CAOS LIBIA/ La notizia che spiega cosa accade oltre il Mediterraneo (e nell’Ue)

- Paolo Annoni

Secondo quanto riporta Reuters, mercoledì la Francia ha bloccato un’iniziativa dell’Unione europea per fermare le ostilità in Libia

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Khalifa Haftar (LaPresse)

Secondo il racconto di Reuters, mercoledì la Francia ha bloccato una dichiarazione comune dell’Unione europea in cui si chiedeva ad Haftar la fine temporanea delle ostilità in Libia; la stessa agenzia non si tratteneva dal notare come questo fosse solo “l’ultimo esempio di come le divisioni interne del blocco abbiamo minato la sua influenza globale”. Cosa sia stata la guerra in Libia lo abbiamo appreso da tanti fonti diverse incluso quanto pubblicato da wikileaks sugli interessi energetici francesi in Libia che potevano svilupparsi solo a danno dell’Italia. È stata una guerra fortemente voluta dal partner francese nel periodo di maggiore fragilità dell’Italia a causa di una speculazione che solo la Bce, un’istituzione “controllata” dalla Francia molto più che dall’Italia, poteva fermare.

Ricordiamo che la speculazione del 2011 è finita a giugno del 2012 solo con l’intervento della Bce e non un secondo prima nonostante un’austerity che ha distrutto l’economia italiana e fatto salire il debito su Pil di dieci punti in un anno L’episodio di mercoledì con la Francia che, secondo Reuters, “ha dato assistenza militare negli anni passati ad Haftar” e che poi interviene per bloccare la dichiarazione comune europea è la prova finale per chiunque fosse rimasto ancora con qualche dubbio su cosa sia successo e stia succedendo in Libia.

Le ambizioni dell’Unione europea di competere con Stati Uniti e Cina si scontrano con questi episodi che sono evidentemente incompatibili con certe narrazioni sul ruolo dell’Ue nel mondo. Sono questi episodi che certificano agli occhi degli osservatori esterni il fallimento di un certo progetto europeo; rispetto a quanto si era dichiarato e in un certo senso promesso, il percorso dell’Unione europea si è già concluso negativamente. Questa struttura, l’Ue, non è attrezzata per rispondere alle sfide di oggi, per esempio in Libia, così come non era adatta a rispondere a quelle nate dopo la crisi di Lehman a cui l’Unione europea, in quanto tale, non è stata in grado di rispondere aprendo una fase che nei fatti l’ha dilaniata all’interno. Il super-Stato europeo oggi non è osteggiato da qualche sovranista ignorante e illetterato, ma innanzitutto da Francia o Germania che, al massimo, lo vogliono solo nella misura in cui coincide con i propri interessi particolari. Soprattutto rimane sul tavolo la questione di una struttura, con la sua moneta e le sue regole, con troppe contraddizioni irrisolte per poter rispondere efficacemente alle sfide attuali. Gli episodi come quello libico dimostrano che il tempo non si può sprecare e amplificano quelle contraddizioni rendendo le fratture interne ancora più profonde.

Di fronte a questi episodi ci si dovrebbe onestamente chiedere se in Europa non ci sia bisogno di una profonda riflessione sui fondamenti dell’attuale Ue; dalla sua moneta con le sue regole che oggi impedisce flessibilità dalla Finlandia alla Grecia fino al “sogno” del super-Stato su cui insistere ideologicamente espone, come minimo, al ridicolo di mercoledì in cui non si riesce a esprimere una posizione comune nemmeno su una guerra appena fuori dalla porta di casa. Ostinarsi su un progetto che oggettivamente non è riuscito e che non ha mai risolto i suoi difetti “genetici”, perché sono gli stati europei a non volerlo, non fa il bene dell’Europa e degli europei, ma in compenso produce “sovranismi”, squilibri e tensioni sempre più difficili da controllare.

Chi vuole il bene dell’Europa oggi deve avere il coraggio di uscire da schemi che la stanno distruggendo in un’ideologia che non riesce più a leggere nemmeno fatti evidenti. Se queste contraddizioni non le risolvono gli europei attivamente con il coraggio di abbandonare progetti morti senza preclusioni saranno gli altri a presentare il conto.

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