Venezuela, nuovo blackout a Caracas/ Aperto corridoio umanitario con la Colombia

- Davide Giancristofaro Alberti

In Venezuela continua il blackout: Rubio “80 bambini morti negli ospedali”, è strage? Arriva la smentita, Maduro si mostra tranquillo

Guaido in Venezuela
Juan Guaidó, presidente Assemblea Venezuela (LaPresse, 2019)

Nuovo blackout a Caracas dopo l’esplosione di un trasformatore elettrico a Baruta, nella periferia, distrutto totalmente dalle fiamme, con l’incidente che ha portato a una nuova interruzione dell’erogazione elettrica in diversi punti della zona metropolitana della capitale venezuelana. Come riportato dai media locali, l’esplosione è avvenuta intorno alla mezzanotte (le 5 di lunedì in Italia) apparentemente a causa di un surriscaldamento dei circuiti dopo il ristabilimento della corrente. Nel frattempo, come riferisce il canale News progovernativo Telesur, è stato aperto un “corridoio umanitario” sulla frontiera con la Colombia, su decisione dell’esecutivo Maduro, che aveva deciso inizialmente di chiuderlo dopo gli scontri del 23 febbraio scorso. Riprende così l’ingresso degli aiuti umanitari internazionali, in modo di permettere il passaggio di malati e scolari che devono spostarsi nel paese vicino. Telesur ha pubblicato immagini di allievi in divisa e di una signora in sedie a rotelle che attraversano i ponti sul fiume Tachira che separano il Venezuela dalla Colombia. (agg. di Dario D’angelo)

80 BAMBINI MORTI

Il tweet del senatore repubblicano americano Marco Rubio in merito alla morte di 80 bambini in un ospedale di Maracaibo a causa del blackout che da tre giorni sta mettendo in ginocchio in Venezuela, ha lasciato senza parole. La notizia, però, come riferisce SkyTg24 incontra ora la smentita di Dianela Parra, presidente del Collegio di medici dello Stato di Zulia. Secondo José Manuel Olivares, deputato oppositore e medico, sono 21 finora i decessi segnalati in varie regioni del Paese, mentre non è noto il numero dei neonati. Al di là dei numeri è tuttavia innegabile il fatto che il Paese sia ormai in ginocchio anche economicamente. Eppure, l’insostenibile situazione non sembra preoccupare poi tanto Nicolas Maduro ed i suoi che proseguono con i loro tweet rassicuranti. Il ministro della Comunicazione, Jorge Rodriguez, ha scritto: “Il governo bolivariano ha deciso di sospendere le lezioni e le attività lavorative lunedì 11 marzo per sconfiggere, con la forza della verità e della vita il brutale attacco terroristico contro il popolo. Insieme vinceremo”. Poco dopo è giunto il tweet di Maduro corredato da un video che lo immortala tranquillo mentre invita alla calma: “Continuiamo a lavorare per recuperare il sistema elettrico nazionale”, ha scritto, assicurando che “la macabra strategia di portarci ad uno scontro fallirà. Vinceremo!”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

“CATASTROFE SENZA PRECEDENTI”

Una vera e propria strage, quella che si starebbe verificando in Venezuela, a 72 ore dall’inizio del più grande blackout della storia. Il Paese risulta essere totalmente bloccato e in ginocchio con le provviste che scarseggiano e lo stop dei mezzi di trasporto. Ad accendere però i riflettori sulla situazione che sembra essere diventata sempre più drammatica, ci ha pensato il senatore repubblicano Usa, Marco Rubio, che intervenendo su Twitter ha rivelato la morte di ottanta bambini in uno degli ospedali del Venezuela paralizzati dal blackout: “Secondo alcune informazioni almeno 80 sono i morti nel reparto neonatale dell’ospedale universitario di Maracaibo, Zulia, da quando è iniziato il blackout giovedì”, ha twittato Rubio, citando a sua volta la notizia della tv locale VPItv. Lo stesso ha quindi aggiunto: “Se ingenti aiuti non saranno consegnati presto, il timore è che ci sarà una catastrofe senza precedenti”. Un timore che trova d’accordo Guaidò il quale ha deciso di chiedere al Parlamento di dichiarare lo Stato di emergenza nazionale. Intanto il blackout continua a lasciare al buio 16 stati del Venezuela mentre altri sei hanno l’energia elettrica ma solo parzialmente. Il governo Maduro, come spiega Repubblica.it, ha annunciato l’intenzione di chiudere scuole e uffici. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

