ELEZIONI UCRAINA/ Corruzione, alleanze, Chiesa: tutte le incognite del voto

- Carl Larky

Dalla campagna elettorale per le presidenziali in Ucraina emerge una strada ancora lunga per un reale cambiamento del Paese

ucraina_presidente_porosenkoR439
Petr Porosenko, il presidente uscente dell'Ucraina (Infophoto)

Alle elezioni presidenziali che si tengono oggi in Ucraina si presenta un numero eccezionalmente elevato di candidati, ben 39, che fa ritenere inevitabile il rinvio al secondo turno per il ballottaggio, previsto per il 21 aprile. Il grande numero di candidati può far pensare, almeno in parte, a candidature di comodo per togliere voti a qualche concorrente, ma rende comunque improbabile che qualcuno possa ottenere il 50% più uno dei voti al primo turno.

Secondo i sondaggi finora svolti, tre sono i candidati in corsa per il ballottaggio, di cui due da tempo protagonisti sulla scena politica: il presidente uscente Petro Poroshenko e la protagonista della “Rivoluzione arancione” del 2004 e per due volte primo ministro, Yulia Timoshenko. Il terzo è pure un protagonista, non della politica ma della televisione: Volodymyr Zelensky, un attore televisivo, un comico viene definito, molto noto per il ruolo di presidente dell’Ucraina in una fiction televisiva di qualche anno fa intitolata “Servitore del popolo”. Al momento, Zelensky è in testa ai sondaggi, fatto attribuito all’insoddisfazione di buona parte dell’elettorato verso la classe politica e alla conseguente ricerca di “volti nuovi”.

La campagna elettorale è centrata sulla politica interna, in quanto tutti e tre i principali candidati sono in favore dell’Occidente e della partecipazione dell’Ucraina all’Ue e alla Nato. La situazione economica del Paese continua a rimanere estremamente fragile e dipendente dagli aiuti degli enti internazionali, in primo luogo del Fondo monetario internazionale. I finanziamenti sono stati elargiti con la precisa richiesta di profonde riforme strutturali, che finora hanno stentato a decollare, con il rischio di pesanti interventi da parte dell’Fmi. Inoltre, se da un lato sono importanti per l’Ucraina gli aiuti che provengono da Ue e Stati Uniti, quest’ultimi anche sul versante militare, dall’altro l’economia ucraina è ancora in buona parte dipendente dalla Russia.

Uno dei principali problemi rimane la estesa corruzione, contro cui Poroshenko non è riuscito a fare molto e che è sempre più un fattore che pesa negativamente sia sul popolo ucraino che sul giudizio degli investitori dall’estero. Un fattore che sta condizionando anche l’attuale campagna e che riguarda tutti i principali candidati, come risulta da un articolo di Bloomberg. Così, il ministero degli Interni ha aperto un’inchiesta su possibili soldi dati ad elettori, si parla dell’equivalente di 40 dollari, perché votino per Poroshenko. Per converso, i Servizi di sicurezza, noti come Sbu, stanno indagando sullo stesso possibile reato, ma questa volta a carico della Timoshenko, che è anche sospettata di aver ricevuto finanziamenti da un parlamentare fuggito all’Ovest per sfuggire a una condanna per frode. Si parla anche di microspie poste negli uffici di Zelensky.

Poroshenko è risalito nei sondaggi grazie a un atteggiamento forte nei confronti della Russia, per esempio in occasione del sequestro delle navi nel Mar d’Azov, e con il richiamo al nazionalismo ucraino focalizzato sulla sua triade “esercito, lingua, fede”. Su questa linea va letta la sua azione in favore del riconoscimento da parte del Patriarca di Costantinopoli della autocefalia della Chiesa Ortodossa Ucraina, con lo scisma dal Patriarcato di Mosca. La sua immagine è però danneggiata dal fatto che il suo nome è apparso sui Panama Papers, ricordando a tutti che Poroshenko è pur sempre anche un oligarca milionario, e dallo scandalo finanziario della Ukroboronprom, un’azienda statale operante nel settore della difesa, che ha coinvolto uno dei suoi più vicini collaboratori.

In questo scenario, Zelensky sembrerebbe decisamente favorito in quanto non appartenente all’oligarchia, cui anche la Timoshenko partecipa, ma è a sua volta sospettato di collusione con Ihor Kolomoiskyi, l’oligarca miliardario proprietario del canale televisivo per cui l’attore-candidato lavora.

Non c’è da stupirsi, quindi, se la maggior parte degli osservatori non esprime previsioni sul risultato finale delle elezioni, pur presentandosi come più probabili due estremi: la conferma del “già sperimentato”, anche se con poveri risultati, cioè Poroshenko, o il “nuovo”, ma con i rischi dell’inesperienza politica e di un programma solo abbozzato, cioè Zelensky. I sondaggi dicono che la stragrande maggioranza degli ucraini ha intenzione di votare. Vedremo presto come.

© RIPRODUZIONE RISERVATA