ANTISEMITISMO IN FRANCIA/ Quello nuovo è islamista e piace(va) alla “gauche”

- Augusto Lodolini

La notte scorsa è stata profanata con una svastica la stele commemorativa dell’antica sinagoga nel centro di Strasburgo

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Il filosofo francese Alain Finkielkraut (LaPresse)

La notte scorsa è stata profanata con una svastica la stele commemorativa dell’antica sinagoga nel centro di Strasburgo; una rivendicazione di antisemitismo che giunge a poca distanza dal blitz compiuto nel cimitero ebraico della medesima città.

L’allarme sulla ripresa dell’antisemitismo in Europa è stato riacceso, come è noto, dagli insulti di un “gilet giallo” al filosofo ebreo Alain Finkielkraut durante l’ennesima manifestazione di protesta il 16 febbraio scorso a Parigi.

Conviene spendere qualche parola, oltre le analisi che hanno segnato l’episodio in prima battuta, per non associare frettolosamente questa ripresa del fenomeno a schemi interpretativi consolidati e, perciò, prevedibili e scontati.

Nei primi commenti l’aggressione al filosofo è stata collegata ad elementi di estrema destra presenti tra i gilets jaunes. La persona poi arrestata si è rivelata essere un convertito all’islam, pare vicino ad ambienti salafiti, e ciò ha portato a una revisione dei giudizi iniziali.

Finkielkraut era stato inizialmente simpatetico con le proteste dei “giubbetti gialli”, ma aveva in seguito preso le distanze e la sua presenza alla manifestazione in Montparnasse era dovuta a una sua curiosità per come il movimento si stava evolvendo.

Alcuni commentatori hanno collegato l’aggressione alle recenti prese di posizione del filosofo contro l’estremismo islamista, cioè una rappresaglia. In effetti, nello scorso aprile Finkielkraut aveva firmato, insieme a altri circa 300 esponenti del mondo politico e culturale francese, un manifesto intitolato “Contre le nouvel antisémitisme”. Il “nuovo antisemitismo” di cui parla il manifesto è quello di origine islamista, che tende invece ad essere negato da una parte delle élite francesi in quanto ridotto a espressione di rivolta sociale. La conseguenza è che “…al vecchio antisemitismo dell’estrema destra si aggiunge l’antisemitismo di una parte della sinistra radicale, che ha trovato nell’antisemitismo l’alibi per trasformare i carnefici degli ebrei in vittime della società. Perché la meschinità elettorale calcola il voto musulmano dieci volte superiore a quello ebreo”. Non c’è da stupirsi che il manifesto non sia stato bene accolto a sinistra.

Viene citato poi l’assassinio, avvenuto nel precedente marzo, di Mireille Knoll, una signora ebrea di 85 anni pugnalata a morte e poi bruciata nel suo appartamento a Parigi, nello stesso quartiere in cui l’anno prima era stata uccisa un’altra ebrea. Il manifesto segnala la presenza alla marcia in sua memoria di alcuni imam, “coscienti che l’antisemitismo musulmano è la più grande minaccia che pesa sull’islam del XXI secolo e sul mondo di pace e libertà in cui hanno deciso di vivere. Essi sono, per la maggior parte, sotto protezione della polizia e ciò la dice lunga sul terrore che gli islamisti fanno regnare sui musulmani di Francia”. Ne consegue la richiesta che “i versetti del Corano che invitano all’assassinio e alla punizione degli ebrei, dei cristiani e dei non credenti siano dichiarati obsoleti da parte delle autorità teologiche, come lo furono le incoerenze della Bibbia e l’antisemitismo cattolico con il Vaticano II, cosicché nessun credente possa avvalersi di un testo sacro per commettere un crimine”.

E’ questa una preoccupazione molto presente a Alain Finkielkraut che, in una intervista a Times of Israel, successiva alla firma del citato manifesto, dichiarava: “Sono estremamente preoccupato, tanto per gli ebrei francesi quanto per il futuro della Francia. L’antisemitismo che stiamo sperimentando ora in Francia è il peggiore che abbia mai visto nella mia vita e sono convinto che andrà sempre peggio”. E, aggiunge, lui e i suoi correligionari possono sempre emigrare in Israele, a differenza degli altri francesi non ebrei: non a caso, Finkielkraut è sotto attacco non solo come ebreo, ma anche come filosionista e sostenitore di Israele.

Il caso del filosofo francese non è l’unico che pone problemi alla sinistra circa l’antisemitismo, come dimostra quanto sta succedendo nel Partito Laburista britannico. Qui, alla fine del febbraio di quest’anno, sette parlamentari hanno lasciato il partito per fondare un Gruppo Indipendente, ponendo tra le ragioni dell’uscita anche un certo antisemitismo percolante nel partito e la “debolezza” della leadership nell’ostacolarlo. Anche in questo caso, antisemitismo e antisionismo vanno di pari passo e sotto accusa viene posto anche il potere, considerato troppo invadente, della grande finanza ebraica.

Per concludere, vale forse la pena di notare che se antisemitismo e islamofobia tengono banco sui media occidentali, a livello mondiale la religione più massicciamente e sanguinosamente perseguitata rimane quella cristiana.

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