CAOS VENEZUELA/ Il riconoscimento a metà di Guaidó mostra i mali dell’Ue

- Fernando De Haro

La risposta alla crisi in Venezuela mostra la situazione in cui si trova l’Europa alle soglie di elezioni molto importanti per il suo futuro

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LaPresse

Il Nuovo Mondo torna a essere in questi giorni lo specchio in cui si riflette il Vecchio Mondo. La risposta alla crisi in Venezuela e la posizione di fronte a Juan Guaidó mostrano la situazione di un’Europa che si trova alle soglie di elezioni decisive. È molto probabile che se la “operazione Guaidó” fosse stata ritardata di qualche mese, con il nuovo Parlamento europeo già costituito, il sostegno ai venezuelani che si mobilitano per riconquistare la propria libertà non sarebbe stato così forte come quello ottenuto la scorsa settimana (439 voti favorevoli – quelli di popolari, socialisti e liberali – e 104 contrari). Antonio Tajani, presidente dell’Europarlamento, è stato chiaro a distanza di poche ore da quando gli eurodeputati hanno riconosciuto il Presidente ad interim, spiegando che ci sono paesi europei che non hanno il coraggio di difendere la democrazia. La mancanza di coraggio denunciata da Tajani, che ha causato il ritardo della Spagna e il no al riconoscimento di Guaidó da parte di Italia, Grecia e Austria, salvo sorprese, crescerà dopo le elezioni di maggio con l’aumento della rappresentazione dei populismi.

Alla Spagna è mancato il coraggio fino a ieri, perché il Governo di Sánchez, come in quasi tutto, non ha una rotta chiara. La mancanza di audacia italiana è più legata alle simpatie russe di Salvini o alla vicinanza di Di Maio al populismo di sinistra? La Russia ha interessi geostrategici e petroliferi per i quali la caduta di Maduro sarebbe un disastro. Nel caso della Grecia, l’amicizia con Putin e il populismo di Syriza non lasciano dubbi. In Austria la posizione filorussa è provocata dal populismo di destra del Partito della Libertà (ora al governo) e dalla dipendenza del gas che arriva da Mosca.

La mancanza di coraggio rivela la mancanza di un’evidenza democratica che considera naturale allearsi con il cavallo di Troia russo. Mancanza di chiarezza e coraggio che diventano risposta chiara alla domanda che Thomas Mann ha posto nel 1932 sulla natura dei valori classici europei: sono eterni e universali o invece temporanei e legati a un episodio della storia dell’umanità? Il caso del Venezuela mostra quanto sono/sono stati temporanei i valori classici europei.

È lo stesso ritratto che Houellebecq fa in “Sottomissione” attraverso il suo personaggio principale, François. Si è voluta vedere nel romanzo dello scrittore francese una denuncia delle pretese egemoniche di un islam europeo che finisce per distruggere quel che è proprio del Vecchio Continente. Si può senza dubbio leggere la storia in questa chiave, come la denuncia della ricomparsa di Dio, in questo caso Allah, che viene a porre fine alla libertà. Ma François è, soprattutto, vittima di se stesso. Il protagonista incarna l’europeo che, con un’ossessione ricorrente per l’autonomia personale, ha smesso di avere amici nell’università dove insegna, vive da solo e inizia ogni anno una relazione amorosa che termina con l’arrivo dell’estate. La sua esistenza diventa sempre più sordida e finisce accettando, senza gioia e senza tristezza, la conversione a una forma di religione che Houellebecq descrive come la rinuncia a una libertà trasformata in condanna. La cosa interessante in questo momento non è discutere se il vero Islam coincide con quello descritto nel romanzo, ma il valore dell’opera di Houellebecq nel mostrare, attraverso la finzione, che i valori classici europei hanno cessato di essere universali per gli stessi europei

La politica e la letteratura, la vita in atto, offrono una radiografia del momento. E questa drammatica istantanea rende evidente l’insufficienza di alcune soluzioni naif, che vogliono risolvere il problema con alcune regole (manuali da boyscout per tempi confusi) ispirate presumibilmente in epoca medievale. Dopo la reazione a ciò che accade in Venezuela e dopo aver letto Houellebecq è chiaro che le soluzioni basate su “famiglie forti, educazione morale, ordine sociale, idee chiare sul posto che si occupa nel mondo e volontà determinata a sopravvivere come cultura” sono assolutamente insufficienti. Non ci sono opzioni monastiche possibili per isolarsi dal tempo, che non è mai un avversario ma un alleato.

Rob Riemen (che ha scritto l’anno scorso “Para combatir esta era”) raccomanda di ricordare che essere europei significa anche dover lottare per una società umanistica in cui l’anima sia coltivata in modo tale che le persone possano maturare moralmente. Combattere per una società guidata dal desiderio di verità e giustizia. Riemen sottolinea che abbiamo un’anima e che questo ci consente di vedere l’assoluto, l’eterno, ciò che non è transitorio: la verità, la bellezza, l’amore, la giustizia. Ma anche l’invito formidabile del fondatore del Nexus Instituut, che denuncia il populismo come un ritorno del fascismo, resta un pio desiderio se non si indica un cammino, un metodo, perché gli europei coltivino l’anima, perché recuperino il coraggio di rivendicare la libertà per noi e per i venezuelani.

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