CAOS LIBIA/ Luttwak: Haftar è destinato a fallire, solo l’Italia può pacificarla

- int. Edward Luttwak

Per Edward Luttwak, consulente di diverse amministrazioni Usa, solo l’Italia può pacificare la Libia ma può farlo solo sul campo

Guerra in Libia
Lapresse

In Libia si combatte a ridosso di Tripoli, eppure lo slancio iniziale di Haftar segna un battuta d’arresto. Intanto l’Italia sta intensificando al massimo la sua azione diplomatica, nel tentativo di fermare lo scontro e scongiurare una crisi umanitaria: Conte si è visto ieri con il vicepremier del Qatar, mentre oggi incontrerà Ahmed Maitig, leader di Misurata e numero due di Serraj.

Per Edward Luttwak, esperto di politica internazionale e consulente di diverse amministrazioni Usa, solo l’Italia può pacificare la Libia e può farlo solo sul campo. “La Libia – dice Luttwak al Sussidiario – è fatta di gruppi con una propria identità etnica e ormai anche politica. Questi gruppi sono associati al nome di varie città di cui Tripoli, Misurata e Bengasi sono solo le principali. In realtà nessun libico oggi è in grado di unificare la Libia”.

Haftar è convinto di poterlo fare.

Per ora tutti i tentativi interni, siano essi condotti da Haftar o Serraj, sono destinati a fallire. I sauditi possono finanziare qualcuno che può armare rapidamente un gruppo più o meno grande, inquadrarlo ed espandere la sua influenza, ma senza riuscire ad arrivare in fondo.

Chi può unire il paese?

Può farlo solo un intervento esterno. Ma non un intervento diplomatico, che non basterebbe. E poi non si può unire senza pacificare.

Cosa ci vuole?

I soldati sul terreno. Non dovrebbero combattere con nessuno perché non ce ne sarebbe bisogno. Sarebbero solo pedine sulla scacchiera, avrebbero un effetto deterrente. È quello che l’Italia sta facendo con successo all’ospedale di Misurata e a Tripoli.

Cosa dovrebbe fare il nostro paese?

Servono molte più forze. L’Italia dovrebbe ritirare i contingenti schierati in Afghanistan e Kosovo e mandarli in Libia. Per esempio all’aeroporto di Tripoli e a protezione dei giacimenti.

Perché l’Italia?

Perché la Libia è un’invenzione italiana. L’Italia sa cos’è la Libia meglio di qualunque altro paese. Non dovrebbero combattere; d’altra parte nessuno li attaccherebbe. Porrebbero le basi della stabilizzazione.

Soprattutto la Francia sarebbe felicissima di collaborare…

La politica francese è fallimentare. L’unica cosa in cui riesce bene la Francia è fomentare intrighi o negoziare di nascosto con questo o con quello. Ma alla fine tradisce gli alleati, che se ne ricordano, com’è successo in Iraq. Sicuramente Parigi ha un’ambizione non commisurata ai propri mezzi.

E in Libia?

Macron in Libia non si sta comportando seriamente, sta solo giocando. È l’Italia che deve intervenire. In che modo, l’ho detto. Roma deve stabilizzare il territorio e fermare i flussi di immigrati, evitando perdite di tempo, come affidare compiti politico-umanitari alla Comunità di sant’Egidio o altro.

A proposito di passi falsi. Conte sta facendo di tutto per ricucire con gli Stati Uniti dopo la firma del memorandum con la Cina. I rapporti si sono interrotti?

Interrotti no, però la firma è stato un episodio che ha oscurato il prestigio dell’Italia. Di Maio, invece di affidarsi a italiani importanti che sono a Pechino da anni e conoscono la Cina, si è messo nelle mani di una figura triste, di nessun valore e senza alcun ruolo significativo, che a Pechino ha solo vivacchiato.

Sta parlando di Geraci?

Non conosco il nome, però il profilo è quello che le ho detto.

Sulla Via della Seta la Lega ha fatto un passo indietro.

Per Salvini la firma di One Belt One Road non è stata sufficiente per ritirare l’appoggio al governo e così l’Italia ha firmato un’intesa scadente, neanche fosse la Bulgaria. Gli altri paesi europei fanno affari con la Cina da tempo, ma si sono tenuti fuori da un’avventura simile. 

Il rapporto con Trump è recuperabile?

Gli hanno spiegato in due minuti che il governo italiano ha due teste, di cui una del tutto inadeguata.

L’Itali però non può agire in Libia senza concordare le sue mosse con l’amministrazione americana.

Sì ma non è più il tempo del chiacchiericcio diplomatico, né serve alcun sostegno formale. Semmai appoggio logistico. E questo sarebbe disponibile automaticamente, basta che i capi di stato maggiore italiani alzino il telefono con i colleghi americani. In Libia ora bisogna agire.

Non ci vorrebbe la copertura dell’Onu?

No, l’Onu serve solo ad avallare decisioni stupide quando non si sa cosa fare, oppure a legittimare massacri, come il genocidio in Rwanda.

(Federico Ferraù)

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