi torna in modo forte nel cuore degli americani. Gli Usa si ‘riprendono’ il Vietnam con la diplomazia dopo esserne stati cacciati con la forza 40 anni fa, lo eleggono a loro alleato di fiducia, come era Singapore, che ha ospitato il primo summit fra Trump e Kim Jong-un. Questo risultato è già fondamentale”.

Che passi avanti si faranno in questo secondo vertice tra Donald Trump e Kim Jong-un?

Sulla carta è ancora un vertice con poco di concreto. In realtà pare che si stia parlando di come avviare un processo di disarmo nucleare del Nord e cosa dare in cambio a Pyongyang. Il trattato di pace per porre davvero fine alla guerra, che tra Nord Corea e Stati Uniti non è mai cessata, sarebbe un premio ancora più grande.

Kim Jong-un ha sempre posto come base per ogni accordo la fine delle sanzioni internazionali. Quali possibilità ci sono?

Come integrare la piccola e fragile Nord Corea nel sistema economico mondiale non è cosa facile perché potrebbe travolgere Pyongyang.

In che senso?

Troppo poco potrebbe essere centellinato dall’aristocrazia di Kim. C’è poi il rischio di un voltafaccia del dittatore: suo padre e suo nonno erano celebri per questo. Ma stavolta sembra ci siano possibilità più concrete che mai.

Dal punto di vista di Trump invece? Che cosa può portare a casa?

Da parte di Trump dichiarare un successo questo incontro ha ovvi interessi interni. C’è anche la ricerca di una tregua con la Cina. Dal punto di vista interno il cerchio del Russiagate si sta stringendo intorno a lui sempre di più. In altri tempi, altri presidenti si dimisero per accuse che li sfioravano appena.

Questa volta invece?

Lui nega tutto e i suoi elettori lo sostengono in questo. L’economia dà alcuni segni di rallentamento. Nove milioni di persone che hanno comprato l’auto a rate hanno smesso di pagare le banche. In sé non è fondamentale, ma può essere un segnale di difficoltà. Pare che l’interesse di Trump nel volere ora una tregua della trattativa con la Cina sia quello di rianimare il mercato, che aveva cominciato a scendere anticipando una rottura delle trattative. Ciò detto, il problema della guerra commerciale con la Cina è solo rinviato, non risolto.

E in questo momento un vertice con Kim è un risultato chiaro.

Precisamente. Trump potrebbe poi voler raddoppiare a fine marzo con un vertice con il leader cinese, per dare una spinta al rapporto e così allontanare l’assedio interno in cui si trova. Solo che questo rischia di essere molto pericoloso perché gli avversari di Trump potrebbero voler buttare l’acqua sporca insieme al bambino tradendo queste trattative con Nord Corea e Cina.

Opporsi a Trump vale davvero un gioco così pericoloso?

Questi risultati non sono per l’America, ma per Trump; quindi se ci si oppone a Trump ci si oppone a queste trattative e viceversa. Potrebbe essere tutto molto delicato. In questo caso è importante seguire Mike Pompeo, che è diventato davvero la stella polare di questa situazione e rappresenta la continuità dello Stato in tutta la vicenda.

(Marco Tedesco)



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