Perdono antidoto contro odio/ Killer delle Moschee gli uccide moglie “nessun rancore”

- Paolo Vites

Un uomo paralitico è sfuggito alla strage delle moschee in Nuova Zelanda ma ha perso la moglie, nonostante questo ha perdonato l’assassino

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Omaggio alle vittime di Christchurch in Nuova Zelanda (LaPresse)

“Non lo odio, è un essere umano, un mio fratello”. Parole difficili da dire dopo che un pazzo ti ha ucciso la moglie e anche tu hai rischiato di morire. Eppure sono le parole che ha detto un sopravvissuto alla strage delle moschee in Nuova Zelanda, Farid Ahmed che in quella strage ha perso la moglie. Siccome Ahmed è paralitico, è riuscito a scappare facendo forza sulle ruote della sua sedia mentre la moglie è stata raggiunta dai proiettili di Brenton Tarrant mentre aiutava donne e bambini a mettersi in salvo. Mi è stato chiesto cosa provo per quella persona, ha detto parlando al giornale New Zealand Herald, ho risposta che gli voglio bene perché è un essere umano, un mio fratello. Parole di perdono che difficilmente si sentono in casi analoghi. Ha aggiunto che ha provato a pensare in che condizioni fosse l’assassino: “Magari stava male, magari gli era successo qualcosa…  ma il punto fermo è che lui è un mio fratello. L’ho perdonato e sono certo che mia moglie se fosse ancora viva farebbe lo stesso”.

IL PERDONO

Hunan Ahmed, la moglie di 44 anni, stava aiutando la gente a uscire da una porta secondaria quando è morta, un gesto che la dice lunga del concetto di aiuto per il prossimo che aveva questa coppia. Dopo aver messo in salvo le persone che aveva potuto, era tornata indietro per portare fuori il marito, ma è stato in quel momento che una pallottola l’ha raggiunta. L’uomo intanto era già uscito da solo e si era nascosto dietro la sua macchina, mentre vedeva i fedeli rompere un vetro della moschea per fuggire saltando fuori. Dopo che il terrorista è fuggito, Ahmed è tornato nella moschea sulla sua sedia a rotelle per cercare di aiutare le persone colpite, ma non ha potuto superare la pila di corpi morti che si trovava all’interno. Nonostante tutto questo orrore, ha detto che vorrebbe poter abbracciare l’assassino: “Stavo piangendo quando improvvisamente ho sentito il bisogno di abbracciarlo, la gente potrà dire che sono un pazzo, ma non sto fingendo, se mi fosse data una opportunità lo abbraccerei”. Perché solo così si può fermare la catena d’odio che un gesto del genere mette in moto. Una testimonianza straordinaria da parte di una di quelle persone, un musulmano, che in molti definiscono il vero pericolo per la società.



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