MADURO “SABOTAGGIO DEGLI USA”

Alta tensione in Venezuela dove da quattro giorni a questa parte non vi è corrente. Un blackout pressoché totale sta paralizzando la nazione dell’America latina, già falcidiata dalle tensioni politiche delle ultime settimane. Juan Guaidò punta il dito contro il dittatore Maduro, attuale presidente in carica, ma quest’ultimo a sua volta accusa gli Stati uniti di sabotaggio. Parlando davanti a migliaia di persone in piazza a Caracas, ricomparendo in pubblico dopo tre giorni di silenzio, il dittatore si è rivolto allo storico nemico americano sottolineando, al termine della Marcia Antimperialista Bolivariana, come si tratti «del’attacco elettrico più grande nella storia dell’America Latina». La sensazione è che Maduro stia “tirando un po’ troppo la corda”, come si suol dire in questi casi, stuzzicando a ripetizione il governo degli Stati Uniti. Non va dimenticato che l’intervento militare americano è una delle opzioni possibili per risolvere la crisi venezuelana, e l’unico a perdere sarebbe proprio lo stesso presidente. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

VENEZUELA, QUARTO GIORNO DI BLACKOUT: 15 LE VITTIME

Quarto giorno di blackout in Venezuela e i morti aumentano. Ad oggi, dopo che il paese dell’America latina è rimasto senza luce e corrente per ben 96 ore, sono 15 le persone decedute, tutti pazienti ricoverati nelle strutture ospedaliere nazionali, che necessitavano di interventi che senza corrente non si potevano effettuare. Tutte le vittime erano pazienti in dialisi con insufficienze renali gravi, come riferito da diverse fonti di un ONG: «Tra ieri e oggi, ci sono stati 15 decessi per mancanza di dialisi – il commento allarmante di Francisco Valencia, direttore del gruppo per i diritti della salute di Codevida – la situazione delle persone con insufficienza renale è molto difficile, critica, stiamo parlando del 95% delle unità di dialisi, e oggi probabilmente si raggiungerà il 100%, che sono paralizzate a causa dell’interruzione di corrente». In Venezuela vi sono più di 10mila pazienti che necessitano di dialisi, che a questo punto sono in serio pericolo se la corrente non dovesse tornare il prima possibile.

BLACKOUT IN VENEZUELA: 15 MORTI

Una situazione insostenibile a cui il popolo venezuelano ha risposto con nuove manifestazioni e nuovi cortei convocati da Juan Guaidò, il leader dell’assemblea nazionale auto-proclamatosi presidente per destituire il dittatore Maduro. «Pensano di spaventarci oggi – le parole dello stesso politico attraverso il proprio profilo Twitter – ma avranno una sorpresa dal popolo e dalla piazza. Pretendono di prenderci per stanchezza, ma non hanno alcuna chance di contenere un popolo che è determinato a ottenere la fine dell’usurpazione. E oggi lo faremo vedere per strada. Attenti”, conclude». Manifestazioni o meno, il Venezuela necessita il prima possibile di energia elettrica e sono molti quelli convinti che dietro il blackout a livello nazionale vi sia la mano di Maduro, che starebbe cercando in questo modo di isolare i “protestanti”, portandoli allo stremo. Una mossa vile che segue il blocco degli aiuti umanitari inviati da Stati Uniti e Unione Europea, alle frontiere con i paesi confinanti. Una situazione che sta divenendo insostenibile e che potrebbe sfociare ben presto in un intervento armato.

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