El Chapo, il Cartello di Sinaloa/ Il re messicano della droga a processo (Clandestino)

- Silvana Palazzo

El Chapo e il Cartello di Sinaloa a “Clandestino”, il ciclo di inchieste di David Beriain su Nove. Intanto il re messicano della droga è a processo

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El Chapo (Foto LaPresse)

Clandestino”, il ciclo di inchieste di David Beriain prosegue sul Nove con il Cartello di Sinaloa, di cui El Chapo è stato leader. Il report spagnolo vuole fare luce su una delle più pericolose organizzazioni criminali al mondo accedendo ad esempio a fonti esclusive e inedite. Tra l’altro in questi giorni è in corso a New York il processo a carico di Joaquin Guzman, meglio conosciuto come “El Chapo”. Da una testimonianza è emerso che il boss del narcotraffico messicano avrebbe drogato e violentato delle ragazze ripetutamente, anche giovani di appena 13 anni. Inoltre, considerava queste ragazzine come le sue “vitamine” per mantenersi giovane. Stando a quanto emerso dai documenti dell’accusa, più le vittime erano giovani più erano “vitamine” per El Chapo. Uno dei suoi ex segretari e per anni suo fornitore di cocaina, Alex Cifuentes, ha raccontato che Guzman ordinava di versare una polverina nelle bevande delle ragazze per stordirle e poi violentarle. Ed è stata tirata in ballo anche una donna, conosciuta come Comadre Maria, che sottoponeva periodicamente a El Chapo foto di ragazze selezionate appositamente per lui.

EL CHAPO, IL RE MESSICANO DELLA DROGA A PROCESSO

Comadre Maria, stando a quanto emerso dal processo, sarebbe stata anche intermediaria del presunto pagamento da 100 milioni di dollari da El Chapo all’ex presidente del Messico, Enrique Pena Nieto. Sono dettagli raccapriccianti su El Chapo che arrivano mentre la giuria si appresta a riunirsi per cominciare a deliberare al termine di un processo durato due mesi e mezzo. In questo processo El Chapo ha parlato una sola volta, solo per dire che non voleva testimoniare. «Mi hanno consigliato questo, e io sono d’accordo». La sua difesa ha provato a dipingere il suo partner nel Cartello di Sinaloa, Ismael “El Mayo” Zambada, come il vero capo, mentre El Chapo è stato dipinto come un esponente di basso livello. La pubblicazione dei documenti, che era finora rimasta segreta, è stata possibile grazie al ricorso del New York Times e di Vice, che durante tutto il processo si sono battuti contro la segretezza che ha coperto l’intera vicenda. Se dovesse essere giudicato colpevole, El Chapo potrebbe essere condannato all’ergastolo.

IL CARTELLO DI SINALOA

Il Cartello di Sinaloa gestisce un traffico di droga che negli ultimi anni ha cominciato a estendersi anche in Europa. Alla fine degli anni ’80 la Dea americana credeva che fosse la più grande organizzazione trafficante in droga operante in Messico. Per la United States Intelligence Community il Cartello di Sinaloa è l’organizzazione più forte al mondo nel traffico di droga anche per il suo giro di affari, visto che si estende in tutti i continenti. El Chapo in un quarto di secolo è riuscito a scalare le vette del comando, passando dall’essere un operatore della droga a leader del cartello e più grande narcoboss del mondo, come si è definito lui stesso in un’intervista rilasciata al premio Oscar Sean Penn. Un’intervista che gli è costata cara, perché seguendo i movimenti e le comunicazioni dell’attore, la Marina Militare è riuscita ad arrestare El Chapo l’8 gennaio 2016, per poi estradarlo negli Stati Uniti un anno dopo. Durante tutta la sua ascesa criminale, El Chapo ha avuto l’appoggio delle autorità messicane, che ha corrotto a suon di milioni di dollari. Ma ora la musica sembra essere cambiata…

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