TERZA GUERRA MONDIALE/ Erdogan fa affari con Putin ma sottovaluta la mossa di Trump

- int. Giuseppe Morabito

Erdogan mostra la sua vera ambiguità politica comprando missili dalla Russia. Una opportunità per Putin, molto meno per Trump

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Recep Tayyip Erdogan (foto da Twitter)

La decisione da parte della Turchia di comprare dalla Russia il sistema missilistico S-400, quello più avanzato e moderno, non poteva non far saltare la mosca al naso a Trump. La Turchia fa parte della Nato, comprare armi da un paese come la Russia espone tutta l’Alleanza al rischio che Mosca possa ottenere informazioni preziose sui sistemi Nato, come ci ha spiegato il generale Giuseppe Morabito. Erdogan è però da tempo che fa il doppio gioco: “Ha stretto accordi in Siria con i maggiori nemici degli Usa, Iran e Russia, minaccia gli alleati curdi degli Stati Uniti. Tutto questo per imporsi, come cerca di fare Erdogan da tempo, come paese musulmano leader del Medio Oriente, il sogno di un califfato turco in grado di mettere in secondo piano l’Arabia Saudita”.

Per un paese membro della Nato comprare armi dalla Russia si può definire un tradimento? A quale gioco sta giocando Erdogan?

La Turchia da tempo è oramai a margine della Nato perché conduce una sorta di doppio gioco con la Russia. Il tutto per avere dei vantaggi importanti nei confronti dei curdi una volta che si condurrà il negoziato di pace sulla Siria. La decisione di comprare i missili russi è molto grave, perché la Turchia fa parte di quel gruppo di nazioni che, come l’Italia, stanno  acquisendo  i velivoli F-35 di progettazione americana. Un sistema missilistico russo e uno aereo con tecnologia Usa non possono coesistere, le due cose si escludono.

In che senso?

Il sistema degli S-400 ha ovviamente bisogno costantemente di tecnici russi sul posto, sia per la manutenzione sia per l’addestramento dei turchi. Usando un sistema di produzione russa, inevitabilmente si creerebbero situazioni in cui i russi stessi potranno acquisire preziose informazioni sulle tecnologie in uso nel sistema di comando e controllo della Nato. Ovviamente Erdogan dirà che i due sistemi saranno utilizzati “separatamente” e non interagiranno, ma ormai a Erdogan nessun analista dotato di un minimo di ragione crede più.

A questo punto, che senso ha che la Turchia rimanga ancora nella Nato?

La Turchia è entrata nella Nato durante la Guerra fredda perché  aveva un ruolo importante sul fianco sud dell’ Alleanza per contrastare il Patto di Varsavia. E’ entrata nello stesso giorno in cui è entrata  la Grecia, in quanto i due paesi erano sempre sul punto di farsi la guerra. Divenendo membri allo stesso tempo, questo pericolo venne scongiurato. In questa contingenza è irragionevole ipotizzare che la Turchia chieda di uscire dalla Nato, e ad oggi nessuno Stato membro chiederà di “cacciarla”. La Turchia come membro Nato, non più Stato democratico che rispetta i diritti umani, è un alleato scomodo ma almeno avendola “dentro”  si riuscirà, in qualche forma, a controllarla. Fuori della Nato diventerebbe una scheggia impazzita e infine va tenuto conto che Erdogan ha l’esercito numericamente più numeroso della Nato, secondo solo numericamente a quello americano.

Per questo Erdogan fa il doppio gioco con la Russia?

Erdogan mira alla leadership islamica del Medio Oriente, i problemi che può creare nell’area mediorientale sono maggiori di quelli che adesso si configurano nell’area della Palestina o del Siraq. La Turchia non rispetta le disposizioni Onu in Siria,  anche essendo membro della Nato, ma può chiedere l’aiuto militare nel caso qualcuno la attacchi in base all’Articolo 5 del Trattato Atlantico. Grave che allo stesso tempo Ankara continui ad agire in tacita alleanza con la Russia.

Trump però non sta rimanendo a guardare, sta facendo passi molto concreti.

Trump, per dare un segnale alla Turchia, ha deciso di schierare i missili Thaad in Israele. Questo sistema missilistico ha qualità e performance superiori agli S-400, ma sono missili che, al momento, solo gli americani possono utilizzare e dunque si tratta di un escamotage, un rischieramento temporaneo sotto forma di esercitazione a favore dell’alleato storico nel Medio Oriente. Allo stesso tempo l’ amministrazione Usa ha minacciato Ankara di sospenderla  dall’accordo “United States Duty Free” che consente rapporti commerciali privilegiati con gli Stati Uniti. Per la Turchia questo significa un colpo molto duro all’economia, in quanto il 17% del suo export va verso gli Usa stessi. Sarebbe un tracollo importante  all’economia turca che è già in crisi e provoca proteste interne al paese.

Erdogan gioca col fuoco nel suo sogno di califfato islamico?

Non si capisce se il gioco che sta facendo valga la candela. A mio parere il “neo ottomanismo” non pagherà.  I russi non danno certamente gratis i propri missili, e se Trump “colpisce” Ankara con le sanzioni minacciate, i turchi come li pagheranno? Oppure Mosca farà un importante “sconto” accontentandosi del fatto di poter “inoculare in virus S400” nel sistema di commando e controllo della difesa aerea dell’Alleanza? Come si dice a Roma : “A pensar male si fa peccato, ma qualche volta ci si azzecca!”

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